Enti comunali, la pressione fiscale locale è aumentata in media del 22% negli ultimi tre anni: lo dice la Corte dei Conti nella relazione sulla finanza locale.
Che sia prima Ici, ora Imu, o Tari o Tasi, poco cambia, e nulla dovrebbe cambiare con l’entrata in vigore, forse il prossimo anno, nella tassa unica, la IUC, imposta unica comuale.
La pressione fiscale dei Comuni è salita dai 505,5 euro pro capite regitrata nel 2011 ai 618,4 euro del 2014: un aumento in media, quindi, di ben il 22%. Le tasse locali si sono trasformate, ma nn sono affatto calate; anzi, nell’aumento del 22% rientrano gli aumenti che i Comuni sono stati costretti a fare per i contiui tagli dal Governo centrale nei trasferimenti. Che sia prima Ici, ora Imu, o Tari o Tasi, poco cambia, e nulla dovrebbe cambiare con l’entrata in vigore, forse il prossimo anno, nella tassa unica, la IUC, imposta unica comuale, che dovrebbe unire sotto un’unica trassazione tutti i tributi che un ente chiede ai propri cittadini. La Corte di Conti nella relazione annuale sulla finanza locale ha ben descritto la situazione attuale, facendo notare come in questi mesi si sta registrando il livello massimo di riscossioen dei tributi soprattutto nei Comuni con più di 250mila abitanti, dove la tassazione ha raggiunto cifre dell’ordine di 881,94 euro per ogni cittadino residente (vuoi esso forza attiva, lavoratore, o disoccupato, o minore o pensionato). I Comuni, sempre secondo la Corte, avrebbero subito tagli per circa 8 miliardi di euro, ed il Governo ha costretto loro, nei fatti, a compensare questi minori trasferimenti con aumenti nella tassazione locale, divenuta ormai esasperata. “Previsioni al limite della compatibilità con le capcità fiscali locali”, sostengono gli esperti della Corte di Conti.







