VALLE AGRICOLA. Dopo oltre 60 anni chiude la scuola media, “L’ultima campanella di una scuola che si poteva salvare”: il monito di Beniamino Rega.

“lo spopolamento non è un fulmine a ciel sereno. Il calo delle nascite e delle iscrizioni non è arrivato di soppiatto… Eppure, gli strumenti per provarci c’erano Invece il ruolo di capofila è stato “svenduto” al Comune di Piedimonte Matese.

Valle Agricola, 1963–2025. L’ultima campanella di una scuola che si poteva salvare – tuona Bemiamino Rega. Nell’anno scolastico 1963/64, in attuazione dell’art. 34 della Costituzione, entrava in vigore in Italia la scuola media unica obbligatoria (Legge 1859/1962). Un atto di civiltà che portava l’istruzione obbligatoria, gratuita e uguale per tutti anche nei borghi più piccoli e più lontani. In quegli anni anche Valle Agricola ebbe la sua scuola media inferiore. Da allora, per oltre sessant’anni, quella scuola è stata molto più di un edificio. È stata un presidio, un punto fisso, la prova quotidiana che anche un piccolo comune dell’entroterra casertano aveva diritto di esistere e di avere un futuro – tuona l’amministratore comunale e dirigente provinciale di AVS Caserta.

Da questo settembre, per la prima volta dal 1963, i ragazzi di Valle Agricola non varcheranno più quella soglia. Saliranno ogni mattina su un pulmino e andranno a studiare nei plessi di altri comuni, perché la scuola del loro paese è stata chiusa. La motivazione ufficiale è l’esiguo numero di iscritti. Vale la pena raccontare questa vicenda per ciò che è davvero. Non una fatalità, ma una sconfitta annunciata ed evitabile.

Perché lo spopolamento non è un fulmine a ciel sereno. Il calo delle nascite e delle iscrizioni non è arrivato di soppiatto, in una notte. I numeri erano sul tavolo da anni, leggibili da chiunque volesse leggerli. Era cosa risaputa da tempo. E, pur sapendo, non si è fatto nulla. Questo è il punto da cui non si può scappare.

Eppure, gli strumenti per provarci c’erano, ed erano a portata di mano. Valle Agricola è nella Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) “Alto Matese”, il programma che coinvolge diciassette comuni del versante montano e pedemontano del Matese casertano. La SNAI non è un fondo qualsiasi. Nasce esattamente per contrastare la marginalità dei servizi essenziali nelle aree più fragili, e quei servizi essenziali sono tre — scuola, sanità, trasporti. La scuola, prima di tutto. E Valle Agricola, in questa partita, non era una comparsa. Infatti, fino ai primi mesi del 2024 è stata comune coordinatore/capofila della strategia d’area. Aveva il ruolo, e con il ruolo la possibilità concreta di orientare risorse, di scrivere progetti, di sedersi ai tavoli che contano e dire la sua.

Con quelle risorse e con quel ruolo si poteva costruire qualcosa. Si poteva progettare una sperimentazione didattica, da concertare con l‘Ufficio Scolastico Regionale. Si potevano immaginare ed implementare modelli organizzativi innovativi e alternativi, pluriclassi accompagnate e sostenute, poli e plessi scolastici montani da tenere in vita anche con un solo alunno. In altre parole, forme flessibili pensate su misura per i piccoli numeri della montagna. Strumenti che sarebbero serviti a tenere in vita un presidio vitale invece di certificarne la morte per sottrazione. Non è fantascienza, non è un sogno; è precisamente ciò che la SNAI avrebbe dovuto finanziare, e il tempo e le condizioni per tentarlo c’erano tutti.

E invece? Invece il ruolo di capofila è stato “svenduto” al Comune di Piedimonte Matese. I comuni marginali — i veri, autentici destinatari delle risorse delle aree interne — sono stati resi subalterni, al contempo il centro pedemontano più grande concentra su di sé servizi, funzioni e attenzioni. Le “bulimiche” voglie del comune più forte del comprensorio hanno prevalso sul diritto a “non morire” dei più piccoli e dei più lontani. Chi doveva difendere la periferia ha preferito assecondare il centro. Chi aveva in mano gli strumenti per combattere ha scelto di deporli.

Qui la vicenda smette di essere una semplice questione amministrativa e diventa una questione costituzionale. L‘articolo 44 della Costituzione è netto: “la legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”. Non è un auspicio gentile, è un vincolo per chi governa. E lo ha ribadito, da ultimo e con forza, il Consiglio di Stato con la sentenza n. 2202 del 2025, con cui i giudici di Palazzo Spada hanno respinto l’appello di Ministero, Regione e Ufficio scolastico contro l’annullamento della soppressione di una scuola montana. Attenzione a leggerla bene, i giudici non hanno detto che una scuola di montagna non si possa mai toccare. Hanno detto una cosa più impegnativa. Hanno chiarito che proprio perché si tratta di un comune montano — condizione che la stessa normativa di settore considera in modo speciale — sopprimerne l’autonomia esige un’istruttoria accurata, una motivazione adeguata, “una più approfondita valutazione”.

Non si può lasciar cadere un presidio montano per inerzia e per freddi numeri astratti. La logica della “razionalizzazione” applicata alla montagna senza la cura che la Costituzione impone è esattamente ciò che quella sentenza condanna.

Ecco perché la chiusura di Valle Agricola pesa come una pietra. Non perché fosse impossibile evitarla, ma per la ragione opposta. Perché era possibile evitarla, e non è stata evitata. Chi amministra ha scelto di non combattere. Non ha progettato, non ha concertato con l’Ufficio scolastico regionale una via d’uscita, non ha usato le risorse né il ruolo che pure aveva tra le mani. Ignavia e ignoranza ne sono la causa. Ignavia nel non agire, nel rinviare, nel voltarsi dall’altra parte; ignoranza degli strumenti disponibili, del vincolo costituzionale, del valore reale della posta in gioco.

Perché una scuola, in un piccolo comune dell’entroterra, non è una voce di spesa da tagliare per far quadrare un bilancio. È un presidio di civiltà. È coesione sociale, è continuità didattica per dei bambini a cui si chiede già troppo, è un argine allo spopolamento, all’abbandono, al lento depauperamento di un patrimonio umano, storico e culturale su cui affondano le radici stesse delle nostre piccole comunità. La sua perdita non è mai un fatto isolato. È la prima tessera che cade, e che trascina le altre. Dietro una scuola che chiude c’è sempre un paese che non ha futuro, un paese che muore.

Il problema delle aree interne, del loro progressivo abbandono, chiama la politica alla sua accezione più alta e più nobile — quella che dovrebbe occuparsi di questi territori con somma urgenza, senza manovre dilatorie e senza il piccolo cabotaggio di chi guarda solo alla prossima convenienza.

A Valle Agricola, questa volta, la politica ha abdicato. E ai ragazzi che dalla settimana prossima partiranno ogni mattina verso una scuola sempre più lontana dobbiamo almeno una cosa: la verità. Si poteva fare diversamente. E chi doveva, non ha voluto – conclude l’amministratore comunale e dirigente provinciale di AVS Caserta.

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