Campania / Analisi Bes 2015 dell’Istat. La nostra Regione è quella che presenta la maggior probabilità di morire di tumore: 10 persone su 10.000 che hanno un’eta compresa tra i 24 e i 64 anni muoiono per un tumore. TUTTI I DATI.
E’ un quadro della Campania preoccupante quello che viene fuori dall’analisi Bes 2015 dell’Istat.
La nostra Regione è quella che presenta la maggior probabilità di morire di tumore: 10 persone su 10.000 che hanno un’eta compresa tra i 24 e i 64 anni muoiono per un tumore. Dati che influiscono anche sulla longevità: in Campania l’aspettativa di vita, di 80,5 anni, è la più bassa d’Italia. L’Istat ha presentato la terza edizione del “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes 2015) ”. Il Rapporto non è solo un prodotto editoriale ma una linea di ricerca, un processo che assume come punto di partenza la multidimensionalità del benessere e, attraverso l’analisi di un ampio numero di indicatori, descrive l’insieme degli aspetti che concorrono alla qualità della vita dei cittadini. Nel costruire con il Cnel questo progetto si è scelto di condividere le decisioni con esperti, ampi settori della società civile e consultando direttamente i cittadini. Fin dal suo concepimento nel 2010, la forza del Bes sta proprio nel suo carattere di condivisione e nella capacità di creare una relazione diretta fra produzione di dati e scelte rilevanti per il futuro del Paese. L’Italia ha un livello di speranza di vita tra i più elevati in Europa – al primo posto con 80,3 anni per gli uomini e al terzo per le donne con 85,2 – e la longevità continua ad aumentare. La mortalità infantile scende ancora – siamo a 30 decessi ogni 10mila nati vivi – come pure la mortalità per incidenti da mezzi di trasporto dei giovani – 0,8 vittime ogni 10mila residenti – e quella per tumori maligni tra gli adulti (8,9 decessi per 10mila residenti). Sono invece in crescita le differenze territoriali, con il Mezzogiorno che vede aumentare, anche per effetto della crisi, il proprio svantaggio nella speranza di vita (81,5 anni per il Mezzogiorno contro 82,5 anni per il Nord), nella qualità della vita (55,4 anni di speranza di vita in buona salute per il Mezzogiorno contro 60 anni per il Nord), nella mortalità infantile, nella salute fisica e psicologica e nei fattori di rischio legati agli stili di vita (sedentarietà, eccesso di peso e scorrette abitudini alimentari). Si mantengono marcate anche le disuguaglianze sociali negli stili di vita: le persone con titolo di studio più alto, a parità di età godono di migliori condizioni di salute fisica e mentale e adottano generalmente comportamenti più salutari.L’Italia presenta un forte ritardo su istruzione e formazione rispetto alla media dei paesi europei, ma nell’ultimo anno l’incremento di diplomati e laureati, insieme con quello delle persone che hanno svolto formazione continua e alla significativa riduzione del tasso di abbandono precoce degli studi, hanno ridotto il divario che ci separa dal resto dell’Europa. Primi segnali positivi nella crescita dell’occupazione emergono nel 2014; la quota di persone di età 20-64 anni occupate in Italia sale al 59,9% nel 2014 (+0,2 punti percentuali rispetto al 2013), ma la distanza con l’Europa continua ad aumentare. La ripresa nel Paese è avvenuta, infatti, a ritmi meno accentuati in confronto ai principali paesi europei.







