PIEDIMONTE MATESE. Sguardo sull’ambiente politico di Piedimonte Matese, dove non tutti i passati mali sono destinati a nuocere.

Quel feudo elettorale aveva un dinamico medico che lo rappresentava, capace di esprimere una sola voce ai potentati correntizi napoletani e pertanto era riuscito anche a tentare di fare non poco bene a Piedimonte, ex d’Alife, con la nascita del nuovo ospedale, eccetera, eccetera.

di Giuseppe Pace

Il 20 e 21 settembre c. a. 7 Regioni sono chiamate al voto: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto. Si tratterà di una sorta di election day, visto che le regionali stando al decreto Elezioni, saranno accorpate al primo turno delle amministrative e al referendum sul taglio dei parlamentari. Interessante è dare uno sguardo sull’ambiente sociale e politico di Piedimonte Matese: cittadina di quasi 11 mila abitanti, ma baricentro di servizi sociali, sia scolastici che ospedalieri in prevalenza, di oltre 50 mila utenti e con la vicina ed “ex madre” d’Alife di oltre 7mila residenti. L’ambiente piedimontese, mi appare ricco di cittadini e non più sudditi di un passato non sepolto del tutto dal feudo elettorale che ha dominato per circa un 50ennio il panorama politico non solo dei 45 mila abitanti dei 17 comuni della Comunità Montana “Matese” con sede a Piedimonte M., che sono gran parte del più ampio Sannio Alifano. Quel feudo elettorale aveva un dinamico medico che lo rappresentava, capace di esprimere una sola voce ai potentati correntizi napoletani e pertanto era riuscito anche a tentare di fare non poco bene a Piedimonte, ex d’Alife, con la nascita del nuovo ospedale, eccetera, eccetera. A 19 anni circa, ricordo, di essere andato di mattina presto a curarmi un dente, il dentista usci nel corridoio e mi chiamò, facendomi passare avanti ad altri che erano giunti prima. Io protestai precisando che non mi spettava il posto- allora si estraevano solo i denti malati, non si curavano- e lui insistette dicendo: ”venga lei che ha altro da fare, questi anziani hanno più tempo libero per aspettare”. Egli conosceva la storia personale di molti (nel mio caso forse aveva letto sul libretto “studente universitario”) ed aveva una marcia in più per capire il da farsi anche se era costretto a fare i conti con un ridotto bacino di voti rispetto a quello più vasto partenopeo. I suoi discendenti ma anche gli avversari politici, che lo hanno seguito nell’ambiente politico locale, non hanno brillato ugualmente e nemmeno, pare, che abbiano saputo consolidare quel feudo elettorale ricco di compiacenze, a torto e a ragione, per mantenere la base elettorale. Alcuni comuni, come Letino, sfuggivano in gran parte alla sua Democrazia Cristiana perché innamorati del mito egalitarsita a sinistra del verbo di Don Luigi Sturzo e gli era rimasto fedele solo un pugno di voti del medico Pitocco, ex monarchico laurino, che ci faceva cantare: ”con la pelle dei democratici ci facciamo le tamburelle, noi monarchici belli vogliamo la libertà”, oppureDante Cappello tira i denti a tummulelle…”. Altri tempi, altri personaggi, ma oggi? L’oggi non è del tutto avulso da ieri, ma è una continuità sia pure con non pochi punti di discontinuità. A Piedimonte d’Alife sono cresciuto dai 15 ai 25 anni e ho tanti ricordi, amici ed affetti sepolti ma sempre vivi: la cultura cattolica insegna che si resta vivi fino a quando i viventi ti ricordano. Gli antichi cittadini di Roma, caput mundi, avevano sui comodini il viso scolpito in ceramica del proprio familiare morto. Scrivere di Piedimonte Matese non è facile perché potresti stravedere come l’innamorato stravede per l’innamorata e viceversa. I primi cittadini piedimontesi, che ho conosciuti erano quelli che frequentavano l’Azione Cattolica degli anni Cinquanta e Sessanta che, d’estate, animavano il campeggio giovanile sul Matese, a Capo di Campo, a ridosso dell’attuale ristorante “l’Impiccato”. Don Alfonso De Balsi, premiava due all’anno che frequentavano l’Azione Cattolica letinese, e, per tre anni consecutivi,1959-61, uno dei due ero sempre io. Forse perché ero meno impegnato di altri nei lavori dei campi o da pastore ed anche più disponibile, ubbidiente e con una forte memoria che ripeteva agli altri le lezioni dottrinali dell’attivo ministro di culto che ha lasciato una buon segno tra i miei compaesani. Al campeggio di Capo di Campo, che facevamo accanto al fossetto d’acqua della fontana del Corvo a ovest del vallone cusanaro, vi erano in prevalenza coetanei alifani e piedimontesi. Questi li rividi poi, con il trasferimento della mia famiglia letinese a Piedimonte d’Alife, cittadina 10 volte più popolata di Letino, oggi lo è di 15 volte per lo spopolamento dei pasetti montani. Ricordo a Capo di Campo anche molti animatori piedimontesi, di 5-10 anni più grandi di me, che dedicavano le loro capacità associative e il loro tempo libero a noi più piccoli, neofiti di campeggio. Dopo 3 settimane lassù sulle montagne tra boschi e valli d’oro fiorite, si cantava, accanto a dei fuochi serali, canzoni tipiche dell’Azione Cattolica come: ”Bianco padre che da Roma ci sei meta, luce e guida su ciascun di noi confida….” Oppure canzoni di derivazione inglese “E’ l’ora dell’addio, è l’ora di partire…”. L’Azione Cattolica è stata una fucina che ha plasmato molti giovani del Sannio Alifano, che là hanno imparato le prime responsabilità extrafamiliari, i primi successi e insuccessi della vita meno protetta dalle cure parentali familiari. All’antico Rifugio di Prete Morto o Miralago ci fermavamo per dissetarci con qualche bibita e più volte facevamo il periplo del lago Matese a piedi con Carlo d’Andrea, Luigi Pepe, ecc.. Io per molti ero una valida guida per cercare l’origano, che i piedimontesi chiamavano ”recata” e i letinesi ”rinu”, che avevo imparato a conoscere bene nel territorio letinese che ne era particolarmente ricco e di buon aroma: origano significa ”splendore di montagna”, che ho anche nel mio orticello patavino. A Piedimonte d’Alife vi erano, allora, alcune centinaia di professionisti con i quali molti giovani avevano contatti prima o poi e potevano apprendere qualche arte liberale oppure desiderare di fare, come successe a me. Di Piedimonte Matese, leggo spesso cose varie e tra queste le dinamiche politiche municipali che si susseguono ad ogni cambio amministrativo con politici che in buona parte ricordo vagamente. Leggo ultimamente che tre consigliere prendono le distanze dal Sindaco dr. Luigi Di Lorenzo e lamentano questo e quello senza tanti riguardi di essere state collaboratrici o nella stessa barca politica che remava in una certa direzione, nuova. Il lettore dei media locali e l’elettore piedimontese potrebbe chiedersi: ”ma queste consigliere perché solo ora non vogliono più girare la testa. Perché non lo hanno fatto prima alla luce del sole democratico”? Il loro “ex Sindaco” Di Lorenzo, a me pare che sia stato un pioniere o antesignano di un nuovo ciclo politico piedimontese, dopo la fine del precedente feudo elettorale cappelliano durano più decenni. Il Sindaco, Di Lorenzo, non credo che sia stato come viene tinteggiato negativamente dalle tre consigliere anche perché, per mia esperienza, tre anni fa una di loro l’ho conosciuta in azione politica. Fu delegata o incaricata dal Sindaco a presentare in biblioteca civica “Aurora Sanseverino” il mio saggio “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”. La Consigliera riempì l’agenda delle attività di una “notte di mezza estate” con il mio saggio che fu proposto in pieno pomeriggio estivo, senza alcun piedimontese invitato né con scuse formali nei miei confronti per il modo di procedere alla carlona con pressappochismo e insensibilità culturale evidente: disse solo che c’era “la partita del Napoli ed alcune sue amiche non erano potute venire”. Non fece una bella figura politica davanti a 7 convenuti, tutti miei invitati tra cui il colto presentatore e preside del liceo di Teano P.Mesolella, che evidenziò l’attualità del saggio e degli articoli che scrivevo sul media che dirigeva e dirige. F. Occhibove, presente, fece un buon video non evidenziando la sala vuota alla quale si erano affacciati anche due ex elettori cappelliani, originari di Letino, ma non entrarono per timore di essere visti: erano rimasti due sudditi non cittadini piedimontesi, purtroppo, ma credo che i figli abbiano più carte in regola per essere cittadini senza eccessivi timori. Non credo che il Sindaco, L. Di Lorenzo, che ancora ringrazio per la sensibilità culturale nell’invitarmi e patrocinare l’iniziativa, volesse fare quella brutta figura politico-culturale con i cittadini che governa ed amministra. Il dr. Di Lorenzo, come Sindaco, per me, aveva mostrato più senso civico del giovane avv. che lo aveva preceduto (eppure questi mi inviò una bella lettera di ringraziamento del saggio donato alla biblioteca civica piedimontese, ma fu particolarmente di cultura sibillina, più volte, a promettermi la presentazione pubblica che non fece, l’ultima promessa fu, in solido, con un pure giovane-almeno rispetto a me- prof. assessore “sempre signorsi”, almeno questo fu il capo d’imputazione nella coraggiosa azione della Magistratura con l’operazione “Assopigliatutto”, che con il passare del tempo pare si sia sgonfiata e le attenuanti hanno preso il sopravvento?). Insomma la presentazione concessa dal Sindaco Di Lorenzo, non fu ben rappresentata da una consigliera che oggi volta le spalle con prosopopea sibillina di chi non ha più bisogno del, fu Sindaco?. Premetto che il Sindaco attuale non l’ho mai conosciuto direttamente, ma il padre si ed anche come ottimo specialista medico perché diagnosticò, con estrema precisione e senza tentennamenti, la pertosse che mia figlia aveva contratto per contagio da mie vicini piedimontesi durante le vacanze estive di tre decenni fa. Da allora, ma anche sentendo altri amici locali, ho stimato il dr. Di Lorenzo, di cui il figlio, pure medico, fa oggi il Sindaco. Un coetaneo ed amico di classe piedimontese mi dice che il feudo precedente è finito e che io vedo cose non più esistenti a Piedimonte Matese. Gli rispondo che il problema di miopia politica è suo non mio poiché un feudo elettorale muore dopo più di una generazione. Osservo e deduco che in vista della competizione elettorale regionale campana, anche a Piedimonte le cordate politiche dei vari schieramenti cominciano a fare promesse allettanti e a muovere pedine? Perché no, così, purtroppo, è sempre stata la politica ai piedi del Matese e su di esso del Sannio Alifano, nativo. A Piedimonte M. e ad Alife, pur avendo metà dell’elettorato dei 17 comuni della Comunità Montana Matese, i capicorrente dell’area napoletana vengono ancora a incrementare il loro tesoretto di consensi elettorali per sedere negli scranni dell’ambiente politico regionale e nazionale. Ma leggiamo il media locale online:”Il Comune di Piedimonte Matese, sta attraversando un crisi nella maggioranza a guida Luigi Di Lorenzo e della sua lista “Uniti per Piedimonte Matese” dopo le prese di posizione, ultime, delle tre consigliere e l’incertezza dell’ (ancora) consigliere provinciale”. Se il Consiglio Comunale della città di Piedimonte Matese, si scioglie entro il 27 luglio si potrà votare il 20 settembre 2020 insieme alle regionali. Il rinnovo dei consigli regionali di molte regioni, Campania compresa, si terranno il 20 settembre, data insolita in quanto non si sono mai tenute operazioni elettorali a fine estate e con la presentazione delle liste ad estate in corso (il 20 agosto). La normativa in merito alle elezioni recita: le liste vanno presentato dalle ore 8 del 30° giorno antecedente la data delle elezioni e fino alle ore 12 del 29° giorno dalla data del voto. Quindi, da venerdì 21 e fino a sabato 22 agosto i Municipi o gli uffici regionali saranno aperti per ricevere i rappresentanti di lista con simboli, compagini ed elenco dei candidati a cariche istituzionali. Interessati dalle operazioni non sono solo i Consigli regionali, pertanto, ma anche i Comuni a scadenza naturale e quelli che si andranno a sciogliere entro la data del 27 luglio 2020. Di Lorenzo lo stanno scaricando perché non appartiene ai Sindaci sudditi, ma ai Sindaci cittadini con un certo decoro e una certa dignità. Invece in Campania è più facile cercare un Sindaco suddito che promette alla napoletana maniera o salernitana, spesso ritenuta non da pochi cittadini truffaldina. Sto scrivendo un saggio sull’evoluzione del suddito in cittadino e noto che nel nostrano Mezzogiorno, ad economia più attardata del nostrano Settentrione, i sudditi sono di due tipi che con un po’ di fantasia metaforica si può dire: nel sud ”attacca o lega l’asino dove dice il padrone anche se sai che là se lo mangiano i lupi” e al nord “lega l’asino dove lo hai sempre legato negli ultimi 50 anni, prima nel prato dell’elettorato della D.C, dorotea, poi in quello della Lega”. Anche gli elettori innamorati del mito o verbo egalitarista votano Lega al Nord, tranne il ceto, ex medio, dei centri cittadini che hanno ereditato dai figli del 68 quel mito e continuano a votarlo. A Piedimonte M. parte di quel ceto medio è attratto da quel mito e lo vuole votare regalandogli voti. A me pare che i boss della politica campana, di qualunque partito, un programma di sviluppo dell’area matesina e piedimontese in particolare non solo non l’hanno mai avuto, ma si sono guardati bene persino di pensarlo. I loro galoppini locali a cui si appoggiavano per mietere i circa 25mila voti hanno gestito quel che capitava nella migliore tradizione ben descritta dall’alifano Pietro Farina, sottoprefetto di Caserta ”i municipi sono cosa nostra”. Molti consiglieri di Di Lorenzo, oggi gli girano le spalle perché sono preda di altre sirene e non si curano di legarsi bene all’albero della nave percè vogliono essere ammaliate. Invece è bello lottare per la Democrazia anche e soprattutto quando la vittoria è incerta: la Democraza non si eredità, ma la si alimenta giorno per giorno. A Piedimonte M. si ripete lo scaricabarile ammaliante delle sirene e analogamente negli altri più piccoli comuni della comunità matesina. A quando uno scatto d’orgoglio sannitico di quei nostri territori? Piedimonte M. tra Campania e Sannio, fu un saggio che mi stimolarono a scrivere ex consiglieri comunali e prov.li piedimontesi, che conoscevano il ruolo di Cenerentola attribuito dai napoletano-casertani alla città di Piedimonte M., che nel Sannio diventerebbe IV o V città e non penultima di molte decine di quelle campane. Molti cittadini piedimontesi di tutti i partiti lo sanno, ma non è facile istituire la Regione Sannio con CB-BN capoluogo e non Molisannio come diceva l’Avv. G. Fappiano ed altri locali. Perché non riprestare il mio saggio ai cittadini e politici piedimontesi ed alifani? Il tempo lo abbiamo se c’è la volontà di farlo e in modo meno alla carlona di 3 anni fa. Adesso è tempo, per l’elettore piedimontese, di pensare all’autonomia regionale? Ai presenti l’ardua scelta e ai posteri commentare con il senno del poi. A me pare che non sia necessario tornare ad un recente passato non glorioso, ma idealmente al lontano passato dei Pentri: questi, pur sapendo di perdere, contrastarono l’espansionismo di Roma, a parte l’imboscata delle Forche Caudine a Cusano Mutri nel 321 a.C.. Bisogna prendere le distanze dell’autonomia regionale per governare meglio il territorio locale? Un giovane avvocato piedimontese, con padre alifano e mamma locale, mi disse l’estate scorsa, che aveva letto il mio saggio suddetto (reperibile alla cartolibreria D’Aulisio) e lo aveva trovato d’attualità notevole, bontà sua. Mi disse anche che alle prossime elezioni moltissimi piedimontesi avrebbero votato Lega. Non conosco bene le nuove tendenze politiche locali, ma gli dissi che se l’autonomia regionale è maggiore assunzione di responsabilità democratiche fanno bene a votare i partiti che hanno nel programma il decentramento, evitai di disilluderlo dicendogli pure di non inseguire nuovi miti efficientisti, guidati da un altro nullafacente che parla alla pancia del suddito e non alla testa del cittadino. Mi riferisco al milanese politico, ex ministro dell’Interno, quasi un incolto Masaniello, e la Campania non ne ha bisogno di altri, modernizzati, Tommaso Aniello. A Piedimonte M. vi sono sufficienti anticorpi democratici di cittadini che lasciano ben sperare di girare pagina e non solo di ritornare su trascorsi tratturi storico-politici ben descritti, ripeto, dal colto sottoprefetto alifano Pietro Farina. A Piedimonte M. la frase di Pietro Calamandrei, scolpita nell’Aula Magna della scuola media “G. Vitale”, lascia sperare in bene: “Solo la scuola può compiere il miracolo di trasformare il suddito in cittadino”. Se quel monito veritiero è stato messo là ci sarà stato pure un motivo! Non tutti i passati mali sono destinati a nuocere al cittadino piedimontese, che non è ingenuo né suddito di sua maestà la burocrazia né della partitocrazia imperante che parte da Napoli e giunge nel più sperduto vicolo del Sannio Alifano. I partiti sono lo strumento o il mezzo democratico per rappresentare più idee e istanze, ma non devono invadere la società civile del cittadino del 2020 d. C..

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