Cusano Mutri. Briciole di Ecologia Umana di Cusano Mutri sul Matese beneventano.

Il monito di Silla di non pace dei Romani finchè esisteva una sola comunità di Sanniti, ben evidenziato al museo civico “R. Marrocco” di Piedimonte Matese, per i cusanesi è ancora più valido…

di Giuseppe Pace, Ecologo Umano.

La conca o anfiteatro carsico dov’è ubicata la cittadina di Cusano Mutri (BN) è stata più volte oggetto-soggetto dei miei interessi di Ecologia Umana. Tale scienza, appresa all’Università di Padova ed altrove, studia l’Ambiente come insieme di Cultura e Natura. Scrivo prima Cultura perché da alcuni secoli, non prima, esiste il primato della Cultura sulla Natura, fino al paleolitico e soprattutto prima della rivoluzione industriale la Natura dominava la Cultura, ancora rudimentale, dell’Uomo. A Cusano Mutri l’amicizia è facile tesserla perché è altissima l’ospitalità dei cusanesi verso l’ospite. Credo che sia anche alta la fiducia che ripongono verso lo straniero, visto come possibile supporto di loro iniziative pubbliche. Cusano Mutri già nel 1861 registrava quasi 5mila abitanti che ha superato ampiamente nel 1951 per poi calare a poco più di 4mila, circa 100 residenti in più della vicina cittadina di Cerreto Sannita che ha anche più servizi pubblici: scuole, curia, ecc.. L’anfiteatro carsico dove scorre il piccolo quasi fiume Titerno, è bello e ventoso d’inverno con la ”voria cusanara”, descritta dallo studioso Dante Bruno Marrocco e verificata dallo scrivente la notte del 30 gennaio 1999. Quella notte dormii con altri due padovani in un piccolo albergo e ristorante locale e il giorno dopo partecipammo ad un Convegno sulla Galleria del Matese, organizzato dalla Pro Loco Cusanese. I giovani dell’attiva associazione citata sfidarono, da Sanniti Pentri, una sorta di burocrazia asfissiante beneventana e meridionale che ingessa qualunque tntativo di operare per lo sviluppo locale. Al convegno suddetto parteciparono in massa i cusanesi, oltre 400, ma si assentarono quelli della Casta politica sia molisana che beneventana, unico parlamentare presente fu Nardone. Moderò il riuscito convegno popolare il colto editore di Sannio Oggi, Luca Colasanto. Sapevo bene che i cusanesi sono tra i più isolati sul versante beneventano del Matese ed una galleria che li collegasse con il mondo esterno (molisano e casertano) era ben gradita. Peccato che la Casta dei politici non capì e non capisce ancora l’importanza di vie comode e rapide tra est ed ovest della penisola appenninica e del Matese in modo speciale. La comunità civile di Cusano Mutri è ricca di storia, ha buoni scrittori del luogo, ha ottima struttura ricettiva per il turismo e non solo per la rinomata sagra dei funghi, ha buoni Amministratori quasi sempre amanti di migliorare l’esistente del territorio naturale e del sociale. A Cusano mancano forse interlocutori politici validi, poichè quelli esistenti da troppo tempo ci vanno solo a mietere voti in tempo d’elezioni politiche. Il territorio cusanese è caratterizzato da una notevole escursione altimetrica e dunque climatica. La vegetazione che è indice climatico si differenzia con faggi e roverella in alto fino a olivi, vitigni, ciliegi, pere, mele e castagne in basso. Tra le castagne quelle di Civitella sembrano migliori. I cusanesi sono ottimi cercatori di funghi e la loro bravura è conosciuta anche nel nord Europa. I cusanesi sono bravi agricoltori di ortaggi vari, di frutteti, vigneti e sanno lavorare bene gli archi dei portoni di pietra come testimoniato in vari comuni molisani viciniori. Da Cusano Mutri si raggiunge la località montana Calvaruso, da cui dista circa 8 Km., percorrendo via Pietà e proseguendo verso le contrade “Calvario” e “San Paolo”. La strada che conduce in questo sito di alto valore paesaggistico, si snoda in un panorama in parte di rocce metamorfiche ricche di fossili come a Pietraroja dove si rinvenne il Celurosauro, Scpionix samniticus, di 116 milioni di anni. Costeggia e a tratti attraversa macchie di querce, faggi, castagni, meli e ciliegi (qua le ciliegie maturano in luglio) dove vi sono antichi rifugi di pastori ancora utilizzati. Lungo il percorso di alta montagna, il comune di Cusano, rivela da varie angolazioni la sua particolare bellezza architettonica fatta di case in pietra grezza che sembrano intagliate in un unico blocco di roccia. A circa 3 Km da Cusano, arroccata su un monticello, la chiesa del Calvario, raggiungibile attraverso una serie di gradinate strette in pietra, si propone come una naturale sosta devozionale. Calvarusio, in cui si trova l’omonimo villaggio turistico, è posto, invece, più in alto, in uno scenario di impareggiabile suggestione disegnato dalle montagne che circondano l’alta valle del Titerno. Una particolare cura avevano a Calvaruso e a Selvapiana per la patata sotterrata. C’è una biodiversità della solanacea e a Cusano M. esistono vari tipi di patata, di norma a buccia rossa, in passato anche nera, che veniva (ed in alcuni sporadici casi avviene tuttora) interrata dopo la raccolta in buche profonde foderate di foglie di felce femmina. Durante la permanenza nelle buche per diversi mesi avviene una parziale idrolizzazione degli amidi del tubero, che dà un sapore caratteristico, con note dolciastre, trasmesso a preparati quali il cosiddetto “gattò” di patate, ai “crocché” e ad altre preparazioni tradizionali. Le buche, di profondità di alcuni metri, vengono foderate di foglie di felce femmina (Athyrium filix-femina) ampiamente diffusa nei boschi circostanti. la buca viene riempita con le patate scelte per il consumo, prive di marciumi e di difetti evidenti, e quindi coperta con un alto strato di felci, quindi con terreno di bosco sul quale veniva un tempo seminata la “Secena” (segale). La buca deve assicurare il migliore sgrondo dell’acqua piovana ed evitare ristagni idrici ed infiltrazioni d’acqua nella massa sotterrata. Le patate così conservate vengono dissotterrate nei mesi invernali e primaverili, secondo le necessità della famiglia contadina, e utilizzate principalmente per l’autoconsumo. Con analoghe modalità anche nel territorio di Letino si producevano molte patate e una ricetta tipica era quella delle patate lesse con bucce di zucca. La conservazione delle patate era quasi di tipo arcaico, fortemente consolidato nel tempo ed ora pressoché scomparso; interessante per via della caratteristiche organolettiche assunte dalle patate conservate in questo modo. A Cusano M. un mio amico padovano, in visita nel 2002, è stato piacevolmente sorpreso per la capacità dei cusanesi di saper distillare anche liquori e grappe di casa. I cusanesi hanno una marcia in più degli altri Sanniti beneventani? Perché no. Il borgo di Cusano è tra quelli più belli d’Italia anche se il Parco naturale matesino pare che non stia favorendo la crescita del reddito dei residenti di Cusano Mutri, né di altre comunità matesine. Già il Parco Naturale Regionale del Matese campano era nato prima dell’ultimo di tipo Nazionale voluto dai parlamentari molisani. Il parco naturale regionale campano non ha brillato di democrazia partecipata poiché già nella nomina dei Dirigenti l’invadenza partitocratica non ha lasciato alcun margine d’azione. Piedimonte Matese, Alife e comuni contermini hanno prodotto il vertice del parco di espressione di appartenenza cencelliana. La meritocrazia in Campania, lo sanno in molti o tutti, è un optional. Adesso il pericolo maggiore è che il nuovo ”carrozzone” burocratico serva solo a pochi quadri direttivi e ad altri per spartirsi i soldi che lo Stato finanzia per la gestione “burocratica e verticistica” del parco nazionale naturale. Si è assistito già lo scorso anno ad alcuni comuni del versante settentrionale del Matese che hanno rigettato il vincolismo del parco stesso anche per la mancanza di un regolamento mai inviato agli enti locali. Uno degli aspetti dell’economia cusanese si basava soprattutto sulla pastorizia e sull’industria della lana. Come rileva in “Pecora e pecunia” o Transumanza, saggio di un cusanese amico insieme ad un molisano colto la decadenza iniziò nella seconda metà del XVIII sec. quando, tra l’altro, la privatizzazione della Dogana di Foggiala mise in crisi il sistema transumante. Tuttavia Cusano Mutri non ebbe un declino rapido ma, nonostante la tenacia dei suoi abitanti, la decadenza fu inarrestabile. Le attività economiche legate alla pastorizia durarono per tutto il 1800 e prima parte del 1900 e l’andamento demografico non conobbe decrementi verticali. Il fenomeno migratorio dei cusanesi è iniziato dopo il 1861 è tuttora perdura. Cusano Mutri ha un territorio molto esteso. Ubicato sul versante sud del Matese dista 20 km dall’antica città romana di Telesia sul versante sud-ovest, in Campania, e a 30 km dall’altra città romana di Seapinum-Altilia (Terravecchia o postierla del Matese, più vicina ancora era una fortezza dei Sanniti), in Molise, sul versante nord-est. Il suo territorio si estende per circa 60 kmq, con altimetria minima di 257 m alla Gola di Lavella e massima di 1823 m al Monte Mutria. Secondo gli storici Cusano Mutri è ciò che resta della Sannitala Cossa, onde Cosano, distrutta dai Romani unitamente a Telesia. Il nome, che significherebbe “coppa”, ne indicherebbe anche la configurazione topografica da cui deriverebbe il primitivo simbolo ideografico “Q” che rappresentava la cerchia dei monti con la Gola di Lavello, unico sbocco. Notizie certe affiorano solo nel 490 d C., quando PAPA Felice III inviò un presbitero per officiare nella cappella del castrum (castello). Agli inizi dell’VIII sec. vi si insediarono dei benedettini nella chiesa di Santa Maria del Castagneto mentre nelle campagne sorsero più di una dozzina di nuclei abitati, contrassegnati da edifici di culto. Il comprensorio, sicuro perché facilmente difendibile, rappresentava un rifugio per le popolazioni limitrofe angustiate dalle incursioni ottomane. Il punto di svolta si verificò con i Normanni che iniziarono una fase di inurbamento che toccò il suo culmine nel secoli XV e XVI. Si ebbe l’espansione dell’abitato, come tuttora si conserva, essendo scampato al devastante sisma del 5 giugno 1688 che distrusse quasi tutti i paesi del circondario. L’anfiteatro carsico che attornia il centro di Cusano Mutri ha come baricentro il piccolo fiume e torrente Titerno. Esso caratterizza la sua alta valle omonima che dal 2008 è amministrata anche dalla Comunità Montana Alto Tammaro e non più Titerno, che fu diretta al Generale dei Carabinieri in pensione, ammogliato a Cusano M., D’Ambrosio. Egli volle dei miei articoli sul mensile comunitario Il Titerno che scriveva della galleria del Matese tra Guardiaregia e Cusano M. di 10,7 km accorciabile a meno di 10 con semiapertura e belvedere sulla valle di Cusano. Il corso d’acqua del Titerno ha origine con le sorgenti Petrosa e Crocella, site a 1200m di quota e dal torrente Acquacaldaai piedi del monte Pesco Rosito (1252 m) in territorio del piccolo comune di Pietraroja Dopo aver percorso una valle angusta, con il tributo dei torrenti Paradiso-Reviola-Valleantica-Acquacalda e Torbido scendendo dal monte Civita di Cusano nel territorio cusanese e attraversando gole fra pareti scoscese, Gole di Cavicchiola, ricoperte di faggeti e querceti, crea cinque km. di gola al Ponte Risecco, segnando il territorio con profonde incisioni. Questo fenomeno erosivo è visibile seguendo il percorso panoramico lungo la strada che da Cerreto Sannita va a Cusano Mutri, dove le gole presentano uno stretto canyon, il Lavello, profonde mediamente sui 33 metri in prossimità dei Monte Erbano e Monte Cigno. Suo affluente di sinistra è il Torrente Valle Antica anch’esso a carattere torrentizio, nasce dal monte Tre Cantoni a 1107 m di quota nel territorio del Comune di Pietraroia, confluendo nel Titerno nella piana di Civitella Licinio.Altro affluente del Titerno è il Torrente Reviola, che nasce dalle falde del monte Pesco Lombardo 1545 m riceve ulteriore tributo d’acque dai fossi Calvaruse, Mazzucchiello e Ratello lambendo il centro abitato cusanese. Il Titerno ha una lunghezza complessiva di 30km. Le forre del Titerno sono una serie di gole nate a causa dell’erosione esercitata nel corso del tempo dall’acqua del Titerno sulla pietra calcarea. Esse sono principalmente tre: le Forre di Lavello, al confine fra i comuni di Cerreto S. e Cusano M.; le Gole di Caccaviola situate nel comune di Cusano M.; le Gole di Conca Torta situate lungo il corso del torrente Reviola, affluente del Titerno, sempre a Cusano M.. Di notevle interesse sono le grotte carsiche cusanesi come la Grotta Chiusa o dei Briganti, situata sul monte Cigno nel territorio del comune di Cusano Mutri, fu interessata da una spedizione esplorativa il 6 agosto 1935. La spedizione, capitanata dal Naturalista Domenico Franco e Silvestro Mastrobuoni, segnalò la grotta all’Istituto Speleologico Italiano di Postumiai con il nome di “Grotta Chiusa” anche se localmente è conosciuta come “Grotta dei Briganti”., che è ubicata a 500 metri di quota e a 200 metri dalla vetta di monte Cigno. Spettacolari e pregnanti di storia del brigantaggio postunitario sono le grotte visibili dall’esterno lungo la strada che da Cusano Mutri porta a Pietraroja. Mentre il Ponte Annibale tra Cerreto e Cusano è ancora spettacolare e storicamente affascinante. Il ponte, costruito interamente con l’uso di pietra locale, è costituito da una sola arcata a tutto sesto che sovrasta il corso del fiume Titerno. Il ponte è lungo 13 metri, ha una larghezza di circa 1,50 metri e ha una luce di 9,15 metri. Secondo il racconto leggendario sul ponte sarebbe passato Annibale, il celebre condottiero cartaginese, con i suoi elefanti durante la discesa della penisola al tempo della II guerra punica per nascondere un suo bottino di guerra sul vicino monte Cigno. In un certo senso il contenuto del racconto ha avuto una conferma quando il 10 febbraio 1951 vennero rinvenute su monte Cigno alcune monete in argento di epoca romana databili al periodo storico della narrazione. Sulla venuta di Annibale o meno gli storici dell’antichità hanno opinioni controverse: il patavino Tito Livio narra che a toccare la Cominium Cerritum sannita fu Annone, generale di Annibale mentre Polibio dice che fu Annibale a passare per queste terre. Il ponte venne edificato in epoca romana e successivamente ristrutturato più volte specie dopo il sisma del 1688 anche se ha conservato nel corso dei secoli la sua fisionomia originaria. Durante quel sisma mentre Cerreto S. fu quasi interamente distrutta, Cusano M. restò indenne e per ringraziamento furono edificate le cappelle di Santa Maria della Pietà (poi sconsacrata) e quella della Santa Croce utilizzando le pietre e l’area del fortino Castelluccio, ribattezzando poi l’altura principale Monte Calvario. Nel 1805 ripetute scosse sismiche indussero i cusanesi, penitenti, a recarsi al Calvario con la Spina Santa, reliquia ritenuta della corona di Cristo. Questa miracolosamente divenne bianca (il prodigio è documentato con atto notarile) e il moto tellurico smise. Ancora oggi il 3 agosto si svolge tale processione con partecipanti scalzi. L’antica città sannitica Cossa pare che sia stata spettatrice attiva delle Forche Caudine, avvenute nella gola di Cusano M. nel 321 a. C.. Secondo uno studioso cusanese i soldati romani di 2 legioni, circa 10 mila uomini armati e 600 cavalieri, nel ricevere un calcio sul sedere, dai vincitori soldati sanniti, restarono con il C. sano da cui il nome Cusano, Mutri,nvece, deriva dal nome del monte sovrastante, terza vetta del Matese. Il patavino, Tito Livio, il mio concittadino di 2000 anni fa, ha descritto minuziosamente l’episodio delle Forche Caudine. La sua descrizione a me sembra quella del territorio tra Cerreto e Cusano Mutri più che altrove della Valle Caudina. Condivido pertanto l’ipotesi di Vito A. Maturo genius loci anche con l’epica e mitica origine del nome da C. sano! Collegamenti con Piedimonte Matese e dunque con Alife i cusanesi li hanno sempre avuti via mulattiera per Calvaruso. Nota è la frazione di Cusa M. a 1395 metri di quota, Bocca della Selva. Essa ha una pista da sci, lunga 3 Km, dotata anche di impianti di risalita. Nell’area circostante la pista da sci, vi è un piccolo villaggio turistico con graziose villette, servizi ristorativi e un ampio spazio dove, d’estate, si fanno pic-nic all’aperto, passeggiate nel bosco adiacente, dove con un po’ di fortuna, d’estate e fino ai principi d’autunno, si possono trovare molti funghi commestibili, tra cui il famoso porcino. Il monito di Silla di non pace dei Romani finchè esisteva una sola comunità di Sanniti, ben evidenziato al museo civico “R. Marrocco” di Piedimonte Matese, per i cusanesi è ancora più valido per la coesione che sanno ritrovare oltre le fisiologiche diversità e divisioni anche politiche come fu per il Convegno sulla Galleria del Matese che interessa molto la comunità cusanese più di altre del Sannio meno isolato.

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  1. marzo 17, 09:58 LORENZO Morone

    Un “inno” meritato a Cusano Mutri che, ubicata sul versante sud del Matese “….dista 20 km dall’antica città romana di Telesia sul versante sud-ovest, in Campania, e a 30 km dall’altra città romana di Seapinum-Altilia…quindi su una scorciatoia “aliam viam” tra pianura campana e quella dauna: “Duae ad Luceriam ferebant viae, altera praeter oram superi maris, patens apertaque sed quanto tutior tanto fere longior, altera per Furculas Caudinas, brevior”. ” L’antica città sannitica Cossa pare che sia stata spettatrice attiva delle Forche Caudine, avvenute nella gola di Cusano M. nel 321 a. C. ….”
    N.B. Con piacere noto che qualcuno ha maturato, per vie diverse, le mie conclusioni “logiche” e documentate sulle Forche Caudine. E se sballate e illogiche, come sono, fossero le teorie altrui che hanno come unico sponsor il nome di chi, non conoscendo la zona come è possibile fare oggi, le ha formulate?

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