VAIRANO PATENORA. “Strada fascista” intitolata al gerarca Giuseppe Bottai: ribattezzata “Giancarlo Siani”, giornalista vittima della camorra.

Un giorno importante per la comunità di Vairano che cancella il nome di un sostenitore delle leggi razziali“.

“A Vairano Patenora per dire addio alla “strada fascista” intitolata al gerarca Giuseppe Bottai. La strada è stata ribattezzata con il nome di Giancarlo Siani, giornalista vittima della camorra – il pensiero dell’on. Gennaro Oliviero. Grazie all’amministrazione comunale del sindaco Bartolomeo Cantelmo e a tutti i partecipanti. Un giorno importante per la comunità di Vairano che cancella il nome di un sostenitore delle leggi razziali – conclude il Presidente del Consiglio regionale della Campania.

Giuseppe Bottai nasce a Roma nel 1895. Il padre, Luigi, è toscano di Monsummano, commerciante in vini, ateo e repubblicano; la madre, Elena Cortesia, è di origini liguri. Maturità liceale, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza Università di Roma, interrompendo gli studi in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale e all’arruolamento volontario, come soldato semplice e poi come ufficiale degli arditi. In seguito a ferimento è decorato con medaglia di bronzo al valor militare. Fece parte della Serenissima Gran Loggia di Rito scozzese antico ed accettato, ma in realtà non era massone: era stato il padre ad appartenere a una corrente filosofica agnostica, atea e repubblicana. Bottai viene battezzato segretamente da una balia e riuscirà a fare la Prima Comunione solo da adulto. Contrariato dalla filosofia del padre, si avvicinò gradualmente al cattolicesimo. Nel 1919, al termine del primo conflitto mondiale, Bottai, già attivo nel movimento futurista, incontra Benito Mussolini e collabora alla fondazione dei Fasci italiani di combattimento di Roma. Nel 1921, dopo la laurea in Giurisprudenza, dirige la redazione romana de Il Popolo d’Italia e pubblica la silloge Non c’è un paese, dove raccoglie le sue poesie. Con Ulisse Igliori e Gino Calza-Bini, è uno dei capi dello squadrismo romano, tra i pochi fascisti di primo piano che si pronunciano a favore del “patto di pacificazione” stipulato da Mussolini con i socialisti. Si unisce ai legionari di D’Annunzio nell’impresa di Fiume, quindi eletto nelle nel Partito Nazionale Fascista, alla Camera dei deputati, da cui decade nel 1922 a causa della troppo giovane età. Il 28 ottobre partecipa alla marcia su Roma. Nel ’23 fonda la rivista Critica fascista, apprezzata da Benito Mussolini. Rieletto nel 1924 alla Camera, vi siede ininterrottamente (dal 1939 Camera dei Fasci e delle Corporazioni) fino al 1943. Dal 1926 al 1929 è sottosegretario al Ministero delle Corporazioni, di cui assume la titolarità nel 1929, subentrando allo stesso Mussolini e restando ministro fino al 1932. In questo periodo emana la Carta del Lavoro e ottiene la cattedra di diritto corporativo all’Università La Sapienza di Roma. Nel 1932 Mussolini decide di estrometterlo dalla carica di ministro delle Corporazioni. Dal 1932 al 1935 assume la presidenza dell’INPS, dal 1935 è governatore di Roma, e nel maggio del 1936 è anche governatore di Addis Abeba.

Nel 1935, quando ricopre la carica di governatore di Roma, parte volontario in Africa orientale con la divisione Sila, col grado di maggiore di fanteria. Entrato in Addis Abeba il 5 maggio 1936, con la colonna del Maresciallo Badoglio, ne viene nominato governatore a simboleggiare l’unione ideale tra la capitale del Regno e la nuova capitale dell’impero. In seguito, lascia la carica ad Alfredo Siniscalchi e torna in Italia per dedicarsi alla riforma scolastica. Nominato ministro dell’Educazione Nazionale, saranno proprio le leggi Bottai ad avere una durata pluridecennale (sia pure con alcuni adeguamenti costituzionali, dopo il 1948): la legge n. 1089 sul patrimonio storico-artistico e la n. 1497 sulle bellezze naturali. Giuseppe Bottai, colto ministro dell’Educazione Nazionale, incarica una commissione di giuristi e fa loro riadattare quelle solide leggi prefasciste, rendendole più centraliste senza però stravolgerle. Nel 1938 è tra i più accesi sostenitori delle leggi razziali, curandone, in quanto Ministro dell’Educazione Nazionale, l’applicazione nella scuola italiana. Bottai fu sempre un fascista critico nei confronti di alcuni difetti del regime, come il cieco conformismo dottrinario e la censura. MuoreRoma il 9 gennaio 1959: ai suoi funerali presente anche il ministro della Pubblica Istruzione Aldo Moro, amico di famiglia poiché suo padre, Renato, era stato tra i collaboratori di Bottai al ministero.

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