Omaggio a Massimo Troisi a 20 anni dalla scomparsa: il 4 giugno ricorre il ventennio dalla morte del grande attore napoletano. VIDEO.
Troisi morì nel sonno, nella casa della sorella Annamaria e in compagnia del suo più grande amico sin dall’infanzia, Alfredo Cozzolino, a Ostia, per attacco cardiaco, il 4 giugno 1994, 12 ore dopo aver terminato le riprese de Il postino.
Attore, regista, poeta malinconico, morì il 4 giugno 1994 a soli 41 anni, il giorno dopo aver finito le riprese de “Il Postino”, il film che vinse un Oscar. “Più che un ricordo per me Massimo Troisi è una presenza giornaliera. Da 20 anni tutti i giorni c’è sempre qualcuno che mi parla del film il Postino e di lui. Mi emoziono sempre doppiamente quando penso ai giorni delle riprese e questo è un modo per non farlo andare mai via”. Così l’attrice Maria Grazia Cucinotta: “Mi emoziono anche perchè pensando a Massimo sul fatto che la semplicità e la verità sono valori importanti che vanno dritti al cuore e non vanno più via”. A 20 anni dalla scomparsa, Trosi sarà ricordato nella sua città, San Giorgio a Cremano, con con una serie di eventi.
Nacque il 19 febbraio 1953 a San Giorgio a Cremano, cittadina alle porte di Napoli, da Alfredo Troisi, macchinista ferroviario, e da Elena Andinolfi, casalinga. Crebbe in una famiglia molto numerosa; abitò infatti nella stessa casa con i genitori, cinque fratelli, due nonni, gli zii e i loro cinque figli. Troisi si diplomò geometra all’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco. Contemporaneamente scrisse anche alcune poesie in dialetto ispirate a Pasolini, il suo autore preferito. Nel 1972 a Troisi venne diagnosticata un’anomalia cardiaca che lo obbligò, nel 1976, a recarsi negli Stati Uniti per un intervento alla valvola mitralica; alle spese del viaggio contribuì una colletta organizzata, tra gli altri, da un noto quotidiano napoletano. L’operazione venne eseguita a Houston dal professor Michael E. DeBakey ed ebbe buon esito, tanto è vero che Troisi riprese la sua carriera teatrale poco tempo dopo. Troisi non amava parlare della sua malattia, tanto è vero che solo i familiari e gli amici intimi erano a conoscenza dei suoi problemi di salute. Troisi cominciò la sua carriera di attore, dal 1969 nel teatro parrocchiale della Chiesa di Sant’Anna insieme ad alcuni amici d’infanzia (tra cui Lello Arena, Nico Mucci, Valeria Pezza). Successivamente il gruppo affitterà un garage che verrà chiamato Centro Teatro Spazio, dove verranno rappresentati diversi spettacoli in stile pulcinellesco, al quale si aggiunge una commedia scritta dallo stesso Troisi: Si chiama Stellina. Al gruppo si aggiungerà successivamente anche Vincenzo Purcaro (Decaro). Dopo il ritorno di Troisi dagli Usa per l’intervento chirurgico nasce il gruppo de I Saraceni che comprende anche Enzo Decaro e Lello Arena. In seguito il gruppo cambierà nome in La Smorfia, voluto proprio dallo stesso Troisi in quanto “è un riferimento, tipicamente napoletano, a un certo modo di risolvere i propri guai: giocando al Lotto, e sperando in un terno secco… la “smorfia”, infatti, non è altro che l’interpretazione dei sogni e dei vari fatti quotidiani, da tradurre in numeri da giocare a lotto”. Dopo alcuni spettacoli al Teatro Sancarluccio di Napoli, il gruppo ha un rapido successo che gli consente di approdare prima al cabaret romano La Chanson e ad altri spettacoli comici in tutta Italia, poi alla trasmissione radiofonica Cordialmente insieme, e infine in televisione, dove il trio partecipa ad alcuni programmi tra i quali Non stop (1977), La sberla (1978) e Luna Park (1979). L’ultimo spettacolo teatrale del trio è Così è (se vi piace), citazione del Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello. Dopo la Smorfia, Troisi decise di intraprendere la carriera cinematografica. Il produttore Mauro Berardi gli propose un film di Luigi Magni, “‘O Re”, dedicato a re Francesco II di Borbone, che lui però rifiutò in favore di Ricomincio da tre, sempre prodotto da Mauro Berardi, nel quale debuttò come attore, sceneggiatore e regista. Il film permise a Troisi di ottenere tre Nastri d’argento per il miglior regista esordiente, miglior attore esordiente e per il miglior soggetto e due David di Donatello per il miglior film e per il miglior attore. L’anno seguente accettò di dirigere uno speciale televisivo trasmesso da Rai Tre per la serie Che fai, ridi?, dedicato ai nuovi comici italiani di inizio anni ottanta, Morto Troisi, viva Troisi!, con Marco Messeri, Roberto Benigni, Lello Arena e Carlo Verdone. Nel 1982, tornò a recitare al fianco di Lello Arena nel film No grazie, il caffè mi rende nervoso. Di questo film sono da ricordare in particolare i monologhi di Troisi nell’albergo, al commissariato e dal giornalaio. La successiva tappa della carriera è del 1983, con Scusate il ritardo, nel quale il protagonista è timido e impacciato; è incapace di consolare un suo amico in crisi affettiva ma è a sua volta incapace di amare la sua donna. Altro grande successo di pubblico lo ottenne nel 1984 con Non ci resta che piangere, unico film a fianco di Roberto Benigni, ricco di citazioni storiche e rimane comunque nell’immaginario collettivo per le invenzioni e le gag di Troisi e Benigni. Fra le tante gag è da menzionare la scena della scrittura di una lettera a Girolamo Savonarola, chiara citazione dell’analoga scena interpretata da Totò e Peppino De Filippo in Totò, Peppino e… la malafemmina. Nel 1986 Troisi ebbe un piccolo ruolo nel film diretto da Cinzia Torrini, Hotel Colonial, girato in Colombia. Nel 1987 fu attore e regista in Le vie del Signore sono finite, ambientato durante il periodo fascista. Il film vinse il Nastro d’argento alla migliore sceneggiatura. Nel triennio seguente collaborò come attore con Ettore Scola in tre film, i primi due con Marcello Mastroianni: Splendor (1988), in cui è proiezionista di un cinema prossimo alla chiusura; Che ora è? (1989), e Il viaggio di Capitan Fracassa (1990), presentato in anteprima alla 41ª edizione al “Berlin International Film Festival”. L’ultima regia di Troisi, dove è anche sceneggiatore e protagonista, è quella di Pensavo fosse amore… invece era un calesse del 1991, con Francesca Neri e Marco Messeri. All’inizio del 1994 Troisi, recatosi ancora una volta negli Stati Uniti per dei controlli cardiaci, apprese di dover sottoporsi con urgenza a un nuovo intervento chirurgico, ma decise di non rimandare le riprese del suo nuovo film: Il postino (1994), girato a Procida e Salina e diretto da Michael Radford, liberamente tratto dal romanzo Il postino di Neruda di Antonio Skármeta, che tratta dell’amicizia tra un umile portalettere e Pablo Neruda (Philippe Noiret) durante l’esilio del poeta cileno in Italia. Troisi riuscì a terminare le riprese del film con enorme fatica e con il cuore stremato, facendosi sostituire in alcune scene da una controfigura. Troisi morì nel sonno, nella casa della sorella Annamaria e in compagnia del suo più grande amico sin dall’infanzia, Alfredo Cozzolino, a Ostia, per attacco cardiaco, il 4 giugno 1994, 12 ore dopo aver terminato le riprese de Il postino. Due anni dopo la morte di Troisi, Il postino venne candidato a cinque Premi Oscar (tra le quali Massimo Troisi come miglior attore: il quarto di tutti i tempi a ricevere una nomination per l’Oscar postumo), ma delle cinque nomination si concretizzò solo quella per la migliore colonna sonora (scritta da Luis Bacalov e Sergio Endrigo)








