Cronaca / Molise. Ritorna a casa della madre l’omicida della donna di Isernia, Stefania Cancelliere.
L’uomo stava scontando la pena in Liguria, in un centro di riabilitazione psichiatrica e non in carcere, visto che non può essere rinchiuso in carcere perché “inadeguato per affrontare terapie psichiatriche adeguate al suo stato”.
Nonostante avesse violato la misura cautelare, viene addirittura premiato il 61enne Roberto Colombo, ex primario di Oculistica condannato a 17 anni di reclusione, sia in primo grado che in Appello, per l’omicidio a colpi di mattarello dell’ex moglie, Stefania Cancelliere di Isernia. L’uomo stava scontando la pena in Liguria, in un centro di riabilitazione psichiatrica e non in carcere, visto che non può essere rinchiuso in carcere perché “inadeguato per affrontare terapie psichiatriche adeguate al suo stato”. Finora il suo ricovero in questa struttura sarebbe costato 164mila euro. L’omicida si era spinto oltre e, nonostante il regime in cui era sottoposto non prevedesse forme di comunicazione all’esterno, aveva pubblicato su internet dei video a propria discolpa in cui, senza negare l’assassinio della ex moglie, aveva rigettato una serie di accuse da parte dell’ex cognato, Livio Cancelliere. Da qui la decisione del tribunale di punirlo, e quindi il presto ritorno a casa della madre a Bergamo. Il motivo: “da un lato, è assicurato un maggior controllo dell’omicida da parte delle forze dell’ordine; dall’altro, togliendolo dalla clinica, si fa risparmiare soldi al Servizio sanitario nazionale, poiché ormai da diverso tempo l’imputato non pagava più di tasca sua la retta della clinica”. Secondo l’ex cognato, invece, Livio Cancelliere “l’assassino non sarà sorvegliato 24 ore su 24 e, pertanto, il pericolo di fuga è concretissimo”. “Abbiamo da poco appreso che il grave comportamento posto in essere da Roberto Colombo sarà premiato a norma di legge: verrà trasferito agli arresti domiciliari presso la casa materna! Ma, alla luce degli atroci fatti di cui è accusato, della riprovevole condotta tenuta nella casa di cura e della grave violazione commessa con la realizzazione e pubblicazione del video, cosa altro occorre perché questo feroce assassino possa – una volta per tutte – entrare in un carcere, come qualsiasi altro cittadino? Eppure ha commesso quanto di più grave un essere umano possa commettere nei confronti di un suo simile. A tutti è parso chiaro, sin dall’inizio, che Colombo è un cittadino speciale, per di più assistito da avvocati abili e convincenti. Anche questa volta è riuscito a farla franca. Ma, a questo punto non riesco più a spiegare ai miei familiari questo ennesimo trattamento di favore. Non è questa la giustizia in cui credevo. Mi chiedo che volto della giustizia sia questo. Grazie all’intercessione e alla persuasione del suo avvocato, Colombo andrà ad assistere la povera vecchia madre malata, con cui non ha mai avuto alcun legame, ha interrotto da anni ogni rapporto, così come con il fratello. E anche questa volta siamo stati lasciati soli. Pare che l’unica preoccupazione sia stata non gravare sul Sistema sanitario nazionale. Una decisione presa con superficialità, che ci rende tutti più insicuri. Chi può escludere che, adesso, Colombo non pensi di evadere prima che la sentenza diventi definitiva? Chi può escludere che Colombo non pensi di reiterare l’atto scellerato (dal video trapelava odio, soprattutto nei miei confronti)? Quale prezzo ancora dobbiamo pagare perché Colombo vada in carcere? E se si dovesse nuovamente verificare l’irreparabile, a quel punto chi altri sarà responsabile? Si dovrà continuare a ripetere ‘l’avevamo detto’, si dovrà parlare di un’altra morte annunciata? Anche questa volta non saremo creduti, così come non siamo stati creduti quando chiedemmo una tutela per mia sorella. E’ la storia che si ripete. Siamo davvero sconcertati”.







