Comunità Montane, soppressione entro il 31 dicembre 2016: intanto in Molise si studia il riaccorpamento dei 59 lavoratori dei 9 enti montani.
“Non è vero che i dipendenti non fanno nulla”, la dura presa di posizione da parte dei referenti delle tre maggiori sigle sindacali, la Cgil, Cisl e Uil che, insieme alla Regione ed al Governatore Frattura stanno studiando il ricollocamento dei lavoratori.
Sette anni fa la legge di Stato che interrompeva i contributi agli enti sovracomunali, le Comunità Montane, decidendo di fatto di cancellare questi enti: si sono mantenuti fino adesso con le sole contribuzioni delle Regioni. In diverse di esse sono state abolite, in altre esistono ancora, come in Campania ed in Molise, anche se con funzioni e compiti ridimensionati. Sulla Regione Molise, in particolare, gravano ancora tre milioni di euro l’anno per mantenere uffici e dipendenti dei nove enti montani ancora in attività: difatti, le retribuzioni al personale, oltreché le utenze ed il mantenimento delle strutture, sono le voci di costo maggiormente significative. Esiste anche un ente montano che si autofinanzia: “Molise centrale”, gestita dal commissario Domenico Marinelli, ha un proprio fatturato: si occupa difatti dello smaltimento dei rifiuti e del settore industriale, mentre le altre otto, coordinate dai commissari Tonino D’Alete e Nicandro Cotugno, sono interamente a carico della Regione molisana. Poi le solite polemiche sterili, una su tutte quella dei dipendenti nullafacenti; sul punto la loro difesa da parte dei sindacati: “Non è vero che i dipendenti non fanno nulla”, la dura presa di posizione da parte dei referenti delle tre maggiori sigle sindacali, la Cgil, Cisl e Uil che, insieme alle istituzioni, in primis la Regione stessa ed il Governatore Paolo Di Laura Frattura, stanno studiando il ricollocamento dei 59 lavoratori delle comunità molisane, diversi andranno in pensione ma il più saranno ancora a carico dell’ente regionale. Anche perché il tempo stringe giacchè, come si legge nelle carte, il destino di questi enti sembra volgere al termine: entro il 31 dicembre 2016 andrebbero soppressi in maniera definitiva. La riorganizzazione di questi enti potrebbe sfociare, proprio secondo Frattura, in un’accorpamento in tre macro aree: “Vogliamo sapere quale strada vuole percorrere la Regione alla fine del 2016 ci saranno 59 persone da ricollocare – ancora i sindacati – e nell’arco di sei anni 32 di queste andranno in pensione. Una ricollocazione è possibile perché si potrebbero trasferire le risorse alle comunità o agli enti presso cui i dipendenti si trasferiranno, secondo la legge regionale 22. Tra una settimana ci aspettiamo di ricevere un altro invito dalla Regione per vedere se riusciamo a coniugare le nostre proposte con le prospettive della Regione stessa”.







