San Salvatore Telesino. Il sindaco Romano ospita la DMO e la trasforma in un teatro: Telesia, intanto, continua a cadere a pezzi.

la nota di “Progetto Civico” e del Consigliere Comunale, Alfonso Abitabile
Si è svolto lo scorso 27 marzo, nella suggestiva cornice dell’Abbazia di San Salvatore
Telesino, un partecipato incontro dedicato alla presentazione e condivisione del progetto
DMO “Sannio Matesino – Sei Valli Sannite”, iniziativa strategica finalizzata alla
costruzione di una destinazione turistica integrata e alla valorizzazione coordinata del
territorio.
All’iniziativa hanno preso parte Amministratori locali, rappresentanti degli Enti sovracomunali, Regione e Provincia, Istituzioni, GAL, operatori del comparto turistico, associazioni e stakeholder, a testimonianza di una partecipazione ampia e trasversale. La presenza congiunta di soggetti pubblici e privati ha evidenziato la volontà condivisa di avviare un percorso strutturato di sviluppo territoriale.
Nel corso dell’incontro sono stati illustrati gli indirizzi strategici della DMO, orientati alla messa in rete delle risorse locali, al rafforzamento dell’identità territoriale e al miglioramento della capacità attrattiva dell’area. Tra gli obiettivi principali, il superamento della frammentazione dell’offerta turistica e la definizione di un modello organizzativo stabile, in grado di garantire continuità alle azioni di promozione e gestione della destinazione. Particolare rilievo è stato attribuito al coinvolgimento degli operatori locali, chiamati a svolgere un ruolo attivo nella costruzione di prodotti turistici integrati e nella definizione di strategie condivise.
Un progetto quindi strutturato, costruito in anni di lavoro che ha trovato 316 adesioni tra istituzioni, operatori e associazioni, orientato a valorizzare il patrimonio delle aree interne e a contrastare lo spopolamento. Un progetto che riguarda direttamente anche San Salvatore Telesino. Il sindaco Romano era il padrone di casa. E il suo contributo alla giornata è stato, a nostro avviso, un caso emblematico di inadeguatezza istituzionale.
Un discorso di apertura fatto di lamentele e disappunti, di doglianze e rimbrotti che hanno reso lui – e ahinoi – tutta la comunità che sciaguratamente rappresenta, un hooligan urlante alla Prima alla Scala. Fuori luogo!!! Invece di aprire i lavori con un benvenuto propositivo, Romano ha scelto di illustrare la sua personale «sfiducia» verso i progetti del territorio, elencando anni di riunioni senza risultati, fondi dispersi, promesse mancate. Parole che pongono una domanda ineludibile: Romano governa questo Comune da quasi quindici anni. Se il bilancio è così sconfortante, chi ne risponde? Chi dovrebbe essere il primo a farsene carico? Un intervento costellato di momenti imbarazzanti, che in pochi minuti ha preso la scena e lasciato atterriti tutti i presenti.
Sarebbe stato il palcoscenico perfetto per dare risalto al contributo del Presidente del Comitato Promotore, Antonio Di Maria – che con entusiasmo e passione ha sostenuto la necessità di “fare sistema” tra i Comuni, promuovendo un approccio basato su una rete territoriale a visione unitaria ed evidenziando il turismo come leva strategica per contrastare lo spopolamento e la marginalità delle aree interne.
Romano avrebbe dovuto esaltare la trasversalità e la competenza tecnica degli interventi dell’A.D. del GAL Titerno, Elio Mendillo, responsabile di progetto, e del Presidente del GAL Titerno Lorenzo Urbano, che hanno illustrato il lavoro svolto negli ultimi anni e la finalizzazione della candidatura, della tenacia e della visione con cui hanno coinvolto imprese e associazioni al fine di definire con intelligenza e visione programmatica sia il modello di governance che la strategia operativa all’interno della complessa struttura della rete; nonché il contributo scientifico della prof.ssa Concetta Nazzaro – Unisannio. Senza dimenticare i contributi di Domenico Giordano, Remo de Ieso, Erica Mobilia, Titina Pigna, Marco Razzano, Domenico Tartarone e quello di Costanzo Iannotti Pecci, che – dimostrando ancora una volta intuizione, visione e passione per il territorio – ha auspicato il recupero e la valorizzazione dell’Antica Telesia. Ma sul punto, ci torneremo.
Tutti – e sottolineiamo tutti – contributi costruttivi che hanno invitato a cambiare la narrazione sulle aree interne e a credere nelle potenzialità della DMO e nelle capacità del nostro territorio. Tutti, anzi, meno che uno. Quello del sindaco Romano. Ha preferito alzare la voce sulle strade provinciali, definendole «mulattiere» e sulle mancanze degli Enti sovracomunali. Con fare arrogante, prepotente, rabbioso e tremendamente inopportuno.
Pervero, se da un lato è necessario che i sindaci portino le proprie istanze nelle sedi opportune e deputate, pungolando l’operato e le aspettative degli enti competenti, dall’altro non è possibile derubricare l’operato di una struttura che sta rispondendo presente alle esigenze di tutto il territorio, che vanta un reticolo viario pressoché sterminato. Ma la rabbia e la veemenza hanno trovato un muro di competenza, diplomazia e compostezza che ha saputo restituire dignità e istituzionalità alla natura partecipata e celebrativa dell’evento.
E, come si sa al peggio non c’è fine. Perciò, non contenti, anche il “moderatore” dell’evento, il consigliere comunale Stefano Avitabile, con delega proprio al Turismo, ha insistito nel denunciare pubblicamente che n asfalto appena rifatto dalla Provincia a San Salvatore era durato dieci giorni. Un moderatore, che vestiva però i panni del più arcigno consigliere d’opposizione, perdendo le qualità che avrebbe dovuto incarnare: equilibrio, serenità, pacatezza, moderazione, appunto. La domanda è semplice: era quello il luogo e il momento? Trasformare la presentazione di un progetto sovracomunale, ospitato a casa propria, in un comizio personale, tracotante di odio e frustrazione, non fa gli interessi dei cittadini. È incapacità politica. E soprattutto: Romano aveva davvero letto il progetto? Quella DMO lavora esattamente per gli obiettivi di sviluppo che lui dice di volere. La risposta razionale era sedersi al tavolo e sostenerla. Qual era, invece, il suo obiettivo?
Anziché inveire ci spieghi piuttosto perché l’Antica Telesia crolla, e nessuno programma nulla Questa vicenda si inscrive in un quadro ancora più grave. Il 1° marzo 2025, una porzione delle antiche mura di Telesia è crollata in località San Felice, mura già segnalate a rischio dalla Soprintendenza nel giugno 2024, già transennate, già oggetto di ordinanza comunale. Sono crollate lo stesso. La cinta muraria di Telesia — 2,5 km di estensione, 42 torri, vincolo diretto e indiretto, «potenzialità 10» secondo la stessa Valutazione Archeologica del Comune — è un unicum nel panorama delle città romane. Eppure, si è consentita la costruzione di capannoni industriali a ridosso delle rovine, si sono tollerate pratiche incompatibili con i vincoli nella fascia di rispetto, e si è approvato un progetto da 7 milioni di euro per “Gli orti dentro le mura” che, senza una visione organica, rischia di essere l’ennesimo spot elettorale.
Quello che manca è una visione di Telesia strategica e a lungo termine così come abbiamo tentato di proporre più volte a partire dalla scorsa campagna elettorale. In altre parole, l’incontro poteva rappresentare un passaggio significativo nel percorso di costituzione della DMO, segnando il passaggio dalla fase di elaborazione progettuale a quella operativa, plasmando e dando forma a quella visione unitaria e futuristica capace di superare i campanilismi, di costruire una governance condivisa tesa a valorizzare identità, borghi, natura e cultura in modo integrato e a rendere il territorio competitivo su scala più ampia.
Con grande rammarico è stata fornita una narrazione distorta, ed un’immagine che getta sconforto e imbarazzo sulla comunità. Eppure, siamo fiduciosi, perché al netto delle urlanti “perle di saggezza” al cianuro tirate fuori, c’è un’aura di entusiasmo, programmazione, sinergia e dinamismo che ci restituiscono compostezza e sostanza. Come Progetto Civico continueremo a chiedere conto di quanto non è stato fatto: la mancata protezione di Telesia, i permessi incompatibili con i vincoli, l’assenza totale di una visione a lungo termine. I cittadini di San Salvatore Telesino meritano un sindaco che sappia stare a un tavolo istituzionale senza litigare, riconoscere un buon progetto e sostenerlo, pianificare invece di annunciare ed urlare.







