PRATA SANNITA / NAPOLI. Dissequestrati i beni dell’imprenditore napoletano finito sotto processo nell’ambito dell’inchiesta della DDA Napoletana “Caffè macchiato”.

Dopo 7 anni restituiti beni a imprenditore assolto, accusato di essere prestanome clan Mallardo: soddisfazione personale e professionale per l’avv. De Rosa.

Soddisfatto il legale dell’imprenditore campano, l’avv. Damiano De Rosa, anche sindaco di Prata Sannita, che evidentemente, nonostante la recente passione per la politica del territorio, non ha affatto “dimenticato” la sua passione: l’avvocatura e la vocazione naturale ad occuparsi dei problemi delle persone come impegno quotidiano.

Dopo sette anni di vero e proprio “calvario giudiziario” finalmente sancita la più totale estraneità ai gravi fatti contestati e restituiti tutti i beni, pur sottoposti a sequestro in sede di misure di prevenzione, nonostante la piena assoluzione in primo e secondo grado. Finisce così stamattina con un lapidario “dispone il dissequestro della totalità dei beni e delle quote sociali intestate a Domenico Capriello l’incubo giudiziario di un giovane ed altrettanto affermato imprenditore Napoletano. La comunicazione del provvedimento, fattagli dal suo difensore l’Avvocato Damiano de Rosa, è stata accompagnata da un pianto liberatorio di commozione misto a gioia. I fatti di causa. Accusato nell’ambito dell’inchiesta “caffè macchiato” condotta dalla Procura Distrettuale Antimafia di vari reati e di essere il prestanome di alcuni affiliati al Clan Mallardo, Domenico Capriello finisce sotto processo insieme a tanti altri coimputati. Già assolto in primo grado e poi in appello dai Giudici partenopei, vede purtroppo sottoposto a sequestro l’intero suo patrimonio societario e personale e privato per anni della possibilità di lavorare nel settore che da sempre ha abbracciato come sua unica e vera professione. <<Non ho mai smesso di sperare in questo giorno, pregando sempre che i Giudici del Tribunale Misure di Prevenzione, come già avevano fatto assolvendomi quelli di primo e secondo grado da tutti i reati con la formula più ampia possibile, potessero comprendere la assoluta, piena ed indiscutibile titolarità delle mie società delle quali ho sempre curato in prima persona affari ed interessi. Adesso voglio guardare oltre, riprendere a lavorare e fare tutto ciò che non ho potuto fare in questi anni, perché bloccato da un provvedimento che ancora oggi non so spiegarmi. Ringrazio i miei Avvocati Damiano de Rosa e Mario Griffo per la loro vicinanza umana, oltre che professionale e che in questi difficili anni hanno sempre creduto nella mia versione dei fatti>>. Sarà certo dura e difficile la ripartenza, soprattutto perché i provvedimenti di questo tipo finiscono con il produrre un effetto paralizzante e distruttivo delle attività societarie, ma la voglia di ripartire, l’affetto delle persone a lui care, della famiglia e degli amici che gli sono sempre stati vicini, sono sicuramente più forti del dolore e dell’attesa. <<Il Tribunale Misure di prevenzione ha evidentemente compreso che le prove documentali (come tali non passibili di interpretazioni) versate in atti dalla difesa – addirittura video datati che riprendono l’imprenditore sui propri cantieri a dirigere e controllare le operazioni di edificazione, video fatti per la tracciatura degli impianti elettrici, idrici, etc., della qualità dei materiali impiegati e della tipologia di interventi realizzati – oltre che fatture, assegni, versamenti e documentazione certificante la capienza ed autosufficienza economico / finanziaria dell’imprenditore risalente ad anni addietro rispetto ai fatti in contestazione, ha permesso di adottare responsabilmente un provvedimento in perfetta linea con la sentenza di primo e di secondo grado e che, finalmente, mette fine ad un vero e proprio processo nel processo che inevitabilmente ha segnato la vita di questa persona>> sono le parole con cui il legale dell’imprenditore campano, l’Avvocato Damiano de Rosa, commenta il provvedimento appena adottato e che aggiunge <<Valuteremo, ovviamente, la concreta e verosimile possibilità di chiedere il risarcimento (anche davanti agli Organi di Giustizia Europea) per tutti i danni economici e morali ed il ristoro per la innegabile paralisi societaria generata da questo incomprensibile provvedimento di sequestro in sede di misure di prevenzione. È assurdo che oggi una persona possa vedere per oltre sei anni disposto il blocco dei propri beni, pur in presenza di due provvedimenti assolutori pieni ed incontrovertibili e nonostante le varie istanze che sin dall’inizio documentavano l’assoluta inconsistenza della tesi accusatoria>>.       

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