Gli squali attaccano Google e il colosso di internet corre ai ripari, ma il motivo degli attacchi resta però ignoto.
L’oggetto degli attacchi sono i cavi subacquei di Google, che vengono morsi senza pietà dagli squali, ignari di creare non pochi danni nella trasmissione di dati del colosso. Ora Google ha deciso di correre ai ripari, inserendo un rivestimento speciale per proteggere dagli attacchi degli squali le strutture sottomarine.
Cristina Cucciniello su Repubblica scrive: “La soluzione all’annoso problema è emersa durante il Cloud Roadshow organizzato da Google a Boston. Uno dei dirigenti della casa di Mountain View, Dan Belcher – intervistato dal Network World – ha ammesso che l’azienda sta prendendo provvedimenti al fine di proteggere le linee sottomarine dagli attacchi dei pescecani. Come? Con guaine in materiale simile al Kevlar, materiale che, a parità di peso, è ben cinque volte più resistente dell’acciaio”. Google riuscirà così a proteggere la preziosa rete sottomarina costata ben 300 milioni di dollari. Un investimento così importante e assolutamente da proteggere: “un morso di uno squalo causerebbe perdita di trasmissione dei dati e perdita di quel concetto di affidabilità che Mountain View desidera offrire all’utenza”. Ma non è la prima volta che gli squali attaccano cavi sottomarini: “Già nel 1987 il New York Times raccontava dell’inspiegabile passione degli squali per la fibra ottica, che causava – per ogni morso – allo squalo la perdita di un dente, alle compagnie telefoniche dei due lati dell’Atlantico ben 250.000 dollari di spesa per singola riparazione ed ai biologi marini un sussulto di gioia per la possibilità imprevista di raccogliere nuovi dati sulla vita dei predatori”. Il motivo degli attacchi resta però ignoto: “gli attacchi ai cavi potrebbero essere scatenati dalla capacità – riconosciuta da molti studi – da parte degli squali di sentire i campi elettromagnetici. Oppure, potrebbe esserci la curiosità animale alla base degli assaggini: è quel che sostiene Chris Lowe, responsabile dello Shark Lab della California State University. E con le guaine in materiale rinforzato, la curiosità potrebbe costare qualche incisivo in più agli squali e qualche connessione persa in meno agli umani”.








