Disastro Mezzogiorno d’Italia, la proposta del Presidente Inps, Tito Boeri: sostegno di inclusione attiva, ovvero reddito minimo di cittadinanza, ma per gli ultra 55enni. “All’INPS senza il politico locale”.

tito boeri inpsCi sono amministrazioni dello Stato efficienti, come l’Inps, che sono in grado di affrontare il problema e alle quali ci si può rivolgere senza alcuna intermediazione e senza dover ricorrere al politico locale“.

Sulla relazione della Svimez a proposio del “Disastro Mezzogiorno” d’Italia interviene anche Tito Boeri, economista e neo presidente dell’Inps: “Si può discutere di questo o quel piano infrastrutturale, della riapertura dei cantieri fermi e di tante altre cose: ma i dati sulla crescita della povertà al Sud sono molto più di un campanello d’allarme che peraltro l’Inps aveva già raccolto – per il Presidente dell’INPS. Il divario Nord-Sud in termini di povertà era già forte prima della grande recessione, parliamo di 24 punti percentuali. Nel 2014 è arrivato quasi ai 30 punti percentuali, nel Mezzogiorno il 40% delle persone è al di sotto della soglia di povertà contro il 13% del Nord Italia. Abbiamo lanciato l’allarme nel corso della relazione annuale presentata al Parlamento, sottolineando come la situazione al Sud fosse molto pesante. La Svimez ha fatto benissimo a mettere l’accento su questo punto perché dell’emergenza povertà, specie al Sud, si parla pochissimo. I fondi strutturali sono stati spesso utilizzati alimentando gruppi di potere locale e nutrendo la corruzione, scarsamente efficacia per lo sviluppo e la crescita dell’occupazione che ci hanno lasciato in eredità burocrazie inamovibili. Quei soldi non sono stati spesi per combattere in maniera diretta ed efficace la povertà. L’Inps per contrastare la povertà ha proposto al governo di introdurre in Italia un sistema di reddito minimo garantito, ”sostegno di inclusione attiva” per le persone che hanno più di 55 anni e per le loro famiglie. Siamo voluti partire da questa età perché volevamo restare nell’ambito delle competenze e delle possibilità dell’Istituto, poi perché la fascia al di sopra dei 55 anni ha registrato il maggiore incremento nell’incidenza della povertà. Il rischio di scoraggiare queste persone nella ricerca di un lavoro non si pone o è irrilevante. C’è anche un messaggio culturale importante che deve essere dato, soprattutto al Sud: esistono amministrazioni dello Stato efficienti, come l’Inps, che sono in grado di affrontare il problema e alle quali ci si può rivolgere senza alcuna intermediazione e senza dover ricorrere al politico locale. Niente clientelismo, dunque. Il reddito minimo è un diritto di cui le persone possono godere cui corrispondono – afferma senza mezze misure l’economista – doveri e su cui ci sarà un controllo costante dell’amministrazione indipendente dal potere politico locale. Aiutare solo chi ha davvero bisogno si riesce a spendere poco. Per questa proposta si terrà conto dei livelli di reddito delle famiglie, i loro patrimoni immobiliari e mobiliari e tutti i dati in possesso delle amministrazioni pubbliche verranno utilizzati per controllare l’effettiva condizione di povertà dei beneficiari. L’Inps lavora a stretto contatto con l’Agenzia delle entrate per interfacciare i dati disponibili. In nome della lotta alla povertà in Italia sono stati introdotti una selva di trasferimenti sociali che vanno a beneficio di tutti tranne che dei più poveri. Ci sono molte prestazioni assistenziali oggi appannaggio del 30% più ricco della popolazione. Su 100 euro di spesa sociale solo 3 euro vanno ai più poveri. Per questo c’è bisogno  – conclude Boeri – di un programma riservato a loro: la proposta che abbiamo formulato vuole raggiungere solo queste persone”.

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