SPARANISE. Festa di San Vitaliano, quest’anno arriva il missionario Padre Angelo, con una mostra sul Burundi, allestita dal Gruppo Missionario dell’insegnante Antonietta Castagna.

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Tanti gli appuntamenti in programma, dalla tradizionale Messa di domenica prossima nella chiesa di S. Vitaliano alla messa solenne con il il vescovo Arturo Aiello, al concerto di RAF che si terrà lunedì 1 settembre alle ore 22, in Piazza Giovanni XXIII.

di Paolo Mesolella

E’ ritornata la festa patronale di S. Vitaliano con quel insieme di storia e tradizioni che la contraddistinguono. Tanti gli appuntamenti in programma, dalla tradizionale Messa di domenica prossima nella chiesa di S. Vitaliano (costruita nell’anno 988 dall’abate Roffredo) alla messa solenne con il il vescovo Arturo Aiello, al concerto di RAF che si terrà lunedì 1 settembre alle ore 22, in Piazza Giovanni XXIII. Quest’anno poi, in occasione dell’arrivo in paese del missionario Padre Angelo, sono previsti anche una mostra sul Burundi, allestita dal Gruppo Missionario dell’insegnante Antonietta Castagna, lungo Corso Matteotti ed una messa nella cappella di S. Vitaliano in via S. Vito. Ma ciò che incuriosisce di più della festa è la figura di San Vitaliano, il vescovo di Capua che si vestì da donna. La vicenda storica di S.Vitaliano patrono di Sparanise, infatti, è poco nota (nel calendario universale della Chiesa vi è un altro S. Vitaliano, nato a Segni e papa nel 657). San Vitaliano di Sparanise, invece è nato a Capua (l’odierna S. Maria) dove è stato vescovo per 25 anni, dal 693 al 718. C’è un episodio nella sua vita che ha sempre divertito gli sparanisani. Quando il santo vescovo alla bella età di 70 anni suo malgrado si vesti da donna e fu oggetto di scherno e calunnia da parte dei suoi avversari. Questi, ricorda lo storico don Pietro Palumbo, corruppero col denaro un disgraziato che di notte si introdusse nella cameretta del Santo e sostituì le vesti di vescovo con quelle di una donna. Così, suonata l’ora della preghiera notturna, il santo indossò inconsapevolmente gli abiti femminili e, alla luce del sole, fu fatto oggetto di scherno e calunnie. Lui che predicava la castità, fu accusato di intendersela con le donnacce al punto che nella fretta aveva indossato gli abiti della sua compagna. Fu legato in un sacco e gettato nel fiume Volturno. Ma il vento spinse il sacco fino al lido di Roma dove il vescovo fu tratto in salvo. La città di Capua invece, per la durezza mostrata, fu colpita da una forte siccità, dalla peste e dalla carestia. Al punto che mandò una delegazione dal santo per chiedergli scusa. Allora il S. Vitaliano, mosso da pietà, ritornò a Capua e la pioggia tornò a far fruttificare la terra. Morì in odore di santità il 16 luglio del 718. Nel 1520 poi le sue reliquie furono traslate da papa Callisto II a Catanzaro. Ma don Pietro Palumbo, parroco di Sparanise per tanti anni, oltre alla vita del santo ci ha lasciato anche il ricordo dei fatti che avvennero durante la famosa festa di San Vitaliano del 1722, quando i parroci di Sparanise, in seguito ad un incidente, furono arrestati. A quel tempo, ricorda don Pietro, si giocavano tre palli: uno di canto, un altro di ballo, un terzo “facendo correre le giumente”. I primi due si tenevano in via S. Caterina alle 18, alla presenza del Governatore di Calvi, del Barone di Montanaro e dei sacerdoti don Giovanni Martucci, don Vincenzo Ricca e don Giacomo Marchione. Il terzo invece si teneva sulla strada regia. Secondo la testimonianza di Francesco Santillo (un giovane di 18 anni) quel anno due sbirri del Governatore ferirono alla testa un tale Francesco Boiano perché nella mischia aveva dato un calcio ad uno sbirro, (tale Giuseppe La Cioppa). Tre cursori allora, Agostino del Vano, Francesco Pasciutto e Bartolomeo Giuliano, presero la difesa del Boiano e rincorsero La Cioppa che cercò rifugio nella chiesa di San Vitaliano dove il parroco Nicola Ricca diceva i vespri. I tre cursori, incuranti dell’immunità, entrarono in chiesa, arrestarono La Cioppa e lo portarono a Pignataro per il giudizio. Qui però, il vescovo scomunicò i quattro che avevano preso La Cioppa: i tre cursori riuscirono a scappare mentre il Boiano restò in carcere con la testa rotta. Lo sbirro Giuseppe La Cioppa invece, fu ricondotto a Sparanise dove, nella chiesa di S. Vitaliano, gli furono riconsegnate le armi. Nello stesso giudizio entrarono anche i preti Giovanni Martucci, Giacomo Marchione e Vincenzo Ricca i quali furono arrestati perché colpevoli di aver assistito al palio del canto (il concertino) E solo dopo aver chiesto pietà “da umilissimi servi e con la faccia per terra” furono liberati. Il parroco Don Nicola Ricca, infine, fu condannato per alcuni giorni al domicilio coatto perché non aveva impedito l’estradizione dello sbirro.

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