CASTELLO DEL MATESE. Il Borgo incantato chiede aiuto: la tendenza al depauperamento e non curanza ambientale e strutturale è giunta alle porte ormai da qualche anno.
L’attitudine più in voga? Costruire e dar segno della propria grandezza, conquistare il popolo con spiccioli e volgari favoritismi e se necessario inimicarsi chi ha sale in zucca, tanto è solo una piccola minoranza.
di Silvio Ferraiuolo
Castello del Matese, grazioso paesino di stampo medioevale della provincia di Caserta. Piede del massiccio montuoso del Matese e base dello stupendo omonimo parco regionale, orgoglio naturalistico del territorio campano e dell’Italia in generale. Contesto ancora sano (almeno per me abituato alla patologia urbana), abitato da spazi meravigliosi e da gente ospitale e disponibile. Rallentato da una filosofia di vita estremamente slow che, contrariamente al concetto di relatività, sembra raddoppiare il tempo a disposizione.
Purtroppo il “Nulla” che dall’infinita storia ha invaso il continente è ora approdato anche ai piedi del monte incantato. La tendenza al depauperamento e alla non curanza ambientale e strutturale tipico delle “moderne” istituzioni (in minuscolo ovviamente) è giunta alle porte ormai da qualche anno. L’attitudine più in voga? Costruire e dar segno della propria grandezza, conquistare il popolo con spiccioli e volgari favoritismi e se necessario inimicarsi chi ha sale in zucca, tanto è solo una piccola minoranza. Farlo maggiormente in periodo fecondo (rispettando il sacro ciclo elettorale) e una volta insidiatosi, trascurare! Non manutenere, non sprecare in posti di lavoro che seppur stagionali servirebbero non solo ad occupare persone che in quanto tali dovrebbero esserlo, ma soprattutto a prendersi cura di ciò che è della comunità. E’ indispensabile anzi, incoraggiare il processo di autodistruzione per permettere al “ciclo vitale” di ricominciare e rifare il suo decorso!
Le stradine del borgo antico castellano si animano quindi di quella musica xilofonica tipica dei mattonati non ben aderenti al suolo. Tra i vicoli, negli angoli, nei parchi ecco spuntare variopinte cartacce e sontuosi escrementi animali, frutto sicuramente della maleducazione di qualcuno, ma soprattutto dell’assenza di un idoneo servizio di nettezza urbana ormai affidato ai rari e in via di estinzione operatori ecologici. Anche i cesti di raccolta rifiuti diventano difficili da trovare e quei pochi presenti non solo non godono della differenziazione per cui sono stati creati ma sono logori e abbandonati al loro naturale destino, in attesa di qualcuno che li adotti e se ne prenda cura. I parchi giochi che vivono nelle villette del paese diventano potenziali attentatori della salute di quei bambini che con le loro grida sembravano trasformare i loro costituenti in personaggi animati fantastici. Nonostante infatti nessun giochino sia stato creato come madre normativa comanda, nessun papà amministratore si è preoccupato di metterli in sicurezza e nel contempo l’amico tempo, che per sua natura logora le cose, ha provveduto ad aumentarne la pericolosità. Signor scivolo ha quindi mostrato le sue radici di cemento (sulle quali anche mio figlio ha battuto la sua testa vincendo un breve soggiorno in ospedale grazie al trauma cranico riportato). Signora altalena ha iniziato ad allentare la sua forte presa dall’asse di legno che dovrebbe tenerla in sede. Madama teleferica, che è ormai diventata il capo attentatore, ha iniziato a staccare uno dei suoi piedi dal terreno e a trazionare i suoi punti d’inserzione. Si serve inoltre dei piccoli bambini, che inconsapevoli dei suoi piani, ad ogni lancio potenziano il suo potere distruttivo. Attentano i piccoli anche le prepotenti automobili che invadono la piazza dei bimbi in orari proibiti da un’ordinanza comunale. Unico difensore il diligente vigile che però nonostante la sua buona volontà, in quanto unico non può garantire un controllo totalitario. Chiude il quadro infausto l’arrivo ultimo del mostro tagliente che con la sua mano affettatrice, alimentata da un motore, ha brutalmente decapitato i nostri amici tigli, compagni di siesta, garanti di frescura, che noi amici e i bimbi tutti ricordiamo con gran rimpianto.
Nonostante il quadro infausto, confido nel potere degli abitanti del castello, che in molte occasioni si sono dimostrati capaci di grandi cose. A questi chiedo di riappropiarsi degli spazi, di lottare e denunciare, di impegnarsi per ripristinare gli equilibri, di curare, manutere ciò che a loro appartiene e di “controllare” chi per dovere dovrebbe.
Vi esorto cari castellani a seguire il messaggio che anima uno dei muri del paese: SVEGLIATEVI E SOGNATE! …perché dovete e potete! Aggiungo io







