Trivento / Novara. L’addio a Rita Fossaceca: commozione per l’ultimo saluto alla specialista molisana uccisa in una rapina in Kenya.
Da quel viaggio di piacere è tornata in Kenya molte quante volte, dove c’è la “Casa del fanciullo”, un orfanotrofio realizzato insieme alla onlus For Life, e dove i bambini la chiamavano “mamma Rita”.
Una bara scura portata a spalla dagli amici di sempre: questa l’immagine che il Trivento, tutto il Molise e l‘Italia intera da a Rita Fossaceca, professiniosta in servizio in un ospedale a Novara ma quando è stata uccisa era in Kenya durante una rapina. Lacrime e commozione nel volto un pò di tutti nella cattedrale. La Fossaceca “ha pagato con la vita il suo generoso donarsi senza difese”, le parole del vescovo Domenico Scotti durante l’omelia. Ma diventa anche speranza “nella forza della sua testimonianza che ha commosso il mondo”. Una vacanza in Kenya le sconvolse “i suoi piani umani”. Allora il “suo sguardo d’amore si posò sui bambini”. L’omelia del titolare della diocesi di Trivento – che ha concelebrato domenica i funerali a Novara e per la funzione molisana ha scelto come il vescovo Brambilla paramenti bianchi. Una vita “contagiosa” nel suo mettersi in gioco per gli altri, è stato detto di lei. Da quel viaggio di piacere è tornata in Kenya molte volte, dove c’è la “Casa del fanciullo”, un orfanotrofio realizzato insieme alla onlus For Life. I bambini la chiamavano “mamma Rita”, lei che ha fatto tanto per molti posti del mondo colpiti da sciagure, così come nella sua Trivento insieme alle associazioni del posto. “Ecco la serva del Signore, mi sia fatto secondo la tua parola”. Come Maria all’angelo Gabriele, Rita Fossaceca si è affidata alla strada che le comandavano l’anima e il cuore. “Un esempio – continuato il prelato – per chi si chiede come rispondere “a Dio che ci comanda di entrare in un disegno più grande di noi”. Senza di lei, c’è “il peso e la responsabilità di continuare la sua opera”, una preghiera “perché la sua morte non sia stata vana”.







