SPARANISE. “Ma quali armi, siamo operai”: la moglie del presunto terrorista chiarisce la posizione del 28enne fermato.

L’udienza per discutere di estradizione si terrà il prossimo 6 maggio.

Adesso a parlare è Denise, moglie del presunto terrorista fermato ed arrestato dalle forze dell’ordine per essere stato il presunto complice dell’attentatore della strage di Nizza, avvenuta nel sud della Francia nel luglio del 2016. Nel mentre l’uomo,  Endri Elezi, nega ogni addebito, la moglie lo difende: “Non siamo terroristi, tutti devono saperlo a Sparanise”. Suo marito, 28enne di origini albanesi arrestato il 21 aprile a Sparanise, era colpito da un mandato d’arresto europeo emesso dalle autorità francesi, che lo accusano di essere stato proprio lui ad aver fornito armi, una pistola ed un fucile, a Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, autore dell’attentato terroristico quando, a bordo di un camion lanciato all’impazzata nella folla, causò la morte di ben 86 persone ed il ferimento di molte altre. L’uomo viveva adesso con moglie e figlio in un appartamento fittato in via Solimene, centro storico di Sparanise e lavorava come bracciante agricolo, ma all’epoca dei fatti, nel 2016, viveva proprio in Francia, a Nizza, con alcuni connazionali. “Ci opporremo all’estradizione in Francia, Endri Elezi non risponde né di strage di reati di terrorismo – anticipa intanto il suo avvocato (Francesco Fabozzi, ndr), nel mentre la Corte d’Appello di Napoli competente per l’estradizione ha già convalidato l’arresto ritenendo sussistente il pericolo di fuga ed ha confermato il carcere per Elezi, rinchiuso nel penitenziario napoletano di Poggioreale. “Al momento non è ancora arrivata dalla Francia la documentazione con le contestazioni fatte dalla Procura di Parigi a carico di Elezi; l’incartamento arriverà debitamente tradotto probabilmente a metà della prossima settimana. Per ora posso solo dire che a Elezi viene contestato il reato di detenzione e porto illegale di armi da guerra, ma nessun’accusa di strage o altri reati relativi al terrorismo gli sono stati addebitati. In ogni caso già ieri, nel corso della convalida, non abbiamo dato l’ok all’estradizione“. L’udienza per discutere di estradizione si terrà il prossimo 6 maggio.

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