Alife. Questione rifiuti tossici: lo scrittore Gianmario Frattolillo invia una missiva al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Il silenzio degli innnocenti”.
“Grazie Sig. Presidente a Lei e alla on.le Rosy Bindi e a tutte le altre autorità che nel lontano 1977 decisero di “secretare” le dichiarazioni del pentito dicamorra Carmine Schiavone, affinchè nessuno potesse conoscere una confessione che era una vera sentenza di morte!” – scrive GianMario al Presidente della Repubblica on.le Giorgio Napolitano.
“Il silenzio degli innocenti”: è il titolo della nota inviata dallo scrittore di Alife, GianMario Frattolillo, al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in merito all’attualissima questione “Terra dei fuochi” e dei potenziali rifiuti tossici disseminati in terra di lavoro. Frattolillo è stato l’autorre del rimanzo “Dubbi per sempre”, “non solo il dilemma delle incertezze che non garantiscono esiti e prospettive favorevoli, ma è la debacle, la sconfitta strepitosa degli ideali che ognino dovrebbe avere dentro di sè“. Con queste parole (tratte dalla prefazione di L. Travaglini) nel settembre del 2004 Gianmario Frattolillo si accingeva a presentare al pubblico matesino, ma non solo, l’ultima sua fatica letteraria, dopo le diverse che ha prodotto nella sua lunga carriera. Prima di presenarsi con questo romanzo, “incentrato su grandi temi sociali ed ideologici permeati da un intenso sentimento di amore che coinvolge con dolcezza, tenerezza e commozione”, difatti, negli anni ’80 ha partecipato ad un concorso letterario dell’associazione Storica del medio Volturno, risultando primo exequo con un componimento narrativo dal titolo “Messaggio“; negli anni ’90, in piena tangentopoli, ha scritto “Il colore delle toghe“, ottenendo notevole successo, fino alla premiazione con il “Leone d’Oro” per la saggistica e la poesia avvenuta all’Hotel Ergive di Roma. Il romanzo racconta una storia imperniata su una malattia, un male incurabile.
LA LETTERA AL PRESIDENTE NAPOLITANO
“Non è il titolo di un film, nè l’inizio di un romanzo, ma la triste storia di un’immane tragedia che sta vivendo l’intero territorio di Terra di lavoro – scrive Frattolillo. Grazie Sig. Presidente a Lei e alla on.le Rosy Bindi e a tutte le altre autorità che nel lontano 1977 decisero di “secretare” le dichiarazioni del pentito dicamorra Carmine Schiavone, affinchè nessuno potesse conoscere una confessione che era una vera sentenza di morte! E quanto giusto e corretto pensate che sia ddecidere con tanta leggerezza su fatti che hanno condizionato e condizionano la vita di migliaia di persone? Pensavamo che dopo la fine del Nazismo ogni “olocausto” fosse finito e che della violenza storica del comunismo di Stalin rimanesse solo un amaro ricordo nei libri di storia ed invece no! Il potere è una brutta bestia, da sempre forte con i deboli e debole con i forti (un’affermazione che era una bandiera della sua militanza politica dello scorso secolo!) – conclude Frattolillo – e noi tutti rimanendo in silenzio potremo, forse, un giorno gridare con dolore: “Eravamo innocenti”.
Mario Giovanni Frattolillo









