GIOIA SANNITICA. I funerali di Albino Tammaro: la frazione Calvisi si ferma, in tutta Gioia Sannitica il lutto cittadino, l’omelia del Vescovo Valentino Di Cerbo. LE FOTO.

gioia sannitica tammaro funerali 5Una chiesa affollatissima, quella della frazione Calvisi del Comune di Gioia Sannitica, il Santuario di San Liberato in Santa Maria del Carmine, ad accogliere l’ultimo viaggio terreno di Albino Tammaro, uno dei due operai rimaste vittima del crollo dell’impalcatura al cantiere aperto alla Chiesa Santa Maria Maggiore in Piedimonte Matese (l’altro operaio deceduto nello stesso sinistro è Antonio Atzeri, i cui funerali si sono disputati a Casoria, suo paese natale). L’uomo, 48 anni, lascia la moglie e due figli, un maschietto ed una femminuccia, in tenerissima età (frequentano le scuole primarie). E’ deceduto in una maniera incredibile, drammatica, andando a lavorare (anche di sabato?!?) in un cantiere aperto dalla società per cui prestava servizio, la Alma Service S.r.l. di San Potito Sannitico, affidataria dell’incarico di ristrutturazione della chiesa menzionata, nell’ambito dei lavori previsti, e finanziati, dal protocollo d’intesa stipulato tra Regione Campania e Diocesi di Alife – Caiazzo a seguito del terremoto che ha colpito il Matese nel dicembre 2013 e gennaio 2014. E mentre la magistratura farà il suo corso (la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria C.V. ha aperto un fascicolo per questo), andando ad accertare verità e presunte colpe, un’intera comunità ha pianto il suo Albino, una persona perbene, “un amicone” come è stato descritto dagli amici e conoscenti, che prima di questa azienda aveva prestato servizio per diverse altre ditte, anche locali, aveva lavorato molto nelle gallerie, ed anche per strutture pubbliche. Diversi gli amministratori comunali, alcuni Sindaci e consiglieri comunali, presenti alle esequie, iniziate poco dopo le ore 14,00 ed officiate da S.E. Mons. Valentino Di Cerbo, Vescovo della Diocesi Alife – Caiazzo. In lacrime la moglie, accompagnata e sostenuta da parenti, assenti invece i figli, moltissimi i compaesani ad affollare la stradina di accesso al Santuario, la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria del Carmine, che risale agli ultimi anni del 1500 e nella quale nel 1687 furono ospitate le reliquie proprio del Santo Patrono San Liberato, medico martire ucciso dai Vandali. Strutturata secondo la croce latina, anticamente aveva una grande navata centrale e una più stretta laterale. A metà della navata centrale si accedeva alla cappella dell’ Addolorata e alla cappella della Madonna del Rosario, di fronte si accedeva alla cappella di San Liberato. La chiesa fu dichiarata Santuario di San Liberato Medico e Martire il 15 marzo 1967 da Mons. Pellecchia, vescovo di Alife.

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