Moiano. Sindaco positivo si negativizza: “Ho lottato tra solitudine e certezza di non farcela. Ora mi è stata donata una seconda vita”.

“La desolazione scandita dai “bip” delle macchine, il pensiero fisso a chi si ama, il terrore che quello sguardo scambiato fugacemente, mentre il 118 ti portava via, possa essere stato l’ultimo. Puoi avere 20 o 90 anni, cambia poco”.

Sindaco Giacomo Buonanno che finalmente si negativizza dal covid. Il primo cittadino di Moiano, tra i centri sanniti più colpiti dalla pandemia, dopo l’uscita dal periodo buio ed il ricovero all’ospedale “San Pio” di Benevento, prende carta e penna e scrive ai suoi concittadini, lui che per questa epidemia ha perso anche la mamma: “Ho sentito la pelle bruciare. Per undici giorni, ininterrottamente, con la temperatura a 40. Ho trascorso settimane svuotato di ogni forza, giornate intere con la testa immersa in un casco. Senza vedere e sentire, immerso nel vortice dell’ossigeno. Era lui, un ammasso di plastica e circuiti, il mio legame con la vita, lui erano i miei polmoni. Sono stato solo con me stesso, guardando una porta che non si apriva mai. E, quando quell’uscio si schiudeva, vedevo persone, non so neppure se uomini o donne, alabardati come astronauti. Le mie mille domande per avere rassicurazioni rimbalzavano contro i loro caschi. Mi dicevano solo “tranquillo”, “tranquillo”. Giorni interi immerso nella solitudine e nella dolorosa certezza di non farcela: che la mia corsa si sarebbe conclusa lì e, con essa, le tante cose e i tanti progetti da portare ancora a compimento. La mia gente, la mia Moiano. Ma, soprattutto, l’immagine di mia moglie, dei miei figli, dei miei cari: e se non avessi mai più potuto abbracciarli? Secondi, minuti lunghi come anni, fatti della più cupa disperazione. Ho visto persone giovani, a pochi metri da me, smettere di combattere. Poi, nell’arco di pochissimi giorni, tutto è cambiato. Si è accesa improvvisamente la luce. Mi sono negativizzato. Ora sono fuori pericolo, ma ho bisogno di tanto tempo ancora per poter recuperare completamente. Sono un’altra persona. Mi è stata donata una seconda vita, e credo che non sia stato solo per merito dei medici e del personale che mi ha curato e che non finirò mai di ringraziare per la loro immensa dedizione. Una vita è questo. In ogni vita c’è questo. In ogni paziente che lotta per la vita c’è tutto questo. La desolazione scandita dai “bip” delle macchine, il pensiero fisso a chi si ama, il terrore che quello sguardo scambiato fugacemente, mentre il 118 ti portava via, possa essere stato l’ultimo. Puoi avere 20 o 90 anni, cambia poco. Noi dobbiamo fermare la catena del virus. Non sentiamoci onnipotenti, questo virus non ha regole: è solo questione di fortuna. Ogni nostro singolo comportamento di responsabilità può consentire di salvare la vita di un qualcuno che nemmeno conosciamo. Per l’economia, per l’istruzione ci sarà tempo. Tutto si recupererà. Tutto è nulla rispetto all’amore delle nostre famiglie, tutto è nulla rispetto al bene supremo della vita. Assaporatene ogni singolo istante, fermiamo questo mostro. Ed un abbraccio a voi, cari amici, che mi avete cercato con messaggi e telefonate: non ho potuto rispondervi, dapprima perché impossibilitato fisicamente. Ora per divieto dei medici, che mi impongono una condizione di assoluto relax. Ma sappiate che ho sentito la vostra forza, la vostra energia. Grazie a tutti”.

Stampa
comment Nessun commento

Sii il primo a lasciare un commento alla notizia

mode_editLascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

menu
menu