PRATA SANNITA / ALVIGNANO. Il Servo di Maria, Filippo Arianna, fu benefattore dei poveri studenti del convento francescano.

Prata S. aveva 2.111 residenti nel 1951 e scarsi 1500 ora, fa parte della Comunità Montana Matese e del parco omonimo, che stenta a decollare per far crescere il reddito dei resideni.

di Giuseppe Pace (studioso di Ecologia Umana)

Dal Nolano, uomini e donne illustri, sono andati a svolgere le più disparate professioni planetarie. Tra tutti il più noto è stato Giordano Bruno (bruciato vivo sul rogo a Campo dei Fiori a Roma e accusato d’eresia dal Vaticano) ma anche un altro sacrato cattolico è da ricordare e non tra i minori per l’umiltà che ebbe. Egli è il nolano frate servita, Filippo Arianna, che nel territorio dell’alto casertano trascorse non poco tempo segnando la formazione di giovani sprovveduti di quei comuni. A Prata Sannita (CE) fino a pochi anni fa (dal 2015 il Convento è stato chiuso per mancanza di monaci, pertanto la Chiesa viene raramente utilizzata per il Culto, il monumento è visitabile solo contattando il custode locale) era attivo di servizi sociali, culturali e religiosi il Convento di San Francesco. La costruzione del complesso immobiliare di San Francesco di Prata S. fu voluta dal nobile Carlo Pandone, fu ultimato dal figlio Scipione che lo fece consacrare nel 1480. Gli ambienti si sviluppano intorno ad un chiostro coperto da “volte a botte” e a “crociera” sorrette da un robusto colonnato con capitelli riccamente e variamente scolpiti. Anticamente il chiostro viene descritto con lunette affrescate con le storie di San Francesco, affreschi andati perduti intorno agli anni ‘20. La chiesa si presenta attualmente ad una sola navata, il transetto è coperto da tre cupole. La struttura interna ha subito notevoli cambiamenti nel Settecento quando fu innalzato il tetto fino ad allora in capriate di legno; la navata e le pareti furono decorate con gli stucchi e nicchie tutt’ora presenti. In un armadio a muro posto a destra del transetto sono conservate le mummie medioevali dei Conti Pandone (sec. XV). Nel 1983 l’intervento dei soci del Gruppo Archeologico Prata Sannita in collaborazione con la Soprintendenza di Caserta ha riportato alla luce tre affreschi databili tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento raffiguranti S. Francesco, tre sante martiri (S. Agata, S. Lucia, S. Apollonia) ed una Annunciazione. Un affresco di scuola napoletana del Settecento raffigurante l’Ultima Cena è posto sulla parete di fondo del refettorio. Attualmente il convento è gestito dai monaci dell’Ordine dei Servi di Maria che lo ereditarono dai francescani nel 1909. E’ bene citare l’esistenza e l’attività culturale pratese del Gruppo Archeologico Prata Sannita (G.A.P.S.). Esso ebbe origine nel 1980 dalla necessità di conoscenza del proprio territorio manifestata da alcuni giovani studenti pratesi, incoraggiati dalla competenza degli studiosi locali Benedetto Pistocco e Lucia Daga Scuncio, Direttore fondatore dell’Associazione, ai quali va il merito delle prime ricerche storiche sul territorio di Prata S. e dintorni. Iscritto ai Gruppi Archeologici d’Italia dall’08 marzo 1981, il G.A.P.S. ha operato in piena armonia con l’Associazione Nazionale, seguendone le direttive ed approvandone gli scopi e lo statuto. Dell’ordine monastico cattolico denominato i Servi di Maria, nel Sannio, si ricorda Filippo Arianna, che ha un colto nipote, Luciano Arianna, a Padova, Ingegnere e già Dirigente Scolastico che ha dato molto alla didattica anche degli studenti apparentemente demotivati. Luciano, il nipote del benefattore di Prata S., che mi ha fornito le indicazioni dello zio paterno, Filippo Arianna, che fu dapprima frate e sacerdote parrocchiale dei Servi di Maria ad Alvignano (CE) intorno al 1956 e poi a Prata Sannita al Convento di San Francesco. Gli elementi essenziali della spiritualità dei Serviti sono: il servizio; la devozione alla Vergine Maria, in particolare con il titolo di Addolorata; la vita fraterna; l’invito alla conversione. I Serviti in genere intendono il servizio come:accoglienza dei fratelli, specialmente dei più bisognosi; impegno apostolico, in particolare quello missionario; studio ed impegno di avere con tutti “solo rapporti di pace, di misericordia, di giustizia e di amore costruttivo. Fu a Prata Sannita che il frate dei Servi di Maria, Filippo Arianna, si distinse in opere di carità e, con l’aiuto di Caterina Caselli, donatrice delle piastrelle usate, fece rivestire parti obsolete del convento pratese. In particolare si prodigò per rendere più accogliente la palazzina che ospitava i ragazzi di famiglie disagiate. Il nipote Luciano Arianna, che ha ereditato dallo zio il mettersi a servizio degli studenti svogliati e bisognosi, andava spesso a fargli visita via Caiazzo, Alvignano o via autostrada e poi da Caianello a Pietravairano o Vairano Patenora fino a Prata Sannita passanto prima per Pratella e gustando l’Acqua Lete, fiume della dimenticanza cantato da Virgilio, Ovidio, Dante, ecc.. A Letino e al suo fiume ed Acqua Lete lo scrivente ha dedicato un saggio, edito da Energie Culturali Contemporanee a Padova, 2009. In esso scrive anche di Prata S. e di Pratella. Nel Convento frequentò i tre anni di scuola media tradizionale, 1955-58, un letinese, Luigi Stocchetti, poi divenne Sindaco di Letino per più mandati, ispettore del lavoro ed avvocato a Caserta, dove è morto quest’anno, nonché un coetaneo della Basilicata, Giannelli, che frequentò le medie superiori a Piedimonte d’Alife dal 1964 al 1968. L’Ordine dei Servi di Maria, detti anche Serviti, in latino Ordo Servorum Beatae Virginis Mariae, è un ordine mendicante, fondato, probabilmente nel 1233, da un gruppo di sette persone, poi conosciuto come i sette santi fondatori. Il più antico e autorevole documento narrativo sull’origine dell’Ordine, scritto probabilmente dal priore generale fra Pietro da Todi intorno al 1317 ha per titolo Legenda de origine Ordinis fratrum Servorum Virginis Mariae (Legenda sull’origine dell’Ordine dei Servi della Vergine Maria). Un gruppo di 7 laici (guidati da Bonfiglio, del quale si può ammirare una grande statua nella basilica vaticana) abbandonano famiglia, attività e professione per ritirarsi a vita comune in penitenza, povertà e preghiera. A Prata S., Filippo Arianna, è vissuto in umiltà e ha applicato il motto cattolico che non c’è religione senza opere di bene. Prata S. aveva 2.111 residenti nel 1951 e scarsi 1500 ora, fa parte della Comunità Montana Matese e del parco omonimo, che stenta a decollare per far crescere il reddito dei resideni.

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  1. ottobre 03, 23:04 Anonimo

    Tutto vero ! Bravissima persona sono cresciuto in quel convento! E lo conoscevo benissimo!

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