PIEDIMONTE MATESE. Annotazioni ambientali sulla scelta della governance municipale di Piedimonte Matese, con cittadini e non popolo tradizionale.

Il castello nobiliare dei Gaetani… “sgarbi” fatti dai consiglieri regionali… ’Amministrazione Cappello… Assopigliatutto” della Magistratura… Assessori “signorsi”.

di Giuseppe Pace

Elezioni che vanno, elezioni che vengono ogni 5 anni se non ci sono crisi di maggioranza. Sembra essere il lieto ritornello della democrazia repubblicana alla quale siamo abituati da 75 anni. Nella, non troppo lontana, Repubblica di Pericle non votavano i nullatenenti, gli analfabeti e le donne. Chi voleva essere eletto si rivolgeva al popolo e se veniva eletto non sempre manteneva le promesse fatte, né faceva di tutto per realizzarle anche se le circostanze non lo permettevano.

Nei circa 8mila comuni italiani le ricorrenti elezioni pare che stiano perdendo di vista i problemi locali territoriali. Al loro posto si sovrappongono quelli regionali e nazionali e, di conseguenza, stanno diventando sempre più un teatrino orchestrato dai “boss” della politica regionale e nazionale, che alimentano i propri piccoli e grandi feudi elettorali. I primi conoscono tutte le strade per rimpinguare le casse comunali con delibere regionali fatte in proposito nonché promettere posti in Regione ben retribuiti e dalla facile carriera politica. Ribadisco, a scanso di equivoci, che la Democrazia è fisiologica se i partiti che la vivificano sono portatori di diverse visioni di governare la res publica, senza sconfinare nel sociale e nell’economia liberale, che la Costituzione definisce. Se poi i partiti diventano “bande di briganti organizzati ben per rubare meglio”, allora siamo su un altro mondo, quello che la Magistratura è chiamata a reprimere, come prevede sempre la Carta Costituzionale: i tre poteri democratici (legislativo, esecutivo o governativo e giuridico) sono necessari per prevenire dittature e prevaricazioni dell’uno sull’altro dei poteri. Ho terminato di scrivere, ma devo ancora pubblicare, un saggio ambientale “Canale di Pace”, forse l’ultimo del tempo concessomi, che delinea l’evoluzione del suddito a cittadino. Parto dal toponimo letinese, canale tributario del fiume Sava, passo per Piedimonte Matese e mi allargo all’ambiente globale prefigurando un unico stato federato, democratico e liberale. In esso intravvedo (ma è la deduzione dei saperi non solo storici, che nel borgo dei castelli medievali e nei paraggi delle ville romane in precedenza) il divenire del cittadino dalle arti liberali: commercianti, notai, medici, ingegneri, docenti, avvocati. A Piedimonte M., più di Letino ed altri piccoli centri, vi era il castello nobiliare dei Gaetani, il cui casato è altisonante e non secondario a molti altri nel panorama nobiliare europeo con più papi tra gli ascendenti. Nel mio stile di saggista cerco sempre di attualizzare il passato per renderlo utile all’ambiente presente, viceversa considero accademia o ridondanza parlare e scrivere del passato per il passato: come mi appare più frequente in ambiente del Sud dell’Italia. Conoscere meglio il passato fine a se stesso può essere utile ai fini documentaristici, museali, ecc. non serve ad aiutare la comprensione dell’ambiente (insieme di natura e cultura) attuale, che ci coinvolge e ci proietta nel futuro possibile. Ciò premesso e leggendo, da lontano, i media locali, costantemente illuminanti i fatti politici piedimontesi, noto che si usano termini come “sgarbi” fatti dai consiglieri regionali del partito x verso il concorrente collega del partito y. Sembra una terminologia da mafia o camorra per restare in ambiente nostrano campano. Ma allora siamo arrivati al dunque: la democrazia è divenuta una lotta tra clan come quella analoga della malavita organizzata? Nulla di nuovo sotto il Sole! Sant’Agostino in proposito ci illuminava sulle malefatte possibili dei politici dell’altro ieri storico cioè del suo tempo con Roma, caput mundi. Pochi anni fa, alla presentazione del mio saggio ”Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio” nella biblioteca civica piedimontese, vennero in pochissimi piedimontesi (25, 6% del totale), nonostante il patrocinio della Governance municipale, la cui delegata, assessore comunale all’Istruzione, giustificò gli estranei per la partita del Napoli in corso d’opera. Quando poi l’ho rivista, tramite i media digitali, abbandonare la maggioranza municipale, cedendo alle sirene ammaliatrici dell’opposizione, ho capito altre cose, che quel giorno non mi erano chiare. Il presentatore – Paolo Mesolella, dir. di un media casertano e preside liceale- del voluminoso saggio (spontaneo e scritto per amore filiale, ma senza cedere alla nostalgia ”canaglia”, parafrasando la canzone di Albano), scomodatosi da Caserta per venire a Piedimonte in un caldo pomeriggio agostano, non si meravigliò del poco pubblico, forse perché era, più di me, abituato a vedere, non di rado, più presentatori che convenuti nell’ambiente culturale casertano, di cui Piedimonte conferma sempre più di appartenere. Pensai pure, visto che sono abituato anche a pensare razionalmente, che poco tempo prima un piedimontese doc, presentò il suo saggio, con larga partecipazione popolare. Addirittura l’Amministrazione Cappello mise a disposizione una o più corriere, pare, per portare i molti convenuti a San Gregorio Matese per incontrare i pastori citati.Con lo stesso saggio anche Letino organizzò una mostra di fotografie. Per Piedimonte M. era l’Amministrazione dell’avv., Cappello, mentre per valorizzare il mio saggio era quella del medico Di Lorenzo: con uno stile più sobrio e meno piedimontesecentrico per non dire tribale. Il Dr. L. Di Lorenzo nel patrocinare il mio saggio si era fidato ed affidato ad un Assessore comunale, che poi lo ha tradito appena le sirene ammaliatrici dell’opposizione hanno saputo agire, non disturbate, perché le corde per legarsi all’albero maestro erano sparite? Cadde la Governance comunale per mancanza del numero legale richiesto e si passò all’amministrazione prefettizia come la normativa elettorale prescrive. Prima dell’Amministrazione con Di Lorenzo primo cittadino, vi era una Commissaria prefettizia perché la Governance guidata dal primo cittadino Cappello, era stata falcidiata dall’inchiesta tangentizia locale campana “Assopigliatutto” della Magistratura, che mise in luce l’esistenza anche di Assessori “signorsi”! Al concerto natalizio di pochi anni fa, tenutosi nella scuola media vicino la Villa Comunale piedimontese, ero presente con mia moglie, e, dopo il discorsetto del pastore diocesano poi incriminato e condannato definitivamente, parlò anche la Commissaria, che ricordò ai molti presenti la frase di P. Calamandrei, scritta a chiare lettere nell’Aula Magna dei quella scuola citata prima: “Solo la scuola può compiere il miracolo di trasformare il suddito in cittadino”! Nella cittadina di Piedimonte Matese, con tante scuole, tale miracolo si è avverato? Oppure ha più difficoltà ad avverarsi rispetto ai comuni più piccoli della sua ampia corona che inghirlanda sia la comunità civile del piccolissimo Letino che quella più grande di Caiazzo? Quando fu approvata la Costituzione Italiana, si dibattè a lungo per l’uso dei termini più realistici e uno di essi era il popolo o il cittadino? Vinseri il popolo e perse il cittadino. Avrei preferito l’uso del termine cittadino, meno indistinto, più evoluto, più responsabilmente democratico. Ma lasciamo, per ora, l’apparente questione formale. Nel mio saggio citato prima mi ero permesso di pensare e scrivere che l’appartenenza di Piedimonte Matese al Sannio e non alla Campania, poteva caratterizzare meglio i piedimontesi e gli oltre 17 paesi che gli fanno corona della locale comunità montana. Alcuni piedimontesi anziani, come e più di me, sanno che Piedimonte, nel Sannio, diverrebbe tra le prime città e non quasi l’ultima campana. La sobrietà, il tenere fede alla parola data, il minore bizantinismo dialogico, ecc., sono caratteri più tipici delle genti montanare che del litorale campano, che appaiono meno provinciali ma anche più disponibili alle truffe, basta vedere gli indici Istat. Prima di ricordare i cognomi piedimontesi, vorrei aprire una parentesi sul cognome diffuso a Casal di Principe (CE). Tra i cognomi italiani, il cognome Corvino ha in Campania 546 su 1.147 famiglie in Italia. Il cognome Corvino è una variante del cognome Corvo, uno dei cognomen più frequenti tra la gens Valeria. Secondo qualcuno, le famiglie Corvino o Corvini discendono dal ramo dei Valeri Poplicola, mentre i Corvo o Corvi discenderebbero dal ramo dei Valeri Massimi. In Transilvania c’è un castello gotico-rinascimentale dei nobili Corvino. Il loro stemma araldico è un anello nel becco di un corvo nero, la cui leggenda narra di un bambino abbandonato e poi ritrovato da un corvo. La leggenda mi fu narrata, la prima volta, da due chimici, Joan e Maria Andrei, dirigenti il liceo Transilvania, dove andai ad insegnare nel 2003/04. Da noi i dirigenti liceali sono quasi tutti umanisti, in Romania ma anche altrove all’estero sono molti di più quelli delle scienze reali che da noi si chiamano naturali. Dico ciò perché chi mi narrò quella leggenda fu un chimico, non un letterato che in genere pare sia più sensibile ai miti per formazione culturale. Ecco anche perché attribuisco valore e sono più indutto a pensare che quel bambino abbandonato potrebbe essere Stanislao Corvino, che fu esiliato nel XV sec. nel regno di Napoli e abitò a “Casal di Principe” conferendogli il toponimo? Se l’ambiente dei nobili è stato delineato da molti storici non altrettanto è stato fatto per gli umili o sudditi. Si riporta una foto di pastori appenninici del 1924 in transumanza da Letino a Marcianise. Da poco tempo ho appreso che il figlio, Stanislao, del principe cattolico, Mattia Corvino, avuto fuori dei due matrimoni fu esiliato dal padre insieme, a suoi amici che congiuravano, a Casal di Principe, nei territori del suocero Fernando I d’Aragona, re di Napoli.  Scrivo ciò per rivalutare Casal di Principe che ha il triste primato della stampa di moda culturale che fa vedere al lettore i casalesi, tutti camorristi, senza separare i cittadini onesti, tanti, dai pochi che non lo sono. Là, come altrove, in Campania, spesso le Istituzioni stanno a guardare e per agire a favore del bene c’è bisogno dell’eroe di turno, come Don Peppe Diana, prete dal cognome nobiliare. Là come altrove i politico continuano a vedere il popolo e non ancora il cittadino, purtroppo. Il cittadino, non il popolo di Piedimonte Matese, in autunno ritorna al voto democratico della Repubblica Italiana del 2021 d.C. sia pure per l’Ente Locale, Comune. Il comune di Piedimonte d’Alife, Matese dal 1970, si prepara per andare a votare in autunno prossimo. Leggendo questo media che annuncia le prossime elezioni amministrative locali, corredato di non poca cronaca in merito, si ha l’impressione che l’ambiente piedimontese non sia cambiato, in meglio, in questi ultimi decenni. Dalla cronaca si evince che il boss x e y della politica regionale e nazionale controlla tutto e tutti a Piedimonte Matese. Ma se fosse così l’ambiente sociale locale, il cittadino piedimontese, dignitoso, non farebbe male a disertare le urne per dare un segnale di distanza da una sorta di “camorra” partitica che stringe in una camicia di forza il cittadino locale. A questi non verrebbe permesso di scegliere liberamente un suo concittadino senza vincoli eccessivi con Napoli o Roma, ambienti notevolmente diversi da quello matesino, alifano-piedimontese? Già con l’elezione scorsa regionale i campani che disertarono le urne furono moltissimi, anche se quelli che andarono a votare espressero il desiderio dell’uomo solo al comando con il 54% di consensi. E a Piedimonte M. quanti andranno a votare stavolta se i boss della politica degli ultimi decenni non mollano la regia del politichese per il popolo? Forse la realtà è più varia e non mancano persone che intendono partecipare alla gavernance della res publica locale senza tanti calcoli e vincoli con questo o quel “padrino” politico! L’elezione comunale dovrebbe concentrasi esclusivamente sui problemi di governance locali e non regionali e nazionali, per quelli ci sono apposite elezioni. Invece a Piedimonte e dintorni pare che sia tutta la medesima  cosa e la conseguente “sceneggiata napoletana più popolare”! Per chi ha scritto un saggio ”Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”, presentato con il patrocinio del Comune di Piedimonte Matese, rappresentato dall’ultimo primo cittadino (medico, figlio di medico che ho conosciuto per competenza professionale nel curare mia figlia in vacanza a Piedimonte M. anni fa), le prossime elezioni non sono affatto estranee di quanto già indicato in quel lavoro spontaneo, scritto non solo per imprinting verso il luoghi nativi e di prima formazione ma con la testa, non solo con il cuore! A Piedimonte Matese, come altrove, ci vorrebbe un po’ della Repubblica di Platone, ma la nostrana Democrazia appare ben lontana. Platone, 428-347 a. C., in La Repubblica, libro VIII, scrisse: ”Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superior è definito un uomo senza carattere, servo…In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia”. Il mio prof. di Vulcanologia dell’Università di Napoli, Lorenzo Casertano, spesso mi diceva, mentre preparavo la tesi “Quì ci vorrebbe la Repubblica di Platone”! Che simpatico e lungimirante fu quel mio Maestro, che curava la pagina scientifica del “Corriere della Sera”. Fu un Maestro non isolato nelle torri d’avorio dei saperi, scientifici in particolare, da cui ho tratto non poco oltre al sapere proprio della vulcanologia. Al Console degli Usa, che venne in un liceo straniero dove insegnavo nel 2006, per parlare di Democrazia, alla fine della lezione gli dissi: “Sig. Console non ha parlato abbastanza della Repubblica di Platone”? Rispose: “No, Platone non mi piace”! Egli sostenne che negli Usa la Democrazia è del popolo, ma a governare ci va una classe di cittadini selezionati, non quelli del popolo volgare. A Piedimonte Matese, in autunno ormai prossimo, si andrà a votare la nuova Governance municipale. A sentire alcuni dei miei ex compagni di classe piedimontesi, noto due livelli di sensibilità sociale. Un primo gruppo attribuisce la scarsa qualità della governance locale anche a molti non nativi di Piedimonte Matese, che si disinteressano della res publica piedimontese. Il secondo gruppo, che conosce dipiù anche altri ambienti locali, dice che a Piedimonte non ci sono speranze occupazionali per i giovani. Uno fa l‘esempio con i due figli “costretti dalla necessità” ad emigrare e l’atro che si dispiace perché il Sud si impoverisce di giovani capaci. Spero che quest’ultimo, gentiluomo degli stati meridionali quasi come nel noto film,  Via col Vento, non intenda giustificare chi costringe ad emigrare i giovani da Piedimonte M.. Se così fosse giustificherebbe chi causa le vittime di un sistema ambientale locale da suddito di clan polititici ed affaristici, che grazie al potere indipendente della Magistratura, è possibile sperare di ridurre e debellare se ci sono cittadini e non più sudditi. Per il primo gruppo credo che i personaggi non abbiano ancora maturato lo scatto da suddito a cittadino nonostante il diploma di scuola media di secondo grado. Il loro giudizio sui piedimontesi non doc, mi appare immotivato. Per me, che mi considero non soltanto un piedimontese, pare che sia l’inverso e cioè sono in non piedimontesi dop a migliorare l’ambiente più di quelli doc, in linea generale. Vedo che dei molti professionisti piedimontesi, troppi restano alla finestra a guardare e pochissimi si mettono in gioco e ci mettono la faccia per cambiare in meglio, partecipando alla governance della res publica. Onore e dignità va riconosciuta a quei pochi cittadini, che risiedono a Piedimonte M. che si impegneranno nella res publica, senza aspettarsi agevolazioni, favori ed opportunità personali. Viceversa si presenteranno di nuovo i “signorsi” che la Magistratura ha indagato per l’operazione “Assopigliatutto”. Di questi alcuni sono paludati da decenni nel sottobosco clientelare della pubblica amministrazione regionale, dove tutto pare sia stato possibile nel passato del feudo alifano-piedimontese. Quelli che non intendono impegnarsi in prima persone e non ha importanza la lista d’appartenenza se dei moderni populares o degli optimates (erano i consoli romani eletti), invece, guardano se vincono i propri boss di riferimento che promettono mare e monti più e meglio di prima, quando il rapporto era più diretto. A Piedimonte Matese il feudo elettorale del passato è duro a morire. Si continua a credere che i necessari voti “bloccati” siano ancora disponibili per vecchie operazioni pastorali di guida del gregge popolare, invece, molti sono evoluti in cittadini: liberi e artefici del proprio ambiente! Piedimonte Matese è una bella e comoda cittadina ai piedi del Matese centrale campano con un buon clima e terreni fertili nel pedemontano e piana alifana. Essa, come scrisse nel citato saggio, ha ”Lo  stemma ufficializzato dal D.P.R. del 28 novembre 2003. Esso, come quello di Letino, trova un’origine nella cultura nobiliare medioevale con stemmi araldici che un po’ si somigliano per gli oltre 8mila  Comuni italiani, in Europa tutta la storia analoga li accomuna. Anche se il nome Piedimonte d’Alife aveva un certo significato per l’origine dall’antichissima Alife, i monti dello stemma in quache modo giustificano anche il cambio del nome in Piedimonte Matese, avvenuto sulla Gazzetta Ufficiale del 12 e13/10/1970, con favorevoli e contrari come riportano articoli di stampa del periodo. Lo scrivente, allora come ora, è del parere che il nome del nostro Comune Piedimonte d’Alife, con il predicato Alife, onorava di più la Storia, ma, si sa, che i cultori di scienze umane sono più volitivi e cambiano più facilmente quello che i cultori di scienze naturali, invece, non farebbero facilmente pur essendo questi ultimi più sensibili al positivismo applicato. Lascio al lettore attento capire chi promosse il cambio del nome del 1970, che comunque va bene lo stesso, non è il nome o un predicato che altera più di tanto l’esistente alle falde meridionali del Matese, ma anche con flussi relazionali intensi con  la pianura alifana, campana e con Napoli metropoli ed internazionale per il canto, l’arte, la pizza, ecc. Tra le antiche famiglie, anteriori al 1500, quando i cognomi si andavano ancora formando dall’antica gens romana o della provenienza o della professione, si ricordano: d’Abbraccio, Costantini, Luccari, de Paterno, ecc.. Alla Giudecca o ghetto della vecchia Piedimonte presso la chiesetta di S. Lucia attuale, già dal 1500 vi erano cognomi ebrei come Antonellis, De Benedictis, De Baronibus, di Tommaso, Pierleoni, de Petraleone. Cognomi successivi al 1500, fino ai giorni nostri, sono: Acquisto, Albanese, Altieri, Amato, Amodio, Amoroso, Angelillo, Antonellis, Aucella, Auriemma, Barbato, Bianchi, Boggia, Buontempo, Caiazza, Campagna, Campanella, Campanile, Campochiaro, Camputaro, Cappello, Cardillo, Carpentino, Carullo, Caso, Cassella, Chiarizia, Ciarlo, Ciccarelli, Cimino, Civitillo, Colalillo, Colucci, Consola, Contenti, Coppola, Costa, Costantino, Crispino, Cristinzo, Farina, Fatone, Federico, Feola, Ferraiuolo, Ferrazza, Ferritto, Fidanza, Fioravanti, Fontana, Fortini, Fossa, d’Agnese, d’Ambrosa, d’Aria, de Franchis, de Gaudio, Di Baia, di Francesco, di Franco, d’Onofrio, d’Orlando, Francomacaro, Fusco, di Fusco, Gabrile, Galante, Gambella, Gaudino, Gaudio, Gianfrancesco, Giordano, Girardi, Gismondi, Giugliano, Giunti, Gonzales, Gosta, Granitto,  Iacobellis Iameo, Iannella, Iannitelli, Iannitti, Iannitto, Iannotta, Iasalvatore, Iasimone, Izzo, Leone, Leggiero, di Lello, Loffreda, Lombardo, di Lorenzo, de Luca, Luciano, Lupoli, di Lullo, Luzzi, Macaro, Malatesta, Manzo, Marano, di Marco, Martino, Martone, Mastrangelo, Mastrolorenzo, Mastronardo, di Matteo, Mazza, Merolla, Monturi,  Natalizio, Navarra, Novelli, Occhibove, Orsi, Pacella, Pagano, Palmieri, Paolella, Palumbo, Pascale, Pastura, Paterno, Pace, Pepe, Perfetto, Perillo, Perrone, Pescatore, Petella, Pezzullo, Pezzuto, Piazza, Pietrosimone, Pitocco, Pizzuto, Potenza, Puigliese, della Paolera, Rapa, Ricciardi, Riccio, Riccitelli, Riselli, Romano, Rosato, Rossi, Russo, Sacchetti, Salomone, Santagata, Santangelo, Santino, Sarro, Savoia, de Santis, Santomassimo, Scappaticcio, Scasserra, Scotti, Sepe, Signorelli, de Simone, Simonelli, Simonetta, Simonetti, Sposato, di Stefano, Stellato, Tacchetti, Tamburro, Tancredone, Tartaglia, Tedesco, Testa, Tino, Tomasone, Tommasone, della Torre, Trutta, d’Urso, Ussiello, Valente, Vastano, del Vecchio, Venditto, Versace, Vetere, della Villa, Villani, Villano, di Vico de Vito, Zampino, Zarro, Zarrino, Zullo”. Riportai i nomi dei Sindaci, tra cui un mio compagno di scuola che lo ha fatto 2 volte. Ampio spazio diedi al catasto onciario piedimontese, all’ITAS “A. S. Coppola”, pur non avendolo frequentato, alla locale Comunità Montana, Parco naturale e alle scuole. La forza propulsiva piedimontese sta nelle sue numerose e frequentate scuole. Le migliaia di adolescenti, che, ogni giorno, si recano a scuola e vi escono, affollano la cittadina, che potrebbe avere creato per loro più occasioni di lavoro se i politici fossero stati meno tribali e non pensato solo a sistemare se stessi e i familiari prima di alcuni più fidati galoppini e amici degli amici. Chi lo dice questo? Vox populi vox dei! Qualche decennio fa ero in Comunità Montana Matese, a Sepicciano, ad aspettare un’impiegata piedimontese doc, che mi regalò il calendario ben fatto dei 17 comuni amministrati. Mentre attendevo in una stanzetta, al ritorno la giovane impiegata mi chiese se avessi riconosciuto l’impiegata? Dissi di no e sembrò quasi una lesa maestà, si meravigliò poichè non avessi degnato d’attenzione ossequiosa una notabile locale, cognata del gran capo del clan politico piedimontese. Pensai: ecco il posto meridionale tanto agognato e descritto in letteratura sulla Questione Meridionale da parte di alcuni meridionalisti meno visionari. Occupare un posto per non fare granchè e fare i fatti propri perché nessuno ti disturba! Piedimonte Matese era cosi negli anni Sessanta-Settanta? Ripeto vox populi vox dei! Eppure negli anni Sessanta Piedimonte era in tumultuoso sviluppo con un cotonificio fiorente, una centrale idroelettrica con molti dipendenti, una piccola cartiera, tanti uffici pubblici, ecc.. Io ci sono cresciuto bene in quell’ambiente più dinamico e foriero di premesse e promesse rispetto al piccolo e più povero Letino di nascita e vita fino all’avviamento agrario con la governance monarchica dei Pitocco. Un mio compagno di classe piedimontese di quegli anni, dice che ”qua da noi si sa la raccomandazione è essenziale”.  Egli ne è convinto perché è cresciuto con esempi eclatanti e non gli è facile cambiare idea. Ma non è solo l’ambiente piedimontese ad essere così, anche se altrove non sembra così evidente! Il medesimo compagno di scuola piedimontese, doc e dop, mi dice che si stanno avvicinando alla governance piedimontese i “poteri forti”, che non capisco cosa intenda per poteri forti. Ma se è abituato a pensare che senza raccomandazione nulla si può fare a Piedimonte ex d’Alife, non è da meravigliarsi più di tanto! Piedimonte Matese ha molti cittadini, figli delle arti liberali (notai, medici, ingegneri, architetti, agronomi, docenti, avvocati,  commercianti, ecc.). Tra questi non pochi sono adatti, se lo vogliono ardentemente, a partecipare alla prossima competizione elettorale. L’ombra o nuvola politica patologica che mi sembra di scorgere sul cielo di Piedimonte Matese, è composta dalle cordate dei politici regionali e nazionali, che incidono troppo sulla scelta dei primi cittadini per la cittadina ai piedi del natio Matese. Penso e scrivo che non dovrebbe essere cosi. Si spera che le brezze di monte e di valle siano portatrici di aria salubre che rinfreschi la memoria sull’eredità della transumanza, come la dedica sulla placca che fu collocata da una scuola piedimontese nel rione San Giovanni, nel borgo del castello dei nobili Gaetani dai quali sono derivati i volgari popolani e i moderni cittadini.

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