Caserta / Politica. PD, il segretario Tresca rilancia un modello culturale: “dobbiamo tornare ad essere attrattivi per il nostro mondo. Lo schema De Luca ha fallito”.

“Bisogna riannodare i fili con il mondo del lavoro, le parti sociali. E’ necessario riappropriarci di questioni come il welfare, i deboli, la scuola”.

Dottore Tresca c’è bisogno di voltare pagina partendo dal rinnovamento della classe dirigente…«Commetteremo un errore madornale se pensassimo di liquidare la sconfitta elettorale solo ed esclusivamente con un discorso di assetti e di modelli organizzativi. Le ribalto la questione: le due forze che hanno vinto le elezioni, la Lega e il Movimento 5 stelle, hanno due modelli organizzativi diametralmente opposti tra loro, eppure hanno convinto l’elettorato. La Lega ha una struttura speculare a quella dei partiti del 900 ramificata sui territori, soprattutto al Nord, il Movimento 5 stelle, invece, ha una struttura leggerissima, praticamente inesistente che fa del web il suo strumento principale. Eppure entrambe riescono ad essere attrattive perché hanno avuto la capacità di proporre dei temi, di generare delle discussioni. Il M5S ha lanciato oltre 100 forum partecipatissimi. Il Pd ha fallito in questo. Non abbiamo portato avanti né il modello pesante, né quello leggere: non siamo stati capaci di aprire delle discussioni e di affermare dei principi che dovrebbero essere propri della nostra tradizione. Oggi è necessario attivare tutti quei processi di partecipazione che devono portare il Pd a uscire da quella condizione di isolamento in cui è piombato. Un partito ripiegato su stesso, impegnato a discutere solo di organizzazione, non va da nessuna parte».

Che cosa si dovrebbe fare?

«Bisogna riannodare i fili con il mondo del lavoro, le parti sociali. E’ necessario riappropriarci di questioni come il welfare, i deboli, la scuola. Le ultime elezioni hanno rappresentato una cesura rispetto al passato, perché le forze tradizionali hanno perso il ruolo per il quale erano nate. La sconfitta di Forza Italia passa in secondo piano perché nello schieramento di centrodestra si è affermata una nuova leadership, quella della Lega. Non è un caso che il Pd va meglio nelle grandi città, piuttosto che nei piccoli centri, perché è qui che ci sono le classi più agiate che oggi sono quelle con cui riusciamo a ragionare di più. I giovani devono tornare ad essere centrali nella nostra azione politica perché dobbiamo tornare ad essere rappresentativi di quel mondo. Parallelamente a questo, bisogna procedere, così come prevede il regolamento, ad attivare il percorso per il rinnovo degli organismi dirigenti».

Lei “assolve” quindi la classe dirigente del Pd?

«Non ho detto questo. Ho detto che c’è una crisi più profonda del sistema che va affrontata in maniera complessiva e non solo attraverso il cambio di un segretario. La classe dirigente del Partito democratico ha serissime responsabilità. Non è possibile che Caserta venga privata della sua possibilità di rappresentanza. Non è possibile che persone che hanno fatto il pieno di consensi appena due anni fa, anche a casa loro, raccolgono un pugno di mosche… E’ evidente che l’azione politica del Pd è mal percepita dai cittadini che, evidentemente, vedono in altri quella rappresentatività su questioni strategiche che dovrebbe essere la nostra. L’azione di rinnovamento, quindi, diventa indispensabile».

Un campanello d’allarme che vale anche per Caserta città?

«Certamente. E’ necessario un cambio di rotta anche a Caserta città. E’ opportuno che ci sia un’impronta forte del Partito democratico e del centrosinistra, altrimenti, la prossima volta, saranno altri ad essere votati anche se riusciremo a raccogliere dei risultati per la città. Del resto è già successo proprio con il governo nazionale… Il modello De Luca, quello che ha drenato uomini e consenso dal centrodestra, ha fallito ed è fallito. Oggi c’è bisogno di un’identità chiara dalla quale partire e da far capire alla città».

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