Venafro. L’Ospedale cittadino del S.S. Rosario diventa caso nazionale: “Turni sfiancanti per garantire la corretta assistenza”.

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“Sono almeno cinque anni che la struttura è stata depotenziata. Qui la situazione è oggettivamente pericolosa e mancano i percorsi diagnostici definiti dall’azienda”.

Diventa caso nazionale la questione del Pronto Soccorso di Isernia, con i medici costretti a dividersi tra il reparto del nosocomio “Veneziale” e quello di Venafro, dove l’utenza è ridotta al lumicino. A occuparsi della vicenda di malasanità è un quotididnao nazionale, che ha parlato di turni da coprire nella “struttura fantasma di Venafro”. Sul S.S. Rosario di Venafro ha illustrato il medico Lucio Pastore, ex primario facente funzioni di Isernia: nella struttura sono interessati in media 6.000 pazienti all’anno, mentre “nel Pronto Soccorso di Isernia curiamo mediamente 1.000 malati ogni 15 giorni. In quello di Venafro non arrivano quasi pazienti, se ne contano scarsi 6.000 all’anno. Siamo in undici, di cui ben sette precari. Dobbiamo riuscire a coprire già dei turni sfiancanti per garantire la corretta assistenza qui a Isernia”. Ma cosa ancora più scandalosa il fatto che a Venafro non esistano più reparti quali pediatria, chirurgia, ostetricia e ginecologia, non esiste pertanto reperibilità cardiologica e un solo radiologo non può assicurare il servizio sulle 24 ore per 365 giorni l’anno. “Ma ciò che fa comprendere la gravità della situazione – continua il medico molisano – per chi finisce in quel luogo è che la rianimazione è assicurata non con la presenza del medico, ma con la reperibilità”.
Sono gli stessi medici del Santissimo Rosario a certificare la situazione di pericolosità. In primis con il dottor Ettore Annibale: “Sono almeno cinque anni che la struttura è stata depotenziata. Qui la situazione è oggettivamente pericolosa e mancano i percorsi diagnostici definiti dall’azienda”. Così anche la dottoressa Gabriella Monsurrò: “Quando arriva un paziente in condizioni gravi, il paradosso è che l’unica cosa da fare è trasferirlo proprio a Isernia”.

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