Venafro / Larino. Ospedali di comunità, la situazione attuale, come funzionano ed il futuro.

Ospedali di comunità che svolgono una funzione intermedia tra l’assistenza domiciliare e il ricovero ospedaliero, non alternativa a forme di residenzialità extraospedaliere

Al momento gli ospedali di comunità in Molise sono due, ovverosia il Santissimo Rosario di Venafro (nella foto) ed il Vietri di Larino, così delineato nelle linee guida che ne regolano il funzionamento sulla scorta di quanto previsto dal Pnrr e dalla norma di riferimento per la disciplina dei servizi sanitari territoriali, il Decreto n.77 del 2022.

Per contro, al Caracciolo di Agnone, che la bozza di Programma operativo 2025-2027 trasforma in terzo ospedale di comunità del Molise, è ancora fuori dall’operatività delle linee guida, almeno per il momento, in quanto il Piano ospedaliero degli anni 2025 – 2027 non è stato ancora approvato dal Tavolo tecnico.

Ospedali di comunità che svolgono una funzione intermedia tra l’assistenza domiciliare e il ricovero ospedaliero, strutture sanitarie dunque di ricovero breve e accolgono a seguito di episodio di acuzie minori o riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari potenzialmente erogabili a domicilio ma che richiedono il ricovero in tali strutture, per l’inidoneità del domicilio stesso e necessità di assistenza infermieristica continuativa anche notturna, non erogabili a domicilio.

L’ospedale di comunità non è un’alternativa a forme di residenzialità extraospedaliere già esistenti che hanno altri destinatari come malati cronici non autosufficienti, disabili e malati terminali.

Obiettivo quello di evitare ricoveri ospedalieri impropri o favorire dimissioni protette in luoghi più idonei al prevalere di fabbisogni sociosanitari, di stabilizzazione clinica, recupero funzionale e dell’autonomia e più vicini al domicilio dei pazienti.

All’ospedale di comunità possono accedere utenti che necessitano assistenza sanitaria infermieristica continuativa nelle 24 ore, non erogabile a domicilio o in mancanza di idoneità del domicilio stesso (strutturale e/o familiare). Dunque, pazienti con patologia acuta minore che non necessitano di ricovero in ospedale; pazienti con patologie croniche riacutizzate che devono completare il processo di stabilizzazione clinica, con una valutazione prognostica di risoluzione a breve termine (15-20 giorni), provenienti dal domicilio o da altra struttura residenziali, dal Pronto soccorso o dimissioni da presidi ospedalieri acuti. In caso di pazienti con demenza o con disturbi comportamentali, in quanto affetti da patologie croniche riacutizzate a domicilio o in dimissione ospedaliera, il personale deve essere adeguato al target di utenti per formazione e numerosità.

L’assistenza medica è assicurata con turno diurno (8 – 20) per almeno un’ora di presenza settimanale per singolo paziente, sei giorni su sette; nel turno notturno (20-8) e diurno festivo e prefestivo in forma di pronta disponibilità, anche organizzata per più strutture dello stesso territorio, con tempi di intervento conformi a quanto previsto dalle norme vigenti in materia.

In merito al personale, un ospedale di comunità con almeno 20 posti letto prevede 7 – 9 infermieri, di cui un coordinatore infermieristico; inoltre, 4 – 6 operatori sociosanitari; ed ancora 1- 2 unità di altro personale sanitario con funzioni riabilitative; 1 medico per 4,5 ore al giorno 6 giorni su 7.

Quanto all’accesso, questo può avvenire su proposta di un medico di medicina generale, un medico di continuità assistenziale, uno specialista ambulatoriale interno, un medico ospedaliero o un medico di Pronto Soccorso.

Gli ospedali di comunità possono anche avvalersi dei servizi di Telemedicina, per i casi idonei e in base a specifici percorsi diagnostico terapeutici e piani assistenziali, con preventiva adesione consapevole dai soggetti coinvolti.

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