CALVI RISORTA. Otto anni di contabilità alterata, dissesto da 4,7 milioni nascosto sotto un avanzo fittizio: tutte le magagne.

gestione politica durata dal giugno 2017 al luglio 2024, guidata dal sindaco Giovanni Lombardi e dalla sua maggioranza, sciolta per infiltrazioni camorristiche con decreto del Presidente della Repubblica.

di Vito Taffuri

Il dissesto finanziario dichiarato il 7 gennaio 2026 con delibera commissariale n. 1 non è stato un incidente amministrativo, ma l’epilogo di una gestione che, secondo una segnalazione formale inviata alla Corte dei Conti, avrebbe manipolato per anni la rappresentazione dei conti pubblici del Comune di Calvi Risorta.

Una gestione politica durata dal 12 giugno 2017 al 26 luglio 2024, guidata dal sindaco Giovanni Lombardi e dalla sua maggioranza, sciolta per infiltrazioni camorristiche con decreto del Presidente della Repubblica.

Il documento, firmato dall’ex consigliere comunale Vito Taffuri, ricostruisce una sequenza impressionante di omissioni, violazioni del TUEL, irregolarità contabili e decisioni amministrative che avrebbero alterato sistematicamente la verità dei bilanci.

Il caso più eclatante riguarda il rendiconto 2023: approvato il 30 maggio 2024 dalla sola maggioranza con un avanzo disponibile di 3.312.149,19 euro, è stato poi completamente ribaltato dai commissari straordinari. Dopo la ricostituzione dei fondi obbligatori e la correzione delle scritture, il risultato reale è un disavanzo di 4.754.771,40 euro. La differenza – 8.066.920,59 euro – è definita nella relazione del revisore come frutto di “gravi e sistemiche irregolarità amministrativo‑contabili”.

La relazione del 18 dicembre 2025, allegata alla delibera di dissesto, parla di previsioni di entrata “sovrastimate e prive di adeguato supporto documentale”, di un FCDE “costituito in misura inferiore agli obblighi normativi”, di fondi rischi e contenzioso “inadeguati”, di residui attivi “inesigibili”, di ricorso “sistematico a entrate straordinarie per finanziare spese ordinarie”, di “registrazioni contabili non conformi ai principi armonizzati”.

Il revisore, dott. Donato Toriello, subentrato nel 2025 al precedente revisore dott. Gianfranco Masci, parla apertamente di “disordine amministrativo derivante dalle gestioni passate”.

Il capitolo dei debiti fuori bilancio è altrettanto significativo. Nel 2025, in sede istruttoria, il Comune dichiarò alla Corte dei Conti un ammontare complessivo di 126.536,13 euro. Ma la relazione commissariale del dicembre 2025 stima la massa dei debiti fuori bilancio in circa 1.900.000 euro, molti dei quali “non ancora integralmente quantificabili”. Una discrepanza che solleva interrogativi sulla veridicità delle comunicazioni istituzionali.

La segnalazione ricostruisce anche le violazioni del decreto ministeriale di validazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2016‑2020 (decreto prot. 83244 del 6 settembre 2019), che imponeva obblighi puntuali: relazioni trimestrali dell’organo di revisione, relazioni annuali della giunta, aggiornamento dell’inventario dei beni, accantonamento delle risorse della massa attiva, rispetto del saldo non negativo tra entrate e spese finali.

Nulla di tutto ciò sarebbe stato fatto. Il revisore dell’epoca, dott. Giuseppe Balbi, in carica dal 26 giugno 2019 al 30 giugno 2022, non avrebbe mai trasmesso al Ministero dell’Interno le relazioni previste dall’art. 259, comma 1‑ter, del TUEL.

Il documento ricorda anche la vicenda del taglio al Fondo di Solidarietà Comunale per 1.185.999,99 euro, sanzione applicata dal Ministero dell’Interno con decreto del 26 aprile 2021. Il Comune aveva infatti trasmesso alla Ragioneria dello Stato, il 18 marzo 2020, una certificazione negativa del pareggio di bilancio 2017, nonostante il giorno prima – il 17 febbraio 2020 – fosse stato “rinvenuto” un conto della Banca d’Italia con quasi 1,9 milioni di euro di entrate comunali mai contabilizzate. Il Consiglio di Stato, con parere del 20 luglio 2022, ha confermato la sanzione, definendo perentori i termini per la trasmissione dei dati.

Un altro capitolo riguarda gli incarichi esterni di “supporto tecnico”, introdotti dalla giunta Lombardi con delibera n. 9 del 21 luglio 2017 e proseguiti negli anni successivi. Secondo la segnalazione, tali incarichi – costati complessivamente oltre 830.000 euro – avrebbero svolto mansioni tipiche del personale dipendente: predisposizione dei bilanci, buste paga, rendicontazioni, atti tecnici, procedure di gara, rapporti con professionisti e con enti sovraordinati. Una pratica definita come “contratti di lavoro dipendente dissimulati con apparenti prestazioni di servizi”.

La segnalazione evidenzia inoltre che dal 2017 in poi non sarebbero mai stati attivati i controlli interni previsti dalla legge: nessuna relazione trimestrale dei revisori, nessuna relazione annuale della giunta, nessuna segnalazione obbligatoria alla Corte dei Conti o all’Autorità giudiziaria, nonostante l’art. 268 del TUEL lo imponesse espressamente.

La richiesta finale alla magistratura contabile è chiara: accertare eventuali responsabilità per colpa grave o dolo da parte degli amministratori politici della giunta Lombardi, dei responsabili finanziari – tra cui dott. Arturo Sicco Carandente, responsabile finanziario fino al 2024 – e dei revisori dei conti che avrebbero avallato bilanci non veritieri e ignorato segnali evidenti di squilibrio strutturale.

Il dissesto, dunque, non appare come un evento inevitabile, ma come il risultato di una lunga catena di omissioni, scelte amministrative discutibili e controlli mancati. Ora la parola passa alla Corte dei Conti, chiamata a fare luce su uno dei casi più gravi e complessi della finanza locale campana degli ultimi anni.

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