Capua. Cambio al vertice del Centro Addestramento Volontari (Cav) dell’Esercito Italiano presso la Caserma “Oreste Salomone”: salutato il nuovo Generale Giuseppe Faraglia.

capua esercito centro addestramento volontariCerimonia ufficiale di cambio al vertice del Centro Addestramento Volontari (Cav) dell’Esercito Italiano: presso la Caserma “Oreste Salomone” di Capua, il Generale Gabriele Toscani De Col si congeda al Generale Giuseppe Faraglia. L’evento, presieduto dal comandante della Scuola di Fanteria di Cesano di Roma, Generale di Divisione Giovanni Manione, ha visto la partecipazione di autorità civili e militari. Gli ultimi due anni guidati dal Generale Toscani De Col, sono stati addestrati 17mila volontari in ferma prefissata di 1 e 4 anni. Nel discorso di commiato il Generale uscente, salutando le autorità presenti, ha voluto ringraziare i suoi stretti collaboratori e tutto il personale militare e civile del Centro, esprimendo la sua fiducia verso i giovani ribadendo la difesa dei valori ai quali si ispira l’azione formativa dei volontari dell’esercito. Anche il nuovo Faraglia ha sottolineato i valori della fermezza, di uomini e cittadini, quali esempi irrinunciabili per il profilo professionale dei giovani militari. Ad entrambi gli alti ufficiali il Generale Manione ha espresso sentimenti di stima ed amicizia. Il nuovo comandante Faraglia ha ricoperto, fino al settembre di quest’anno, un importante incarico presso l’Ambasciata d’Italia in Afghanistan, territorio in cui peraltro aveva già operato, dal 2002 al 2004, come comandante del 1° Battaglione Incursori del 9° Reggimento d’assalto paracadutisti “Col. Moschin”, tornandovi poi più volte fino al semestre luglio 2011-gennaio 2012 quando ha espletato le funzioni di capo di Stato Maggiore delle Forze speciali Isaf. Al termine della sobria cerimonia, il gen. Faraglia, rispondendo alle domande dei giornalisti, non ha individuato “discontinuità” fra le sue precedenti esperienze in difficili zone operative e la nuova responsabilità in campo formativo. Ha inoltre ricordato che, in Italia come nei contesti internazionali in cui la nostra nazione è impegnata, la cultura umanistica dei militari italiani fa la differenza, “dà una visione diversa di quello che è l’approccio solo tecnico, sistematico degli altri Paesi”.

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