PIEDIMONTE MATESE. Medico veterinario vittima di un atto vigliacco, gli danno fuoco all’auto: la solidarietà di Marcello Di Franco.

“È inaccettabile. Qualche giorno fa un collega veterinario ufficiale è stato vittima di un atto vigliacco: gli hanno dato fuoco all’auto in Sardegna. Per chi, come me, ha subito minacce e atti intimidatori, non è un episodio isolato ma l’ennesima conferma di una deriva di intolleranza e di impunità. Rabbia, sdegno e dolore: non possiamo più restare in silenzio – la denuncia del veterinario Marcello Di Franco.

Un appello al Governo, alle Regioni, alle ASL, alle forze dell’ordine e alla politica: basta tollerare inefficienze e ignoranza normativa. I veterinari pubblici non sono soltanto professionisti sanitari: molti di noi sono pubblici ufficiali e UPG [ufficiali di polizia giudiziaria] per legge. È inaccettabile che direttori o dirigenti si arrogino il diritto di “riconoscere” o meno tale qualifica, quando la legge e il codice di procedura penale la riconoscono automaticamente.

Non vogliamo più colleghi esposti da soli, senza tutele, esposti a ritorsioni economiche e personali. In troppi casi si è dovuto ricorrere ai tribunali perché le amministrazioni ignorano norme e prassi. Questo non è più sostenibile.

Chiedo azioni concrete e immediate:

  • Riconoscimento formale e applicazione univoca dello status di Ufficiale di Polizia Giudiziaria per tutti i veterinari pubblici;
  • Sospensione e segnalazione alle Autorità di dirigenti che non rispettano norme e tutele;
  • Lavoro in équipe obbligatorio per controlli e ispezioni sul territorio (mai più operatori soli);
  • Rotazione casuale e abbinamento di almeno due funzionari per ispezione (ANAC resa vincolante);
  • Piani di gestione del rischio obbligatori e aggiornati;
  • Supporto legale, assistenza economica e copertura assicurativa immediata per le vittime di intimidazioni;
  • Protocolli di allerta rapida e coordinamento stabile con le forze dell’ordine.

Alle istituzioni: smettete di giocare con la sicurezza dei vostri operatori. La legge non è un’opinione: è un obbligo. Alle Procure e ai Carabinieri: verificate e intervenite dove le amministrazioni non rispettano la legge.

Ai colleghi: denunciate sempre, non restate soli. A chi ci governa: ascoltate, intervenite, cambiate. Chi tenta di intimidire il servizio pubblico deve trovare risposte forti e immediate dallo Stato. Non lasciamo che resti un episodio dimenticato. Basta complicità col silenzio – conclude il professionista di Piedimonte Matese.

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  1. Febbraio 01, 15:33 Umberto Riccitelli

    potrebbero anche mettere la loro firma non capisco a cosa serva l’anonimato.

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