Riccia. Centrale a biometano, non si placano le polemiche: impianto analogo e proposto dalla medesima società sta nascendo a Dragoni.

Torna prepotentemente alla ribalta la questione centrale a biometano a Riccia, struttura di produzione gas biometano da biomasse agricole e zootecniche, proposto dalla società Agrimetano Sud (impianto analogo e proposto dalla medesima società sta nascendo a Dragoni, nell’Alto Casertano).

Iniziativa che ha generato non solo appressamenti per l’iniziativa ma anche forti preoccupazioni sul piano urbanistico, ambientale e amministrativo, per una situazione che ha preso il via nell’ottobre 2021, quando il dirigente Suap del locale Municipio concesse parere urbanistico favorevole alla realizzazione di tale tipo di impianto.

Anche qui, a Riccia, come a Dragoni, si è costituito un comitato civico che ha fatto notare criticità della procedura abilitativa, con anche all’attivo assemblee pubbliche anche abbastanza partecipate tanto da costringere il Comune a sospendere l’efficacia del provvedimento di concessione.

Da allora si è aperta una vertenza in sede amministrativa (al TAR molisano) proprio sugli aspetti formali e marginali, ma sottacendo invece su un potenziale abuso edilizio e sul tipo di autorizzazione concessa in maniera semplificata.

Al centro della contestazione vi sono le norme attualmente in vigore (quelle previste dal Decreto legislativo 387 del 2003), quelle che delineano le condizioni per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica anche in zone agricole e, secondo ciò, dagli uffici tecnici del Comune avrebbero applicato tale disposizione in modo erroneo, in quanto sembrerebbe che l’attività prevalente dell’impianto non è la produzione di energia elettrica, bensì la produzione e vendita di biometano per autotrazione, con incentivi previsti dal decreto Mise. Il biometano, una volta compresso, verrebbe in larga parte convogliato tramite una condotta interrata verso un punto di ricevimento della rete Snam, mentre è prevista anche la realizzazione di un distributore stradale lungo la SP 36.

Se il prodotto finale non è energia elettrica ma gas venduto “tal quale”, verrebbe difatti a mancare il presupposto giuridico che consente l’edificazione in area agricola, e pertanto tutto l’impianto risulterebbe incompatibile con la destinazione urbanistica del sito. Non solo, ma giova tener conto di circostanziate verifiche, quali la tutela del paesaggio rurale, salvaguardia della biodiversità, valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, protezione del patrimonio culturale.

Una delle prescrizioni stabilisce che una «produzione diversa del biometano dalla produzione di energia elettrica» richieda l’avvio di una nuova procedura di Valutazione di incidenza. Ma se l’impianto non ha mai avuto come attività principale la produzione di energia elettrica, allora la vendita diretta del biometano alla rete Snam avrebbe imposto una nuova VIncA, che ad oggi non risulta avviata.

Un’altra prescrizione impone limiti rigorosi all’illuminazione notturna dell’impianto per tutelare la fauna. Prescrizione che viene definita «oggettivamente inattuabile» alla luce della presenza di una torcia di combustione alta circa 9 metri, con temperatura di esercizio di mille gradi, destinata a bruciare gli esuberi di biogas in modo automatico, anche nelle ore notturne. Un elemento che, secondo i contestatori, avrebbe un impatto visivo e termico incompatibile con le tutele ambientali previste.

comment Nessun commento

Sii il primo a lasciare un commento alla notizia

mode_editLascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato né condiviso con terze parti. I campi contrassegnati con l'asterisco sono obbligatori. *

menu
menu