LETINO. Il paesello non è stato affatto protagonista, purtroppo, del 1° Festival Internazionale della Cultura.
Da Filippo Farina, Presidente Provinciale del locale Collegio Periti e Laureati in Agraria a Fernando Occhibove, docente dell’ITAS “A. S. Coppola” di Piedimonte Matese, passando per Pietro Farina d’Alife…
di Giuseppe Pace
In agosto scorso, a Piedimonte Matese, di mattina presto e mentre sorbivo un caffè in un bar di viale della Libertà, entra Filippo Farina e siccome mi conosceva (anche per il suo ruolo di Presidente Provinciale del locale Collegio dei Periti e Laureati in Agraria) mi si avvicinò per salutarmi. Subito mi chiese se ero stato invitato al “Primo Festival della Cultura Internazionale di Letino” in programma per il mese successivo. Egli sapeva che ero nativo di Letino e poi aveva letto i miei due saggi che hanno come oggetto di studio l’ambiente letinese e piedimontese in prevalenza. Restai sorpreso e gli risposi, quasi con sarcasmo, “ancora no”, ma precisai che non ne conoscevo nulla ancora, oltre la pubblicità sui media che avevo letto da poco tempo. Infatti avevo già letto il programma del festival ribaditomi da F. Farina e promosso o sponsorizzato dal nuovo giovane Sindaco di Letino. Allora come ora, penso che nel mio paesetto natale è ancora prevalente il miraggio di una cultura estranea al luogo. Si, estranea all’ambiente naturale e culturale di Letino perché nessuno dei nomi, che i media davano per altisonanti, aveva avuto contatti sia pure a distanza con l’isolato mondo letinese posto sul Matese più alto. Ma non mi meravigliai più di tanto perché quel modo di fare dei politicizzati letinesi, che “posseggono”-dopo aspre lotte competitive elettorali (l’ultima ha visto la vittoria di una lista sull’altra per pochissimi voti) il Municipio, si comportano come scriveva Pietro Farina d’Alife quasi un secolo fa. Il colto sottoprefetto alifano prima citato, riferiva al Prefetto che i municipi del Sannio Alifano erano come una sorta di proprietà privata di chi vinceva le competizioni elettorali. I vincitori governavano bene per i parenti ed amici ed allontanavano tutti quelli che avevano una qualche intenzione di collaborare con il governo della res publica. Tali stralci di relazioni prefettizie, le avevo riportate, più volte, nei miei articoli e saggi dedicati a Leino nativo. Quando penso e scrivo di Letino, ma non solo, padroneggio, il più possibile la razionalità con serenità, ma in modo deciso sul binario democratico dell’agire anche per dire e ribadire non l’incanto o l’innamoramento di cose e persone lontane nel tempo e nello spazio. Resto convinto che vanno perdonati, ma non condivisi, i miei conterranei, politicizzati, desiderosi di far crescere l’immagine storica di Letino, aggrappandosi ai grandi eventi sia storici che artistici lontanissimi. Ecco dunque che passano dalla Banda del Matese del 1877, facendo epica storica e non storia (ribadisco che considero Storia letinese, un fatto di cronaca estranea all’ambiente di Letino poiché lassù capitarono-erano diretti a San Lupo e poi dovettero fuggire sul Matese- una ventina di esperti seminatori di odio di classe, guidati da Cafiero e Malatesta) fino a poeti ed artisti che con Letino e l’intero Matese e Sannio Alifano, a me pare che non c’entrino nemmeno di sguencio. Sulle colonne di questo media aprii un dibattito pubblico prendendo spunto da un commento molto critico di una letinese, suppongo nel cerchio magico del potere municipale letinese, che aveva espresso di un mio articolo su Letino. A quella mia replica civile con un articolo debitamente motivato, sempre sul binario civile democratico, non è successo nulla: lanciano la pietra e nascondono la mano? Oppure considerano una perdita di tempo discutere con chi ha idee diverse dalle proprie? Chissà! Fatto sta che da decenni l’intellighenzia letinese, solo quella con il grave virus della politica politicante, sprizza critiche su ciò che scrivo, ma sempre di nascosto, abituati come sono solo alla lotta per il potere! A me pare che vedano, nella tutta loro cultura politica, due colori soltanto. Il rosso a cui sono abbonati con i media colorati in rosso oppure il nero che combattono come nemico di classe. Poiché considero entrambi i colori meno importanti di altri ed in ogni caso cerco di vedere con tutti i colori dell’arcobaleno, li lascio perdere. Però sentirsi anche “richiamare” dai miei pochi parenti viventi a Letino ed aree contermini, l’ultima era del capriatese, mi dispiace non poco. Mi hanno rimproverato dei miei interessi di cose esterno al tribale parentado letinese. Anche questi li capisco e perdono, ma registro che non si sono evoluti e subiscono la mentalità biologica del capobranco? Non capiscono che chi resta ancorato solo ai civili parenti fa come i protagonisti dei Malavoglia di G. Verga, nobile siciliano che viveva a Milano, ma scriveva dei suoi paesani più poveri e gli consigliava di non uscire dalla ”conchiglia” parentale e invocava il destino dominante. Nei piccoli centri civili, purtroppo, è più facile una modalità provinciale di procedere su molti campi, anche di politica culturale e a Letino, a me pare, che si continui a rincorrere una cultura localmente del tutto estranea, ma basta che fatti e persone ”grandi” vadano là. Insomma detta con parole diverse “importano tutto”, senza produrre nulla di proprio. Eppure qualunque comunità civile che vive in un determinato territorio, paesaggio ed ambiente, ha sempre una propria, anche se minima, parte di paleontologia, archeologia, storia ed arte. Quando non condivido ciò che fecero i Cafiero e i Malatesta a Letino nell’aprile del 1877 è anche per la distruzione dei documenti pubblici letinesesi, molto utili per chi vuole studiare documentato l’ambiente di quell’epoca e di quelle precedenti. Ma si sa che i rivoluzionari annullano sempre i potenti precedenti come i Faraoni che subentravano, annullavano gli idoli dei precedenti e Roma praticava la “dannazione della memoria”. Nulla di nuovo sotto il Sole, si spera non dell’Avvenire. Nel presentare pubblicamente il mio saggio”Piedimonte e Letino tra Campania e Sannio” alla biblioteca civica di Piedimonte Matese un paio d’anni fa, il colto presentatore, preside del liceo di Teano e direttore di un media casertano su cui scrivo spesso, ma non solo di Letino, disse tra l’altro tessendo le mie presunte lodi: ”Uno può nascere anche a Letino…”. Lo quasi interruppi, sempre con sarcasmo blando: ”Vada pure con quell’”anche”. Registro e filmò bene ed in modo sempre più magistrale, Fernando Occhibove, appassionato di digitale e di cortometraggi, ma anche docente laborioso dell’ITAS “A. S. Coppola” di Piedimonte Matese, che mi ha presentato anche il saggio dedicato alla Romania dove ho insegnato 5 anni. A Letino non ho reputato di chiedere di presentare il voluminoso saggio suddetto, perchè non intendo scomodare i politici, visto che loro non mi invitano spontaneamente, come fu per il precedente saggio dedicato solo a Letino, che solo i consiglieri di opposizione causarono l’invito ufficiale, detta tra noi, ma pubblicamente però. Rileggiamo o meglio rileggano i lettori quello che ho scritto ed il programma del primo festival internazionale svoltosi a Letino. Tanto per precisare l’ovvio, Letino non è proprietà privata solo dei politici lassù, ma di tutti e tutti devono sapere tutto anche di Letino più isolato di altre comunità “civili” soprattutto se non hanno le lenti deformanti la realtà con ideologie politiche poco o per niente democratiche. “Il primo “Festival della Cultura – Letino 2019”, dal 12 al 14 settembre, vedrà la partecipazione di personaggi della cultura in Campania, in Italia e nel mondo, ai quali verranno conferiti riconoscimenti per la loro attività. Di Giovanna Corsale 2 Settembre 2019 . La cultura è ancora protagonista a Letino, grazie al Festival Internazionale della Cultura, prima edizione. Il suggestivo borgo altomatesino fungerà da location dell’evento che si svolgerà dal 12 al 14 settembre e che vedrà protagonista l’arte nel suo senso più lato. Dalla pittura alla poesia, dal teatro alla musica: la creatività sarà il motivo portante della manifestazione. Alla Kermesse parteciperanno personaggi contemporanei, promotori di cultura in Campania, in Italia e nel mondo. Il primo Festival della Cultura – Letino 2019 è ideato e organizzato dai poeti Gino Iorio e Anna Cappella, e da Carlo Roberto Sciascia, critico d’arte, grazie al contributo del comune di Letino, rappresentato dal sindaco Pasquale Orsi. La presentazione sarà affidata ai giornalisti Ilva Primavera, Antonio Miele, Vincenzo Pietropinto mentre gli arrangiamenti musicali che fungeranno da cornice all’evento saranno a cura di Fabio Andreotti, Venovan, Antonio Lieto e Vincenzo Tagliaferri. La regia è di Ciro Iannone. Venerdì 13, alle 15.00, verrà svelata la stele in pietra lavica che porta incisa la lirica Letino, composta dal poeta Gino Iorio che ha ricevuto la medaglia di bronzo dal Presidente del Senato nell’ambito del Concorso Nazionale di Poesia “Vittorio Alfieri” di Asti. A seguire, si procederà al conferimento delle onorificenze a ben 74 talenti della cultura mondiale, tra i quali il prof. Haider Hafez, candidato al Nobel per la pace nel 2017 e nel 2018 e nel 2019 candidato al Nobel per la Letteratura; il prof. Cbohou Toudie Roger, vice Presidente dell’Università Popolare delle Nazioni, responsabile delle relazioni internazionali presso l’Università Popolare di Milano, Fondatore del Consiglio Economico Internazionale della nascente Diaspora Africana; Sua Maestà Tchiffi Zie Jean Cervais, Segretario Generale del Forum dei Sovrani e dei leader tradizionali dell’Africa riconosciuto a livello Internazionale come attivista umanitario e portavoce dello Sviluppo Africano; prof. Vladimiro Ariano, rettore della libera Università di Scienze Sociali e del Turismo di Napoli e segretario generale del neonato organismo internazionale rivolto al miglioramento sociale e culturale dei Paesi africani; prof. Giovanni Brandi Cordasco Salmena di San Quirico, giurista e ricercatore storico e sociale del Diritto nella sua continua aderenza alla realtà quotidiana; prof. Adolfo Giuliani, fondatore del movimento pittorico “Esasperatismo” nato a Napoli intorno agli anni 2000; dr. Fabio Andreotti, tenore e musicista famoso a livello mondiale per le sue accattivanti performance; prof. Luca Filippone, presidente dello Spoleto Festival; prof. Marcello Gentile, primario di Urologia professionista molto accreditato; Sua Maestà don Marcello Maria I re e sovrano del Regno dei Santi Pietro e Paolo; Goffredo Palmerini, giornalista di testate internazionali, più volte assessore e vice sindaco della città dell’Aquila”. Arrivederci letinesi ed altri lettori e non ascoltate solo e sempre i soliti tromboni e figli o nipoti di tromboni ideologizzati sul rosso, ma ascoltate tutti per farvi una propria idea anche sulla res pubblica, che è anche, non fuori, degli affetti più parentali e non tribali!”.








