Venafro. I genitori non possono pagare i buoni pasto al figlio: bambino costretto a mangiare da solo.

La sensibilità degli altri genitori ha fatto sì che partisse immediatamente una gara di solidarietà. Ma non sarebbe stato meglio attingere da qualche capitolo di spesa del bilancio comunale e fare un gesto di solidarietà, o magari rivedere le regole e stabilire una fascia totalemente a carico dell’ente per i meno abbienti, cara amministrazione comunale? .
Una storia triste ci viene dalla vicina Venafro, dove un bambino che frequenta l’Istituto comprensivo “Don Giulio Testa” di Venafro-Sesto Campano, è purtroppo costretto, all’ora di pranzo, mentre tutti i suoi amichetti mangiano regolarmente il cibo preparato per loro nella mensa, a magiare un panino e da solo. I genitori, difatti, non possono permettersi di pagare i buoni pasto, neppure la compartecipazione come prevede il Comune nei casi di bisogno. Quando il reddito della famiglia è basso, gli enti coprono un parte della spesa lascinado una piccola quota a carico delle famiglie. Ma, nel caso in esame, neppure questa piccola parte è in grado di accollarsi questa sfortubata famiglia. Immediatamente, allora, è partita una gara di solidarietà per il piccolo alunno. Non una grande somma da raccogliere, solo un piccolo gesto da parte delle altre famiglie. L’esborso, quello in danaro, non è certo questa la notizia che rimane, ma l’indifferenza delle Istituzioni: com’è possibile essere così rigidi nelle norme, applicare alla lettera le disposizioni amministrative, magari attenersi a delle cifre evidenziate del “triste” modello ISEE presentato dalla sfortunata famiglia. Non sarebbe stato meglio attingere da qualche capitolo di spesa del bilancio comunale e fare un gesto di solidarietà, o magari rivedere le regole e stabilire una fascia totalemente a carico dell’ente per i meno abbienti, cara amministrazione comunale?







