PIEDIMONTE MATESE / SESSA AURUNCA. Punto nascite e delibera regionale di chiusura: mercoledì 27 maggio la pronuncia del TAR.

Interessati i punti nascita dei nosocomi di Piedimonte Matese, Sessa Aurunca e Sapri, tutti al di sotto della soglia dei 500 parti l’anno… Limitare le convenzioni con le strutture private, su tutte Villa Fiorita a Capua e Pineta Grande a Castelvolturno
Punti nascita che tornano nel dibattito pubblico, nello specifico quello dell’ospedale San Rocco di Sessa Aurunca, in attesa del 27 maggio in cui il TAR entrerà nel merito della questione, dopo la sospensiva ottenuta dal comune di Sapri che aveva fatto ricorso contro la delibera regionale di chiusura, che ha interessato anche i reparti dei nosocomi di Piedimonte Matese e Sapri, oltre Sessa Aurunca.
Il punto nascita furono chiusi in seguito ad una delibera della regione Campania, necessaria per adeguarsi a una norma nazionale che impone un minimo di 500 parti l’anno per mantenere operativa una struttura ostetrica. Sessa Aurunca, come Piedimonte Matese e Sapri, era ampiamente al di sotto di questa soglia.
Chiusura che andava anche nella direzione di aiutare la Regione Campania a uscire dal piano di rientro sanitario, quel commissariamento che da anni teneva la sanità regionale sotto tutela.
Prima mossa fu quella del Comune di Sapri con il ricorso al TAR, poi le mobilitazioni dapprima a Sessa Aurunca, trascinata con forza dal comitato “San Rocco bene comune“, quindi quelle a Piedimonte Matese, curate dal locale neo costituito comitato.
Da registrare l’ntervento dell’on. sessano Gennaro Oliviero, allora presidente del Consiglio Regionale, che trovò una soluzione creativa: quella di far inserire le tre citate località tra le zone disagiate, categoria che consentiva appunto deroghe al limite indicato dei 500 parti miniko all’anno.
Oggi i numeri raccontano una storia diverda. In sei mesi all’ospedale di Sessa Aurunca si è a malapena raggiunta la soglia dei 50 parti e, proiettando questo dato sull’intero anno, si arriverebbe a circa 100 parti, un numero talmente lontano dalla soglia minima da rendere difficile qualsiasi difesa della riapertura su basi tecniche.
Il TAR a questo punto potrebbe semplicemente prendere atto di questa realtà e confermare la chiusura, quindi possobile a questo punto l’intervento della commissione sanità presieduta dalla consigliera regionale Loredana Raia, ex vicepresidente di Oliviero fino allo scorso novembre (rinnovo del Consiglio regionale, appunto).
Tutto questo nel mentre l’on. Oliviero (nel frattempo rieletto in Regione) continua a chiedere la revoca della delibera di chiusura, appellandosi al “bene della comunità, il diritto alla salute, la vicinanza ai cittadini“. Insomma, ci si muove prima che il TAR pronunci la sua sentenza, che quasi certamente sara’ di conferma della chiusura.
Eppure la soluzione potrebbe essere quella paventata da molti, ovverosia quella di limitare le convenzioni con le strutture private, su tutte Villa Fiorita a Capua e Pineta Grande a Castelvolturno, che ogni anno drenano pazienti e risorse dal sistema pubblico.
Potenziare i reparti di ginecologia degli ospedali pubblici, fermando l’emorragia silenziosa di specialisti che migrano verso il privato attratti da condizioni economiche incomparabili. Se la domanda tornasse negli ospedali pubblici, i numeri dei parti salirebbero, e la soglia dei 500 sarebbe alla portata.







