LETINO / PIEDIMONTE MATESE. I Sanniti non erano soli, come noi e i cinesi nell’universo.

Il rito della Madonna del Castello… uno di Caiazzo, ex prof. di matematica del liceo… l’eremo di S. M. Occorrevole sul monte Muto… lo studioso di botanica e politico di San Gregorio Matese… il prof. Angelo Versaci scrisse… Luigi Pepe.

di Giuseppe Pace, già prof. di scienze naturali in Italia ed estero

Erano o si sentivano soli nell’universo i nostri progenitori Sanniti, in particolare i Pentri che possedevano la Montagna Sacradel Matese? Di certo i Sanniti Pentri, vissuti  dall’ VIII al III sec. a. C., pure sulle montagne e sul vasto pedemontano del Matese, hanno osservato e scrutato i segreti celesti. Avevano popolato nel loro ambiente, costituito di natura e cultura, non poche divinità. Dunque non si sentivano soli! Nel cielo vedevano, tra le altre, una divinità femminile dispensatrice di acqua d’estate.

La immaginavano che danzasse sulle nuvole sopra le vette del Matese per fare piovere sulle pianure d’Alife, Telese, Bojano, Venafro,  ma anche nei campitelli di Letino, San Massimo, Roccamandolfi, ecc. Nei campitelli di alta quota i Pentri avevano sottratto al bosco di faggio terreno utile per coltivare cereali come segale e leguminose come lenticchie. A Letino il rito della madonna sannitica, poi cristiana, detta Madonna del Castello che d’estate viene portata in processione anche a Gallo Matese persiste. Angelo Bernardo di Bojano, da poco morto, mi confidò di un candelabro Pentro del V sec a. C., dedicato da una donna alla Dea del Matese suddetta, rinvenuto a casa dei suoi avi in territorio del comune di Colle d’Anchise. Dunque sulla loro montagna sacra, il Matese, i Sanniti Pentri, vi ponevano divinità, poiché erano politeisti come attesta pure la Tavola Osca di Agnone. La Madonna del Matese l’ho invocata nel ruolo di Sacedote Sannita al Ver Sacrum di Bojano. Con la sottomissione dei Sanniti ai Romani nel 290 a. C., il Matese e i matesini, hanno visto nei cieli altre divinità oscurando le proprie precedenti fino a Costantino con l’immissione ideale del monoteismo cristiano in tutto l’impero romano. Nei cieli, da allora sono scomparsi gli dei e in terra molti hanno visto le madonne in posti suggestivi come grotte, forre, cime dei  colli e dei monti.

Sul Miletto, ad esempio, vi è da tempo una croce, che la religiosità popolare ha espresso e lo studioso di Cantalupo del Sannio Leopoldo del Re nel 1824 ne calcolò l’altezzae le coordinate geografiche. Un mio omonimo abruzzese, studioso di religioni e prof. dell’Università di Padova, ha scritto un saggio su questa città e il suo Santo, delineandolo come prodotto della religiosità popolare, che ho ripreso nel mio saggio, edito da Amazon,libri.it “Canale di Pace”, toponimo letinese, per  scrivere della religiosità popolare di mia nonna paterna che ci iniziava al culto del sacro. Come lo studioso citato, con l’uso della matematica, misurò la quota del Miletto, uno di Caiazzo, ex prof. di matematica del liceo scientifico di Piedimonte Matese, calcolò che a monte Mutria, seconda cima matesina, era più facile osservare  i corpi celesti extraterrestri. Lo stesso studioso, autore di saggi scientifici, che ho visto alla cartolibreria D’Aulisio di Piedimonte Matese, esaminò pure il sismografo elettromagnetico, ecc. di Luigi Palmieri di Faicchio ed anche  l’osservatorio astronomico dell’eremo di S. M. Occorrevole sul monte Muto, che ho rivisitato nel c. a., due giorni dopo Pasqua.

L’Osservatorio meteorologico- astronomico fu fondato dallo studioso di botanica e politico di San Gregorio Matese, Beniamino Caso, nel 1875. Tale osservatorio oltre il cannocchiale astronomico terrestre (dal 1912 e funzionò fino al 1940) aveva pure una meridiana, igrometro, barometro, anemometro, ecc.. Il cannocchiale suddetto era dotato di montatura parallattica (o equatoriale) del tipo tedesco e quindi dovrebbe poter seguire, mediante un congegno ad orologeria, il moto apparente di un astro da oriente ad occidente. Possedeva, inoltre, due cerchi graduati che servono per la misura delle coordinate astronomiche degli astri (ascensione retta oppure angolo orario e declinazione oppure distanza polare). Nel 1949 il Comune di Piedimonte d’Alife inviò la maggior parte della ventina di strumenti all’Ufficio Centrale di Meteorologia ed Ecologia Agraria di Roma, per riparazioni, ma non sono più rientrati.

Il prof. Angelo Versaci, scrisse in merito  all’osservatorio citato, un articolo (pubblicato sull’Annuario dell’ASMV) al fine di renderlo utile per la meteorologia agraria della piana alifana. Nel Molise, in percentuale, vi sono più matematici della Campania. Nell’ambiente (natura più cultura) del Sannio Alifano, invece, non sono rari i cultori di saperi scientifici e per la matematica, tra tutti, si cita per la notevole bibliografia, Luigi Pepe, nativo di Piedimonte d’Alife e prof. dell’Università di Ferrara. Interessante è il libro, pubblicato ed illustrato nella sala del Circolo Sannitico di Campobasso, “Scienziati molisani” di C. de Lisio, che rende onore ad una regione che ha dato i natali a numerosi uomini di scienza. Hanno avuto luogo eventi analoghi di presentazione del volume in altri comuni della piccolissima regione da assorbire nella Regione Sannio, non Molisannio. Il lavoro culturale, del libro citato, serve a promuovere la diffusione della cultura scientifica. Galileo all’Università di Padova dal 1592 al1610, diede impulso al metodo scientifico ed utilizzò la matematica come linguaggio per scoprire le vie del cielo. Anni fa l’Occidente ci fece immaginare una possibile civiltà aliena vicino alle stelle pulsar, poi smentirono che le radio onde intermittenti erano di natura artificiale.

Oggi, invece, altre onde simili le registrano, in Oriente, i cinesi lasciandoci immaginare, di nuovo, gli alieni che vogliono comunicare con  noi. Forse è il caso di investire subito in stazioni interstellari con la nostra civiltà, che va incontro ad altre accorciandone le notevoli distanze. Intanto sperimenteremmo dove vivere in condizioni ambientali o biofisiche un po’ diverse da quelle planetarie terrestri. Alieni o ufo avvistati dall’Homo sapiens continua da millenni. Gli ufo tornano spesso dunque alla ribalta e sono più attuali che mai. Ed è che da quando il Pentagono ha ammesso lo scorso maggio di aver registrato almeno 400 avvistamenti di ‘oggetti volanti non identificati’ negli Stati Uniti dal 2004, il mondo intero è tornato a mostrare interesse per uno dei fenomeni che suscita maggiore curiosità . C’è qualcuno là fuori? Sono solo fenomeni naturali? O è il nemico che ci sta spiando? Intanto l’enorme telescopio cinese, “Sky Eye”, potrebbe aver raccolto segnali di tracce di una lontana civiltà aliena: il rapporto è stato pubblicato di recente e successivamente è stato cancellato dagli stessi scienziati cinesi. La notizia è rimbalzata sul canale telegram Science, che riporta un articolo di Science Alert. Gli astronomi della Beijing Normal University avrebbero scoperto “diversi casi di possibili tracce tecnologiche e civiltà extraterrestri dall’esterno della Terra”, secondo un rapporto pubblicato, il14 giugno, su Science and Technology Daily, il giornale ufficiale ministeriale cinese. 

I segnali sono stati rilevati dal radiotelescopio sferico ad apertura di cinquecento metri cinese (FAST), soprannominato “Sky Eye”, che è il più grande radiotelescopio del mondo. Sky Eye è stato messo al lavoro nel 2019 per scansionare lo spazio profondo alla ricerca di segnali radio che potrebbero indicare la vita extraterrestre; vagliando quei dati nel 2020, i ricercatori hanno affermato di aver individuato due segnali radio sospetti a banda stretta e potenzialmente artificiali. Poi, nel 2022, un’indagine mirata su esopianeti conosciuti ha trovato un altro strano segnale radio a banda stretta, portando il conteggio a tre. Poiché i segnali sono onde radio a banda stretta tipicamente utilizzate solo da aerei e satelliti umani, potrebbero essere stati prodotti da tecnologia aliena. Tuttavia, gli scienziati affermano che i loro risultati sono preliminari e dovrebbero essere presi con cautela fino al completamento dell’analisi. Sempre, nel procedere scientifico degli ultimi decenni, si adotta il principio di precauzione oltre che l’altro principio, altrettanto importante, di responsabilità di appartenenza alla specie Homo sapiens. La vita nell’Universo, oltre la Terra, ha un’alta percentuale di esistere perché lo suggerisce anche la statistica oltre che la biologia e la geologia.

Esistono oltre il 15% di stelle planetarie (nella Galassia 200mld di stelle totali, dunque 30mln di stelle planetarie). Il Sole è una di tali stelle planetarie, è una nana gialla di circa 5 mld d’età ed è posta a circa 30 mila anni luce dal centro della Galassia, che è a forma di spirale e distante da Andromeda (la extragalassia più vicina) 2 mln di anni luce. Il 22 c. m. sono stato invitato dall’Associazione Alumni di Padova per festeggiare, nell’Orto Botanico, gli 800 anni dalla fondazione dell’Università Patavina. Tra gli Alumni illustri vi sarà anche il vicentino di nascita, Federico Faggin, che è un Fisico (laureato a Padova nel 1965 col massimo dei voti) scopritore del microprocessore ed altri componenti elettronici basilari per la nostrana civiltà digitale o IV rivoluzione industriale. Faggin, da decenni, si è messo ad esaminare la Consapevolezza o coscienza, mediante anche il suo libro Silicio. Egli cerca nei fotoni della meccanica quantistica la Coscienza, presente in tutta la materia.

Dunque, da Fisico, è più aperto di noi naturalisti e biologi concentrati più sulla materia organica vivente e non in quella inorganica anche. In età adulta, cerco la Consapevolezza anche nell’acqua, oltre che nella complessità del cervello umano e dei suoi strati dove si depositano ricordi. Essi sono profondi nel paleoencefalo, medi nel mesencefalo e superficiali o recenti nel neoencefalo. Però cerco di carpire segreti anche dalla memoria ancestrale dell’acqua, in primis del fiume Lete, che la rivista romena citata l’ha notato più di altri, soprattutto indigeni politicizzati. Sulla memoria del neoencefalo si è cimentato anche il mio Prof.  di Sociologia dell’Università di Padova, S. Acquaviva, che scrisse saggi in merito. Egli fu tra i docenti al corso biennale postlaurea di Ecologia Umana, che frequentai all’università patavina, dopo la laurea in scienze naturali conseguita all’Università, Federico II, di Napoli, che festeggia, tra 2anni, i suoi primi 800 anni. Tutte le sere da giugno al 10 agosto c.a., nel cortile  del XVI sec. della centrale università di Padova è visibile un filmato “La forma della memoria”con didascalia in inglese. In esso professori dell’Ateneo vestiti in abiti del tempo illustrano le principali tappe di nuove scoiperte realizzate in 8 secoli di università. Dopo il genoma umano si sta  carpendo le diversità tra ogni singola cellula, dei miliardi esistenti in un organismo. Aubrey de Gray (gerontologo Università di Cambridge), che crede sia possibile per gli esseri umani raggiungere la vita eterna. Altri ricercatori affermano che, nella migliore delle ipotesi, possiamo allungare la vita fino ai 150 anni. All’Università di Padova ogni sera di giugno, c.a, e forse pure dopo, nel suo cortile del 1500 si proietta un istruttivo documentario “Le forme della memoria”, che illustra le principali conquiste della razionalità umana in 800 anni di storia dell’ateneo. La memoria dell’Homo sapiens non è poca cosa per tentare di capire chi siamo nell’Universo. Essa è connessa alla cultura che produciamo ed elaboriamo e che non deriva come una sorta di cordone ombelicale dalla natura, come molti continuano a supporre perché non usano il linguaggio non opinabile della matematica. Lo voglio ribadire con l’equazione che segue (oltre ad averla inserita nel mio ultimo saggio “Canale di Pace”, Amazon,libri.it). Premesso che per Ambiente (A) intendo, non da solo, l’insieme di Natura (N) e Cultura (C) ne consegue che A=N+C;  da cui ricavo che C= A-N. Ma allora la cultura con la natura sta come cavolo a merenda? Si è proprio così e noi siamo figli delle stelle. Di questo pare che anche gli astronomi cinesi ne siano coscienti e lo dicono con prudenza al mondo in una delle ultime scoperte, prima citata. Se nell’Universo esistono altre civiltà non è detto che abbiano una cultura analoga alla nostra (unica ed obiettiva se scientifica e multiforme e varia multipla se è umanistica). A queste nuove civiltà extraterrestre, saggi e filmati fantascientifici suggeriscono di contattarle o essere contattati non con le braccia aperte e senza alcuna riserva, porgendo loro l’altra guancia in modo pacifico, ma neanche in modo avverso, basta il principio di precauzione, che è tipico del procedere scientifico. Esso ha anche insito quello di responsabilità di specie, risultato di una storia naturale lunghissima con l’evoluzione biologica e una brevissima di storia sociale o culturale, che nell’ambiente globale e la rivoluzione digitale pare stia subendo un sorprendente rilancio! Le civiltà aliene saranno biologicamente  e culturalmente simili alla nostra? Possono essere anche di individui con forme meno muscolose, più scheletriche e con più ampia testa della nostra se più evolute, più difformi se meno evolute: ecco perché in romanzi fantascientifici immaginano pure individui a forma di polpi, dinosauri, ecc. E.T. fu un filmato eccezionale di civiltà più evoluta e pacifica della nostra. Senza romanzi c’è da dire che le probabilità  sono rare che con gli alieni possiamo comunicare e convivere subito in un ambiente simile. Come saranno e in cosa crederanno gli alieni per avere la consapevolezza universale? L’avranno cercata prima di noi e trovata? Lo scienziato citato, F. Faggin, la cerca da decenni, e, per ora, la intravvede nei fotoni, ma loro potrebbero essere stati più fortunati

Stampa
comment Nessun commento

Sii il primo a lasciare un commento alla notizia

mode_editLascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

menu
menu