ALIFE. Il sindaco di Alife e la sua Giunta “stanno facendo i pazzi” pur di far costruire un Mc Donald’s e un Eurospin all’imprenditore zio della zanninianissima Caterina Ginocchio.

Articolo a firma di Gianluigi Guarino, direttore della testata CasertaCE, che si riporta integralmente.
Questa storia di Alife è veramente pazzesca. Dopo il no della regione dopo una conferenza dei servizi convocata pro forma è successo che a sole 24 ore dalla stessa è stata approvata in un minuto reale, dalle 18.56 alle 18.57, una delibera sbagliata in cui si scambiava l’adozione di un PUA per l’approvazione dello stesso. Poi c’è stata un’altra seduta di Giunta, anche in questo caso durata un minuto, con l’avallo della segretaria comunale Petrillo, in cui è stato corretto l’errore. Il tutto in un meccanismo di forzature normative che sfociano secondo noi in atti illegittimi e inaccettabili.
ALIFE (g.g.) – C’è un film di successo di qualche anno fa, concepito e realizzato in Spagna, ma che ha ottenuto un enorme successo internazionale: “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”. Ad Alife, il titolo va leggerissimamente ripensato perché, sull’orlo di una crisi di nervi, c’è anche qualche donna, un nome a caso l’assessora Caterina Ginocchio, ma soprattutto ci sono gli uomini, i maschi, primi fra tutti il noto imprenditore locale ma con note entrature nell’agro aversano, Gino Melillo, e il sindaco Fernando De Felice.
E’ diventata infatti una vera e propria ossessione quella di dover trasformare, senza percorrere la strada maestra di una variante al piano regolatore vigente ad Alife dal 1976, qualcosa che consenta a Melillo di insediare nei suoi terreni prospicienti alla provinciale di Piedimonte Matese, un Mc Donald’s e un grande supermercato, probabilmente un Eurospin.
Se c’è un’ossessione, vuol dire che si tratta di un qualcosa di irrinunciabile, che vale anche al punto da correre qualche rischio. Magari, Gino Melillo, in maniera troppo fiduciosa ha potuto sottoscrivere dei preliminari con queste aziende della somministrazione e della vendita commerciale di generi alimentari e non. Può darsi anche che non sia così, però, leggendo questo articolo che segue in poco più di un anno quello da noi pubblicato nell’aprile 2025, si capisce che qui siamo allo stadio di “o la va o la spacca”, dopo che la Regione con motivazioni serie, ha bloccato la pazza idea di dare il via libera ad un piano commerciale generalizzato che prevedeva anche la possibilità di insediare attività del terziario in zone che il PRG di Alife destina ad attività del secondario, cioè ad attività manufatturiere.
Dopo il “no” della Regione, l’ufficio tecnico di Alife ha cercato di metter in piedi una conferenza dei servizi, disertata all’unanimità da tutte le sue componenti, dal genio civile, dall’Arpac, dall’autorità di bacino distrettuale dell’appenino meridionale, si è arrivati in questa spasmodica ricerca di far costruire a Melillo il Mc Donald’s e il mega supermercato, ad una sorta di ultima spiaggia: un PUA. Ma, con calma, passaggio per passaggio, leggete gli avvenimenti sviluppatisi dal momento in cui abbiamo pubblicato il 20 aprile 2025 il nostro articolo, fino ai giorni nostri.
Per capire questo pasticcio bisogna fare un passo indietro. Il “dominus” dell’operazione, l’onnipresente Gennaro Pitocchi – già architetto di fiducia della Ipiemme S.p.a. e mente dietro i grandi affari della zona – era stato incaricato di redigere il piano commerciale (SIAD) del Comune di Alife. Tuttavia, il piano di Pitocchi si è arenato miseramente. Il motivo? Un’insuperabile incompatibilità normativa: volevano trasformare la zona D1 (industriale) in un polo commerciale, ma il PRG vigente non lo permette.
Al Comune di Alife però non si sono arresi, varando un piano B, quello del PUA e non si sono dovutamente inchinati di fronte al muro delle leggi, che dicono chiaramente che in D1 si fanno capannoni e non supermercati, e di fronte ad un altro muro, al diniego netto della Regione Campania, frutto del approccio meticoloso che rispetto a questa vicenda ha avuto il consigliere di minoranza ed ex sindaco Salvatore Cirioli. Una Regione che ha modificato significativamente i suoi comportamenti rispetto alle istanze provenienti dai comuni monopolizzati dal consigliere regionale Giovanni Zannini da quando questi ha perso il suo potere di intervento sin dal 2025,si è ridotto fino ad annullarsi, a causa della pesante indagine giudiziaria che lo coinvolge, frutto di un suo intervento a gamba tesa nei confronti della dirigente della ripartizione ambiente e territorio Simona Brancaccio.
Non abbiamo la prova provata di un impegno che Giovanni Zannini ha potuto promettere relativamente al dossier Melillo-piano commerciale, ma visto come si è mosso nella vicenda relativa alla VINCA per il caseificio della famiglia Griffo, non lo possiamo assolutamente escludere in comune nel quale, mano mano, la sua influenza è cresciuta sempre di più, non limitandosi solo al rapporto strettissimo con Caterina Ginocchio, tra le altre cose nipote di Gino Melillo, ma si è allargato anche al sindaco che al tempo dell’elezione in cui fu eletto apparteneva all’area di Gennaro Oliviero.
Fallito dunque il piano A in Regione, il sindaco De Felice, Melillo e compagnia hanno varato il piano B: invece di seguire la via maestra della pianificazione, hanno optato per il “PUA BLITZ”, che potremmo ribattezzare, dalla sua definizione di piano urbanistico di attuazione in “piano urbanistico accelerato”, sperando che nessuno si accorgesse delle carte mancanti e dei vincoli calpestati.
La fretta, si sa, è cattiva consigliera. Il 15 gennaio 2026, la Giunta Comunale approva la Delibera n. 13 con cui, incredibilmente, “approva” il PUA della Ipiemme. Cinque giorni dopo, qualcuno deve avergli sussurrato all’orecchio che stavano correndo troppo: il 20 gennaio, con la Delibera n. 15, correggono il tiro trasformando l’approvazione in “adozione”. Una pezza a colori per un procedimento che nasce già zoppo.
La Giunta di Alife, eccellenza neuronale. In un solo minuto…
Alife è diventata la Silicon Valley italiana. d’altronde altra spiegazione non ci può essere nel momento in cui si apprende dalla delibera del 15 gennaio, quella sbagliata, e da quella del 20 gennaio, quella correttiva, che le riunioni da remoto sono durate esattamente un minuto. Quella del 15 gennaio dalle 18.56 alle 18.57; quella del 20 gennaio dalle 19.11 alle 19.12.
Il primo che si permette di fare battute di malizia su pastette già preparate verrà colpito da una querela nostra ancor prima di quella che sicuramente i componenti della giunta di Alife gli farebbero. Anche perché la segretaria comunale Carmela Petrillo ha certificato il corretto collegamento di tutta gli assessori, la cui presenza è stata registrata nello spazio apposito delle delibere con le usuali corsettine.
La capacità di chiudere un procedimento inerente alla legislazione urbanistica, come quello dell’adozione di un PUA in un solo minuto, durata complessiva della seduta, è frutto della sperimentazione di un chip che proietta l’intelligenza artificiale a quella neuronale. Nessuno è arrivato fino a tanto, anche se qualcosa i giapponesi – sempre loro – hanno fatto trapelare.
Ci saranno proprio i giapponesi dietro introduzione di questo chip nella tesa del sindaco De Felice e di tutti glia altri componenti della giunta nonché in quella del taburnino di Cautano, ingegnere Antonio Rapuano.
Questo micro dispositivo permette di processare migliaia di informazioni e di nozioni in venti o trenta secondi, fornendo a chi ne ha disponibilità di decidere con piena cognizione di causa, ossia con piena conoscenza id tutti i fattori, di tutti glie elementi di una vicenda urbanistica, nei rimanenti 20-30 secondi. E allora, facciamo bene a paragonare Alife alla Silicon Valley americana o a quei luoghi segreti dle Giappone in cui si lavora affinché la fantascienza diventi scienza.
La maggior parte delle informazioni sono state inserite nel chip dal vicesindaco Camillo Santagata, uno a cui non manca l’autostima, evidentemente costruita sulla sua militanza nella Publiservizi srl. Non sappiamo se a ragione o a torto, Santagata si ritiene uno dei migliori avvocati amministrativisti d’Italia e quindi è pronto a scommettere sulla possibilità che un PUA possa adattare una zona industriale a insediamenti commerciali. Contento lui…
In realtà, la situazione è molto più complicata e molto più nebulosa, rispetto a quella che appare nelle informazioni fornite nei chip inserite nella testa del primo cittadino e dei suoi più stretti collaboratori. Il Comune di Alife, infatti, cerca di giustificare – come detto – l’operazione sostenendo che la zona D1 sia “compatibile” con il commerciale.
Per farlo, citano una circolare regionale del 2000 (la n. 713/SP) che è inconferente, abrogata e superata. La verità è che il PRG di Alife destina la D1 esclusivamente ad attività industriali; farci dei negozi è un mutamento d’uso urbanisticamente rilevante che non può essere fatto con un semplice PUA, ma richiederebbe una variante al piano generale, materia esclusiva del consiglio comunale ai sensi del 267/2000.
Inoltre, il Comune tenta di aggirare l’assenza del SIAD, cioè del piano commerciale (proprio quello che Pitocchi non è riuscito a far passare in Regione) citando la L.R. 7/2020, ma dimentica che quella stessa legge impone la conformità allo strumento urbanistico generale. Poiché il PRG di Alife non prevede il commercio in D1, il castello di carte crollerebbe miseramente.
Documenti fantasma e il “titolo unico” senza titoli
La Ipiemme di Melillo chiede il “Titolo Unico”, ma la legge (L.R. 7/2020, Allegato B) pretende l’ostensione di documenti precisi: relazioni ambientali, impatto sul traffico, piano smaltimento rifiuti. Negli atti della domanda di Melillo? Nulla, non v’è traccia di queste carte. Hanno chiesto un’autorizzazione commerciale senza presentare nemmeno i requisiti minimi obbligatori.
Ma la perla finale riguarda i vincoli. La Giunta attesta che sull’area non gravano vincoli, ma il portale SITAP del Ministero della Cultura li smentisce clamorosamente: l’area, infatti, è formalmente, ufficialmente, gravata da vincoli paesaggistici (ex artt. 136 e 157 del D.Lgs. 42/2004). Nonostante la legge imponga il parere preventivo e obbligatorio della Soprintendenza, il Comune è andato avanti senza. Hanno provato a far valere un parere di un ufficio comunale, ossia dell’utc, ignorando che la mancanza dell’autorizzazione paesaggistica rende l’intero procedimento viziato e illegittimo.
In conclusione: un PUA nel vuoto cosmico
Senza PUC, senza SIAD e con un piano commerciale arenato per le proprie stesse bugie normative, il Comune di Alife sta cercando, a nostro avviso, di aprire una vera e propria autostrada a Gino Melillo verso il profitto privato a spese della legalità urbanistica. Restiamo in attesa di capire se la politica locale continuerà a farsi dettare l’agenda dagli imprenditori del soldo o se qualcuno avrà il buonsenso anche di porre una questione di opportunità, magari non legata fino a prova contraria a questo fatto specifico, ma comunque esistente perché il sindaco di Alife di professione fa l’imprenditore della componentistica elettrica per auto, anche di lusso, e la sua impresa è insediata proprio nel perimetro del comune di Alife, di cui è il primo cittadino. Insomma, questo scempio va fermato e speriamo che la magistratura inquirente che dal momento in cui è arrivato il Procuratore della Repubblica Pierpaolo Bruni, ha mostrato finalmente un nuova vitalità nelle indagini compiute contro la pubblica amministrazione, ci metta gli occhi.
D’altronde, qui diciamocela tutta, c’è sempre Gennaro Pitocchi di mezzo, e questo è anche il motivo per cui CasertaCe che segue da anni i movimenti di questo discutibilissimo soggetto, solo da poco indagato dall’autorità giudiziaria, si è occupato di una vicenda di un comune che di solito non ha la possibilità di seguire in maniera compiuta e dettagliata, perché Pitocchi come abbiamo scritto più di un anno fa si configura come una sorta di trade union tra lo status, la postura di Gino Melillo sulla piazza di Frignano e ciò che Gino Melillo è capace di realizzare, offrendo non a caso a Pitocchi la progettazione del Siad, in quel di Alife. E stando a questo presupposto e ai rapporti storici tra Melillo e Pitocchi, non si può escludere che possa essere stato proprio quest’ultimo o chi per lui, vale a dire uno dei tanti studi satelliti vicini allo stesso Pitocchi, a fare la progettazione del PUA.







