CAPUA / S. MARIA C.V. “I nodi sono venuti al pettine”: presidio permanente degli agricoltori in Terra di Lavoro. Fabbris: “gli italiani sono quelli che pagano il prezzo più grande”.

Ed il prossimo 15 febbraio tutti a Roma. “La Coldiretti? Ha gravissime responsabilità: organizzazioni politicizzate che siedono ai tavoli con la politica, in nome di scambi politici”.

Questo che sta scoppiando in Italia e in Europa è una protesta molto spontanea, senza leader, fatta da molti giovani e soprattutto scattata perchè, ormai, i nodi sono venuti al pettine e la gente non ne può più – ne è sicuro Gianni Fabbris, leader di Altragricoltura.

Dentro una crisi certamente europea delle politiche agricole ma non solo, anche ambientali, gli italiani sono quelli che pagano il prezzo più grande, perchè l’agricoltura mediterranea rispetto a quella del Nord, continentale, ha pagato il prezzo più grande. Perchè l’Europa, nei decenni scorsi, pure in un quadro di restrizione generale, dei suoi interventi in agricoltura, ha penalizzato di più le agricolture mediterranee e di meno quelle continentali – aggiunge.

“Perchè questo? Perchè c’è stato un lungo processo durato 25 – 30 anni che ha espulso l’agricoltura mediterranea dal sud dell’Europa, delocalizzando le produzioni nel Nord Africa e nell‘est del Mediterraneo, produzioni spesso fatte con i nostri capitali, dalla nostra finanza che hanno trovato più conveniente produrre in luoghi dove costa molto meno produrre, e ci sono molto meno vincoli ambientali, di sicurezza e così via, per poi importare questi prodotti in Italia, mettegli sopra il marchio del Made in Italy, e con questo, fra l’altro, contribuire a mandare fuori mercato i nostri produttori“.

“Nella campagne italiane, in questo momento, ci sono più soggetti che operano. Noi stiamo lavorando, avendo costituito un coordinamento nazionale di forze diverse, di diverse realtà italiane, che ha trovato una sintesi su 9 punti e sta approfondendo ulteriormente la piattaforma. Nostro obiettivo è aprire un tavolo con il Parlamento e con il Governo per sottoporre al Parlamento la necessità e i punti strategici di una riforma dell’agro – alimentare italiano che non ha bisogno di un efficientamento, ma di una profonda trasformazione delle regole del gioco; e rispetto al Governo delle risposte immediate perchè la situazione sta degenerando”.

Per fare questo stiamo lavorando ad una prima iniziativa a Roma il 15 febbraio in cui stiamo lavorando per portare, in una condizione che stiamo definendo entro domani, in un luogo ed in un posto e con modalità che definiamo entro domani, Sindaci, pescatori, artigiani, trasformatori, agricoltori, allevatori, cioè tutte quelle categorie che nell’impatto con le scelte europee oggi escono profondamente in crisi– l’annuncio di Fabbris.

Una battaglia, questa, in qualche modo legata a quella contro il Piano regionale di eradicazione della brucellosi? “Questa è una iniziativa che va ben oltre la protesta contro il Piano regionale di eradicazione della brucellosi. Quella è una vertenza che prosegue per i fatti suoi”.

In Italia gli agricoltori stanno ancora in piedi per un equilibrio delicatissimo. Come arriva un elemento che li destabilizza, saltano. Per gli allevatori, ed in particolare casertani, ma non solo, meridionali, la brucellosi e la TBC ed i fallimenti regionali su questo sono un motivo dirompente. Ma per altre aree, per esempio ortofrutta, ci sono altri motivi, che possono essere i cambiamenti climatici o il crollo dei prezzi dovuto alla concorrenza sleale di prodotti che arrivano da fuori senza i controlli, oppure un’alluvione, una tromba d’aria, quando accade una cosa di questo tipo il comparto salta“.

“In tutto questo la Coldiretti ha gravissime responsabilità. La Coldiretti, ma anche la CIA, la Confagricoltura, la Copagri, sono organizzazioni politicizzate, che siedono ai tavoli con la politica, in nome di scambi politici, hanno gravissime responsabilità perchè hanno nei decenni scorsi avallato tutte le scelte in Europa e dei diversi Governi italiani, di destra e di sinistra, ed hanno nascosto la verità al paese, dietro bandierine gialle che sventolano e cose di questo tipo. Quindi loro hanno un problema: non possono riconoscere la crisi, perchè se dicessero è crisi dovrebbero spiegare”.

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