SAN POTITO SANNITICO / MACCHIAGODENA. Parco Nazionale del Matese, continuano le azioni legali.

Non solo i ricorsi al Tar, ma legali depositano anche un esposto alla Procura su perimetrazione e calendario venatorio
Depositato nei giorni scorsi, a cura dell’avv. Virgilio Romano, un dettagliato esposto alla Procura contro la perimetrazione del Parco Nazionale del Matese, denunciando gravi irregolarità che potrebbero configurare diversi profili.
Secondo il legale, l’istituzione del Parco ha creato una situazione di “disperazione” tra agricoltori, allevatori e cacciatori. Nello specifico, l’azione avviata dall’avvocato punterebbe a disporre accertamenti in ordine alla pubblicazione del Calendario venatorio della Regione Molise 2025-2026; al Piano faunistico venatorio aggiornato al 2016 e, sempre secondo il legale, “privo di indicazioni in merito all’instaurato Parco Nazionale del Matese“, ma anche alla stessa perimetrazione del Parco nazionale del Matese che “potrebbe aggravare di più problematiche quali il proliferare della specie cinghiale con gravi conseguenze per l’agricoltura e per la viabilità con incidenti stradali che spesse volte oltre a danni a cose provocano gravi lesioni ai conducenti con esborsi di grosse somme di denaro elargite dalla Regione a scapito della collettività tutta”.
In tale esposto si chiede inoltre di rivedere la stessa perimetrazione del Parco anche perché avrebbe “lasciato inverosimilmente aperta l’Azienda faunistica venatoria il Ginepro di Fornelli che è circondata per tutto il suo perimetro dal Parco nazionale Abruzzo-Molise e il Parco nazionale del Matese divenuta un’oasi felice per chi ha pagato l’accesso con abbattimento di fauna che dai Parchi si immette in riserva”.
L’avvocato chiede infine di avviare verifiche anche sull’istituzione in data 27 giugno 2025 della Riserva naturale “Rio Secco e Piana Palomba”, in Macchiagodena, dopo l’istituzione del Parco nazionale del Matese oltre che di chiudere l’attività venatoria per l’anno 2025-2026 in Regione Molise «per questioni di sicurezza al fine di evitare morti preannunciate a causa dell’elevata densità di cacciatori non rapportata all’estensione dei territori rimasti aperti all’attività venatoria».
L’allarme concreto riguarderebbe la sicurezza pubblica, difatti con la chiusura del lato destro della Statale 17, tutte le squadre di cinghiali dei comuni interessati dovranno convergere sui territori aperti del lato sinistro, creandovi una concentrazione pericolosa di moltissimi cacciatori su un territorio ristrettissimo, molti dei quali non residenti autorizzati. A questi si aggiungono altri cacciatori con cane da ferma, lepraioli, agricoltori e fungaioli, dato che la zona è vocata al tartufo.
Si pone inoltre l’accento sul rischio che il problema possa aggravarsi con la perimetrazione attuale, pur se provvisoria, che sottrae circa 38mila ettari di territorio agro-silvo-pastorale sul versante molisano: tra Cantalupo e Sepino, ad esempio, la media di abbattimento annua è di circa 200 cinghiali a squadra, nemmeno un decimo della popolazione. E senza controllo venatorio, il rischio è di perdere il controllo della situazione. Un argomento più volte attenzionato in questi anni dai cacciatori che spesse volte si sono detti scettici circa la possibilità dell’attivazione di specifici piano di abbattimento selettivi.







