San Marco Evangelista. Fieragricola, Fitopatie: guardia alta su Drupacee, Kiwi e Agrumi in Campania.

pastorano fieragricola 600Nell’area contaminata è vietato il prelievo di materiale di propagazione. Lo stesso vale per l’area insediata.

di Mimmo Pelagalli

Occorre mantenere la guardia alta a difesa delle drupacee estive, degli agrumeti e dell’actinidia. E’ questo il messaggio lanciato stamattina durante il convegno “Fitopatie delle drupacee e cancro del kiwi, novità e aggiornamenti per i territori delle province di Caserta e Napoli” organizzato in tandem tra Osservatorio fitopatologico della Regione Campania ed il Crea frutticoltura di Caserta. Sono batteri,virus o insetti e sono sempre insidiosamente in agguato delle nostre colture, a cominciare dagli alberi da frutta, come le Drupacee estive, per finire al Kiwi ed agli agrumi. All’attacco di queste piante da reddito ci sono insetti, come Aromia bungii, un coleottero che fino al 2016 appariva contenuto in provincia di Napoli, ma che è uscito dall’areale di primo insediamento, intorno alla cittadina di Pozzuoli, per essere ritrovato nell’aprile 2017 nell’area vesuviana, dove sta attaccando soprattutto l’albicocco: le larve dell’insetto – un rodilegno di importanti dimensioni – distruggono le fruttifere in breve tempo. Ed in Campania sono già oltre 2000 gli alberi abbattuti nel tentativo di contenere l’infezione. Ma possono essere dannosi anche il Psa o cancro batterico del Kiwi, un’infezione che potrebbe conoscere una recrudescenza in questa stagione estiva, grazie all’inverno freddo, che ne favorisce la diffusione mediante vento e pioggia. E ancora, colpisce le drupacee estive la Sharka, una virosi trasmessa dagli afidi che non da tregua e che fortunatamente si può combattere con intense potature, senza per questo distruggere le piante. “Ma dalla Sicilia è arrivata una nuova minaccia: si chiama Tristeza virus e colpisce gli agrumeti, con casi già rilevati in provincia di Caserta e Napoli – ha detto al termine del suo intervento Vincenzo Orologiaio, dirigente della sezione di Caserta dell’Osservatorio fitopatologico della Regione Campania. Dalla relazione tenuta dal batteriologo Luigi Zampella del Crea Frutticoltura – Caserta è emerso come l’infezione da Pseudomonas syringae pv actinidiae o Cancro batterico del Kiwi in Campania sia presente in tutte le provincie, in particolare a Caserta. Elevato il valore esposto: in regione si coltivano ad actinidia complessivamente 1476 ettari che nel 2016 hanno portato sul mercato oltre 300mila quintali di frutti. E anche se nel 2016 su 51 frutteti monitorati solo 19 sono risultati infetti, è da ritenere che l’ultimo freddo inverno favorirà l’espandersi dell’infezione, che attraverso l’aria raggiunge tutte le zone del tronco e dei rami che tendono a fessurarsi anche per effetto del freddo. Psa si combatte in emergenza – su impianti già colpiti – a fine inverno attraverso il taglio e distruzione dei rami infetti e il taglio delle piante gravemente colpite, e la disinfezione con composti a base di rame. In caso di impianti indenni o malati a fine inverno-inizio primavera si può prevenire il male con trattamenti effettuati con prodotti antibatterici e disinfezione con rame. Infine è possibile – a fine primavera-inizio estate – con trattamento ai giovani rami e dell’apparato fogliare con prodotti di contatto, bioantagonisti, induttori di resistenza e biostimolanti ogni 20-30 giorni tentare di prevenire ulteriormente il ripresentarsi del problema. Tali operazioni vanno eseguite con particolare accuratezza e seguendo i criteri di un apposito piano di profilassi. Nella successiva relazione di Francesco Mastrobuoni, sempre del Crea su “Tecniche diagnostiche utilizzate per il rilievo di PSA in Actinidia” è chiaramente emerso che data l’accuratezza delle analisi che oggi è possibile effettuare, conviene sempre far campionare tutte le piante di kiwi, in modo da poter intervenire su eventuali infezioni asintomatiche. Vincenzo Orologiaio, ispettore fitosanitario, dirigente della sezione di Caserta dell’Osservatorio fitosanitario regionale della Campania ha invece trattato due temi: Aromia bungii e Sharka. Su Aromia bungii è emerso come nell’aprile 2017 siano stati rinvenuti due ulteriori focolai nella zona vesuviana. Uno è situato a Marigliano: su un primo impianto impianto risultano colpiti dal fitofafo 120 albicocchi e 30 susini, su 350 piante. Mentre in un secondo impianto : ben 77 albicocchi risultano attaccati su circa 400. Il secondo focolaio è a Somma Vesuviana: 5 albicocchi in un impianto semiabbandonato, con piante vecchie e significative screpolature e lesioni cancerose (favoriscono la ovideposizione da parte dell’insetto adulto. Il monitoraggio prevede l’ispezione di un ‘area di 100 m di raggio dalla pianta infestata. Occorre prestare attenzione ai fori esterni che l’insetto produce e al formarsi di rosume e segatura, al fine di una precoce individuazione di un attacco di questo coleottero. Orologiaio ha ricordato come su Aromia bungii non esista ancora allo stato un Decreto ministeriale che ne disponga la lotta obbligatoria, mentre Regione Campania sta già attuando una politica di contenimento molto repressiva, che culmina con l’immediato abbattimento di tutte le piatte colpite e la cippatura fine del legame, finalizzata alla distruzione delle larve. Sempre Orologiaio ha presentato i risultati del monitoraggio sulla Vaiolatura delle drupacee o più comunemente nota come Sharka, una virosi per la quale invece opera già da tempo il Decreto ministeriale di lotta obbligatoria del 28 luglio 2009. Presente da tempo in Campania, ha dei nuovi focolai nei comuni del casertano di Falciano del Massico, Mondragone, Maddaloni, Caserta, Pastorano, Riardo, Teano e Carinola. Per la Sharka il decreto di lotta obbligatoria del ministero per le Politiche agricole prevede monitoraggi su tutto il territorio nazionale, sia in vivaio che in impianti di drupacee. In caso di positività alle analisi l’impianto si estirpa se la percentuale di piante infette supera il 10 % del totale, altrimenti vengono estirpate solo le piante colpite. Nell’area contaminata è vietato il prelievo di materiale di propagazione. Lo stesso vale per l’area insediata. L’area contaminata diventa insediata se dopo tre anni consecutivi continua a riscontrarsi il virus. La malattia è eradicata se dopo tre cicli vegetativi, in quel luogo, non si ritrova più il fitoparassita.

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