L’Autonomia regionale, anche scolastica, al Meridione, non solo al Settentrione.
A Piedimonte Matese 5mila studenti ogni giorno varcano il portone delle numerose e varie scuole.
di Prof. Giuseppe Pace (Vsegretario prov. Padova Partito Pensionati con delega reg. per la scuola).
Nel Mezzogiorno si avvicinano prospettive di decentramento regionale anche per la scuola. Sarà interessante vedere come cambierà la scuola anche delle aree interne appenniniche come il Sannio Alifano. A Piedimonte Matese 5mila studenti ogni giorno varcano il portone delle numerose e varie scuole. La Lega comincia a controllare le importanti nomine nel Mezzogiorno, ma chiude tutte e due gli occhi quando si scelgono i primari ospedalieri in settentrione e forse in futuro anche i dirigenti scolastici regionali, provinciali e d’istituto singolo. Speriamo che altri partiti la controllino bene come ha fatto la Lega nel controllare gli altri mentre i suoi vertici rubavano ingenti somme dalle casse del partito riempite da finanziamenti pubblici. Fa piacere leggere la dichiarazione della Deputata della Lega in merito alla nomina del Direttore della Reggia di Caserta che subentra all’amato milanese precedente, che ha saputo muovere l’acqua cheta meridionale con pesci controllati che non vi nuotano dentro come non attiravano più di tanto i turisti paganti il biglietto d’ingresso del complesso reale più attraente del mondo. “Sono contenta che il ministro Bonisoli abbia confermato che la selezione pubblica internazionale per la nomina del nuovo direttore generale della Reggia di Caserta sia stata fatta senza alcun errore. La conferma della correttezza dell’iter di selezione che ha visto tre fasi autonome toglie ogni dubbio riguardo a qualsiasi tipo di contestazione dei calcoli dei punteggi del concorso ministeriale. La nomina dell’architetto Tiziana Maffei, alla quale facciamo i migliori auguri di buon lavoro, può essere quindi confermata”. Lo dichiara la deputata della Lega Cristina Patelli. I mass media non devono essere il regno moderno degli ordini professionali dell’informazione perché sono chiusi in interessi di bottega spesso. E’ bene che a scrivere sia chiunque abbia qualcosa di reale e di vero da dire. Troppi media della TV sono oggi moderati e diretti da giornalisti di parte partitica e non è giusto che chi informa sia già di parte. Se proprio ciò deve essere allora sia il partito che ha raccolto più consenso elettorale a dirigere anche l’informazione. Se così fosse non avremmo il controllo ordinato esistente oggi del sistema informativo pubblico. Sull’autonomia e dunque la regionalizzazione del sistema d’istruzione ad esempio quasi tutti sono contro al Sud e favorevoli al Nord, ma la Lega miete consensi crescenti anche al Sud. Il problema è che esiste un diverso sentire anche nel medesimo partito: ad esempio i grillini veneti come il Pd sono favorevoli all’autonomia e regionalizzazione della scuola. L’errore sta nella mancanza di esperti proponenti l’autonomia funzionale ad un miglioramento della qualità dei servizi: sanitari, trasportistici, scolastici, ecc.. Per la scuola ad esempio il Veneto si”limita” a chiedere la regionalizzazione dei docenti ed ausiliari. Cosa sbagliata perché aumenterebbe, non ridurrebbe, le spese per l’istruzione senza migliorarla. Forse ci sarebbe più controllo partitico sul personale e soprattutto sui dirigenti regionalizzati? Non è da escluderlo, mentre attualmente ciò è probabilmente limitato ai soli vertici non d’Istituto. In Veneto l’autonomia differenziata anche per l’istruzione deve poter significare una maggiore libertà di scelta del personale e dell’utenza sia della scuola che del servizio offerto. Nel settentrione, in generale, i servizi statali pubblici, sono, tranne eccezioni diffuse, meno efficienti di quelli analoghi erogati dai privati. Non altrettanto al Sud. In Veneto più di 600 mila studenti, con 60 mila “impiegati statali” di cui 46mila docenti, varcano ogni mattina i portoni delle sedi scolastiche di 563 comuni veneti abitati da quasi 5 milioni di persone amministrate da 7 province. Da qualche anno gli studenti veneti sono in fortissimo calo-scesi a circa il 9% come per le altre 19 regioni- nelle scuole non statali, che prima attiravano oltre il 16% d’iscrizioni: la percentuale più alta in Italia. Già da un lustro le scuole del territorio regionale veneto stanno perdendo iscritti, ma quest’anno l’emorragia si è fatta più consistente. Sono 6.616 i bambini persi, cioè gli alunni in meno che si avranno a settembre 2019 nelle classi. Tanti, davvero tanti specie se confrontati con il dato nazionale che registra un calo di 21.000 studenti. Ma vediamo cos’è l’autonomia differenziata? La questione dell’autonomia regionale differenziata chiesta da tre Regioni del Nord è cresciuta con una velocità e una asprezza che facevano ben sperare per un Regionalismo differenziato. Per il governatore del Veneto: «è già stato tolto tutto quello che è dibattito politico, perché i cittadini si sono già espressi con il referendum, e hanno detto che pretendono l’autonomia. La storia del Paese di serie e A e di serie B sta diventando ormai una scusa, non possiamo accettare che si continui a dire che questa è la secessione dei ricchi o un atto di egoismo. L’autonomia, volenti o nolenti, costituirà una pagina di storia di questo Paese, chi ha delle perplessità sbaglia perché così rischia di far scrivere questa pagina di storia a qualcun altro. Perché il percorso é avviato e nessuno lo fermerà più». Il sistema d’istruzione italiano necessita di modifiche sostanziali. Utile alla società, non solo del Veneto, è una riforma che garantisca una libera scelta per il sistema statale e non statale di scuola sia ai docenti che ai discenti. Il docente, con il suo veritiero curriculum, deve essere valutato dall’utenza nella scelta della scuola e del docente disciplinare (dopo i 18 anni e nelle scuole per adulti dei corsi serali e delle università). Alle scuole libere la regione deve pagare metà della retta mensile, mentre deve almeno pentuplicare i circa 100 euro d’iscrizione delle scuole medie superiori e ridurre non meno della metà le tasse universitarie, oggi esose. La sola regionalizzazione dei docenti chiesta dal Veneto fa contenti solo i circa 46mila docenti e gli oltre15 mila Assistenti, tecnici ed amministrativi, che avrebbero un cospicuo aumento di stipendio come dipendenti regionali. Il Ministro preposto all’istruzione sta per indire due tipi di assunzione degli oltre 50 mila docenti: corsi-concorsi riservati e regionali a chi ha 3 anni di insegnamento e concorso libero nazionale. Secondo il Partito Pensionati di Padova e Veneto, il federalismo in campo scolastico è in grado di realizzare più alti livelli possibili democratici. Gli esempi che ci provengono da alcuni sistemi scolastici ad alto tasso di federalismo, pensiamo a quello statunitense che produce università eccellenti. In Olanda ad esempio La scuola è pubblica o privata? costa andare a scuola? La scuola è pubblica, ma se un gruppo di genitori abbastanza numeroso richiede la fondazione di una scuola ad indirizzo particolare (cattolica, protestante o altro) in una particolare zona, lo Stato ne fonda una, che viene gestita da un’apposita fondazione. Ogni scuola chiede ai genitori un contributo individuale per le spese extra: gita scolastica, festa di fine anno e simili. Queste somme vengono gestite dall’associazione genitori. I non abbienti posso chiedere un’esenzione. Le scuole inglesi si dividono in scuole statali e scuole private. Sin dal XIX secolo il sistema scolastico del Regno Unito crede fortemente nella decentralizzazione delle decisioni. Sono infatti le Local Education Authorities, 96 in tutto il Paese, che amministrano tutto il sistema e si occupano di garantire che l’istruzione pubblica gratuita venga fornita in modo adeguato. Non è quindi il Ministero della Pubblica Istruzione a occuparsi in maniera diretta delle scuole, nonostante esegua costantemente controlli. Fino agli anni ottanta il Ministero aveva solo un ruolo di coordinamento e le decisioni venivano prese su scala locale. Le scuole private sono in totale più di 2500 e si sostengono con il pagamento delle rette scolastiche o con aiuti provenienti da enti privati. Sono le scuole che singolarmente decidono quanti insegnanti tenere nel proprio organico. Il Consiglio di Amministrazione si occupa delle procedure selettive: non esiste infatti una graduatoria degli insegnanti. La nomina dei nuovi insegnanti è spesso delegata dal Board ai direttori delle scuole. Per esercitare la professione gli insegnanti sono tenuti a ottenere la qualifica del Department for Education and Skills. L’abilitazione all’insegnamento non garantisce automaticamente un posto di lavoro. Dopo un periodo di prova solitamente gli insegnanti hanno contratti a tempo indeterminato. Le ricerche internazionali sulla qualità dell’istruzione mettono in evidenza come, al di là delle architetture di sistema, sia decisivo il tipo di investimento pubblico (emotivo, psicologico, culturale, finanziario) che un Paese intende dedicare al proprio sistema formativo. “La progressiva riduzione del numero di scuole cattoliche in attività deve preoccupare non solo la comunità cristiana ma tutta la società civile e i responsabili dell’amministrazione scolastica nazionale, perché il pluralismo educativo è un valore irrinunciabile per tutti e ogni volta che chiude una scuola cattolica è tutta l’Italia a rimetterci”, così scrive il card. G. Bassetti: Presidente della Cei. La scuola deve essere anche cattolica ma soprattutto laica e libera in una cultura aggiornata e spendibile trasmessa da docenti più rispettosi del giovane Discente. I padri costituenti dal 1948 videro applicato il loro pensiero alla scuola ed alla formazione con pochi ma essenziali enunciati. Innanzi tutto gli articoli 33 e 34, specificamente volti a delineare l’impianto culturale del sistema scolastico pubblico “la scuola è aperta a tutti”, ma la Costituzione contiene anche prescrizioni più dettagliate, come quelle relative alla istruzione professionale o al decentramento di funzioni e di competenze nella prospettiva di una piena valorizzazione delle autonomie locali. L’Italia dei padri costituenti è cambiata molto durante e dopo il boom economico del 1953.73. La scuola di massa ha terminato il suo ciclo, adesso è inadeguata all’evoluzione sociale. Per il Partito Pensionati di Padova il sistema istruttivo non solo locale soffre di scaricabarile di responsabilità e solo l’utenza del servizio scolastico, discenti adulti e genitori dei minorenni, può migliorarlo. Se i giovani, da alcuni anni, fanno più i bulli e picchiano i loro docenti ci sarà pure qualche sofferenza insita nel sistema formativo inadeguato alla crescita del Discente”accudito” da “impiegati non professionisti” anche demotivati, a maggioranza!








