Donne e stalking. “Stalking con i messaggi”: per la ex fidanzata un autogol da calunnia.

Una dipendente pubblica aveva denunciato l’ex ma di quei testi su whatsapp non c’è traccia. Ora a processo è finita lei

di Diego Neri

Lo aveva denunciato per stalkingsostenendo che lui, il suo ex compagno, le stava rovinando la vita. Fra l’altro, anche con una serie di messaggi petulanti e minacciosi. Il giudice, su richiesta della procura, aveva firmato l’ordinanza cautelare del braccialetto elettronico, convertita in un obbligo di firma quotidiano in caserma.

Denuncia per stalking e disposizione del giudice: poi le parti si invertono

Ora, a distanza di anni, è emersa un’altra verità: gli atti persecutori non esistevano e a processo ci andrà lei. È accusata di calunnia, dopo che è stata archiviata l’indagine a carico del suo ex: i messaggini minatori, infatti, se li sarebbe inventati. È la singolare vicenda che vede, per involontari protagonisti, M.N., 48 anni, di Altavilla, dipendente pubblico (è tutelato dall’avv. Agron Xhanaj), e L.T., 35, sempre di Altavilla, sua collega di lavoro (assistita dall’avv. Valeria Porelli), che hanno visto invertirsi le parti.

La consulenza tecnica che smonta le accuse 

A convincere la procura, con il pubblico ministero Maria Elena Pinna, che le cose non stavano come lei aveva raccontato e denunciato in caserma dei carabinieri, è stata una consulenza tecnica. Era stato l’ex fidanzato a sollecitarla: lui, quando gli era arrivato il provvedimento del giudice, era letteralmente caduto dalle nuvole. «Avevo deciso io di troncare la relazione, ma sicuramente non l’ho mai molestata», si era difeso. Quando poi aveva sentito parlare di “messaggi effimeri” non sapeva a cosa gli inquirenti facessero riferimento.

Presunti messaggi minatori su WhatsApp: verifica sui cellulari

L.T., nelle sue querele, aveva spiegato che il suo ex le aveva spedito dei messaggini sull’applicazione whatsapp che, una volta letti, si cancellavano, ragion per cui non poteva portarne copia in caserma.
Poiché la difesa di M.N., sul punto, sosteneva che non era vero nulla, il magistrato aveva incaricato un esperto che aveva verificato il contenuto di entrambi i cellulari. Ed era emerso, fra le altre cose, che nel periodo in cui il pressing da codice penale sarebbe stato più intenso, nella prospettazione accusatoria, i due di fatto non si erano sentiti; ma, soprattutto, che per inviare i “messaggi effimeri” è necessario scaricare un apposito programmino. Che l’indagato non aveva mai avuto sul suo smartphone.

L’archiviazione per stalking e nuovo procedimento

Ragion per cui la procura ha chiesto e ottenuto l’archiviazione del procedimento per stalking. Non solo: ne ha aperto un altro, ipotizzando che la dipendente pubblica (che nel frattempo era stata promossa, mentre il suo ex era stato trasferito in un ufficio lontano, per fare in maniera che non si avvicinasse) lo abbia calunniato, inventandosi le accuse. Ed è appunto la ragione per cui sarà lei – che ha chiesto il processo con rito abbreviato – a doversi ora difendere in aula.

La difesa dell’ex compagno: “Un incubo durato anni”

«Sono uscito da un tunnel che è durato troppo a lungo e che purtroppo mi ha rovinato la vita – ha detto l’ex compagno – Non l’ho mai minacciata né molestata. Adesso mi auguro che venga fatta giustizia».

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