Donne e false accuse. La cognata lo accusa di averla picchiata e ricattata, 41enne viene assolto.

Cinque mesi tra carcere e arresti domiciliari, poi braccialetto elettronico fino al termine del processo di primo grado: per un 41enne arriva l’assoluzione piena, “perché il fatto non sussiste”

di Lamberto Abbati

Cinque mesi tra carcere e arresti domiciliari, oltre all’obbligo, una volta tornato in libertà, di indossare il braccialetto elettronico fino al termine del processo di primo grado, che lo ha visto imputato davanti al tribunale per reati gravi come stalking, lesioni personali e revenge porn. Per un 41enne marocchino è terminato con un’assoluzione piena, “perché il fatto non sussiste”, un incubo iniziato al momento della custodia cautelare in carcere (15 gennaio 2024).

Quel provvedimento si basava sulle accuse mosse nei suoi confronti dalla moglie di uno dei fratelli, che alla Squadra Mobile aveva raccontato una serie di aggressioni e minacce… in un’irruzione a casa della donna. In quella circostanza, l’imputato, approfittando dell’assenza del fratello, avrebbe utilizzato una mazza per colpire la cognata su varie parti del corpo. Poi, dopo averle scaraventato il cellulare a terra per impedirle di chiedere aiuto, l’avrebbe spogliata lasciandola completamente nuda. A quel punto l’avrebbe minacciata di ritirare la querela sporta in precedenza nei suoi confronti per stalking, “altrimenti pubblico le tue foto su WhatsApp”.

I problemi tra loro, sempre secondo la moglie del fratello, sarebbero sorti quando lei, dopo averlo visto introdursi nel condominio di famiglia, aveva sospettato che utilizzasse quei luoghi come nascondiglio per presunti e mai riscontrati traffici di stupefacenti.

Il 41enne marocchino ha sempre respinto le accuse, definendole inventate e riconducendole ad un’aspra conflittualità familiare che avrebbe generato nella moglie del fratello sentimenti di astio e ritorsione personale. Inoltre la persona offesa, sentita in aula, sarebbe caduta in numerose contraddizioni, alle quali si sono aggiunte “le testimonianze di soggetti terzi e degli agenti di polizia giudiziaria che non hanno fornito conferme univoche sugli elementi qualificanti delle condotte denunciate”

Ecco perché, dopo la sentenza di assoluzione di primo grado, in assenza di un eventuale ricorso in Appello da parte dell’accusa, il 41enne marocchino sta valutando di proporre una richiesta di risarcimento danni allo Stato per ingiusta detenzione“Il mio assistito – ha spiegato l’avvocato – ha subito un grave danno da tutta questa vicenda, prima con l’arresto in carcere, poi con i domiciliari e infine con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico fino al momento della lettura della sentenza di assoluzione. Per questo valuteremo se procedere con la richiesta danni”

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