Caserta / Provincia. Aumenta il prezzo dell’ “oro bianco”: “Inevitabile”, secondo il direttore del Consorzio Tutela Mozzarella, Saccani.

Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP ad oggi è il terzo Consorzio in ordine di grandezza dopo quello del Padano e del Reggiano.

La mozzarella di bufala campana DOP è sinonimo di Campania ed eccellenza e per questo ad un lavoro ambizioso è chiamato il Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP, ad oggi il terzo Consorzio in ordine di grandezza dopo quello del Padano e del Reggiano.

L’aumento della mozzarella di bufala campana Dop, nell’aria già da diverso tempo, ha visto un primo ritocco nel 2020 e nuovi rincari nelle prossime settimane: lo conferma il Consorzio Tutela secondo cui i consumatori vedranno a breve il prezzo del prodotto finito aumentare di circa 70-80 centesimi al chilo.

Direttore del sodalizio da circa 6 anni è Pier Maria Saccani, 42enne di Parma, per dieci anni segretario generale dell’Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche (Aicig), organismo che raggruppa i consorzi di tutela del Paese, che conta 59 aderenti e rappresenta circa il 95% delle produzioni. “Negli ultimi sei anni, nel nostro consorzio, abbiamo assistito ad un aumento del prodotto certificato che si attesta intorno al 30%. L’appartenenza al Consorzio è una garanzia in termini di tracciabilità della filiera. Il lavoro di potenziamento del ruolo del nostro consorzio passa in primis attraverso lo studio e la profilazione del mercato, a tale scopo: post lockdown abbiamo incaricato ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, ndr) per quanto inerente il mercato italiano, e NOMISMA per il mercato europeo perchè riteniamo fondamentale rintracciare le nuove abitudini dei consumatori”. Ad oggi – continua Saccani – “la pandemia ci sta rieducando sotto molti punti di vista, incluso quello alimentare. Una conferma che ci arriva in questo periodo post lockdown è che esiste una immagine ben distinta nella mente del consumatore: la mozzarella di bufala buona viene dalla Campania. Non esiste un altro prodotto nel centro-sud Italia comparabile in termini di fatturato. Limitiamoci al valore strettamente connesso alla mozzarella parliamo di oltre 750 milioni di euro annui, ma se ragioniamo considerando anche l’indotto i numeri sono molto più grandi, pensiamo ai trasporti, al comparto veterinario, ai laboratori di analisi, al settore mangimi, alle imprese di pulizie, per non parlare del polo industriale che si è creato nella produzione della componentistica, di macchine di produzione e di lavorazione dei formaggi”.

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