Alife. Seminario su “La strage di Caiazzo: 13 ottobre 1943. Dal recupero della memoria alla educazione alla memoria”.

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Secondo appuntamento, questo pomeriggio ad Alife, con il ciclo di conferenze nel 152° e nel 70° anniversario degli eventi bellici: “La memoria storica contro le barbarie”, incontri organizzati dalla Società di Storia Patria di Terra di Lavoro, in collaborazione con l’Archeoclub, sede di Alife, e l’Associazione Storica del caiatino, con il patrocinio del Comune di Alife. Appuntamento presso la sala Multimediale della Caritas Diocesana in Piazza S. Caterina dove, alle 16.30, ha avuto inizio l’incontro dal tema: “La strage di Caiazzo: 13 ottobre 1943. Dal recupero della memoria alla educazione alla memoria”. Sono intervenuti il Magistrato Capo presso la Procura della Repubblica di Isernia, dr. Paolo Albano, lo storico e Presidente del Centro Studi per la ricerca e la Didattica della Storia “F. Daniele” di Caserta, prof. Felicio Corvese, ed il prof. Giovanni Fasulo, Presidente dell’Associazione storica del Caiatino. A fare gli onori di casa il Sindaco della Città di Alife, Giuseppe Avecone, che non ha mancato di ringraziare gli intervenuti, a cominciare dal dr. Fiorillo, Presidente dell’Archeoclub di Alife: “Noi come parte politica non potremmo essere fautori di tante iniziative se non avessimo queste persone che a titolo gratuito si dedicano a tali attività”, ha esordito il primo cittadino. “Porto il saluto anche della Comunità del gusto di Alife, che ha voluto donare ai nostri ospiti dei cesti con prodotti nostrani, i fagioli e le cipolle: sembrerebbero prodotti poveri, ma vi assicuro che sono sani e genuini, che vengono da queste terre, coltivati con la fatica ed il sudore dei nostri concittadini. E tenuto conto delle bombe ambientali che si sta discutendo in questo periodo sono prodotti ricchissimi”. In merito alla questione rifiuti tossici, il Sindaco sottolinea la “necessità di avviare tutte le procedure per lasciare ai nostri figli un territorio migliore”. Il Magistrato Albano passa, invece, subito in rassegna l’argomento centrale dell’incontro, citandolo come “evento dimenticato dalla storiografia ed anche dalla giustizia. Insieme ad un saggista di Roma, abbiamo cercato di rievocare la vicenda legata alla strage di Caiazzo, uno degli avvenimenti più tragici del conflitto mondiale, che ha prodotto circa 60milioni di morti in tutto il mondo, soprattutto civili, ma quei 22 di Caiazzo restano drammatici, soprattutto perché a morire furono solo 4 uomini adulti, il resto donne e soprattutto bambini, dai 16 anni in giù, addirittura una bimba di 3 anni. Quella sera da un lato c’era l’innocenza pura, 22 civili inermi – continua Albano – dall’altro un autentico plotone d’esecuzione soldati tedeschi dotati di armi micidiali. Era il 13 ottobre del ’43 e dopo 70 anni il movente rimane ancora oscuro, ancora oggi siamo a chiederci il perché. Una strage che per anni è scomparsa, vissuta solo nel cuore dei parenti delle vittime. Era passato solo un mese dall’armistizio dell’8 settembre, forse per questo i soldati tedeschi considerarono traditori gli italiani, e solo pochi giorni prima erano stati cacciati da Napoli, il 28 settembre. Quella sera le povere famiglie si erano rifugiate in un casolare, ma lì trovarono la morte. Quel rifugio, difatti, era troppo vicino ad un accampamento di tedeschi – precisa il Magistrato – al cui comando c’era un sottotenente di 21 anni in cerca di gloria che voleva cogliere l’occasione della vita. Per convincere i suoi uomini a sterminarli tutti si inventò la scusa che quei poveri contadini avevano lanciato segnali luminosi ai nemici, oltre il Volturno. Per anni tutti i fascicoli delle 653 stragi di civili italiani furono riposte in scaffali presso la Procura generale di Roma, nel mentre la situazione internazionale mutò, con la guerra fredda tra Usa e Unione Sovietica e Germania nostra alleata. Solo nel 1969 si cercò di far riaprire il caso di Caiazzo, ma la Procura di Monaco lo archiviò, fino a quando nel 1988 un italoamericano, Joseph Agnone, nel rispolverare il dossier di Algeri scopri quella strage e si rivolse alla Procura della Repubblica di Santa Maria C.V., dove fu riaperto il procedimento penale. Proprio quel sottotenente, ed un suo soldato, furono da me interrogati, negarono tutto e, dopo un primo grado di giudizio, nel 1994 vennero condannati all’ergastolo in Corte d’Assise a Santa Maria C.V.. Qualcuno all’epoca disse che era stata una sentenza inutile, ma io dico che una sentenza che restituisce dignità a quelle 22 vittime non è mai inutile. La città di Caiazzo ha avuto per questo la medaglia d’Argento – conclude Albano – ma anche Alife che ha avuto le sue vittime e martiri meriterebbe una medaglia”.

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