PIANA DI MONTE VERNA / ALIFE. La memoria di Piana “in prestito” altrove: ecco dove sono conservati i reperti storico archeologici dell’antica Caiatia.

tratto da “La Voce Pianese”: perché non riportare tutto a casa e aprire un museo a Piana di Monte Verna?

Il patrimonio archeologico di Piana di Monte Verna vive oggi in una condizione paradossale: esiste, è ricco, racconta storie millenarie che vanno dal periodo sannitico a quello romano fino al Medioevo, ma la sua voce è sparsa al di fuori dei nostri confini.

Chiunque volesse oggi ripercorrere con i propri occhi le testimonianze materiali della nostra terra si troverebbe di fronte a una mappa frammentata. Troverebbe le ceramiche acrome e invetriate del sito monastico di Villa Santa Croce conservate nelle vetrine del Museo Archeologico dell’Antica Allifae ad Alife; vedrebbe le epigrafi romane, la statuaria e i corredi funerari del nostro agro nelle sale del Museo Provinciale Campano di Capua; incoccerebbe nei registri del Museo Archeologico Nazionale di Napoli o nei depositi di tutela della Soprintendenza a Caserta e dell‘Università Vanvitelli.

Dalle iscrizioni che documentano la vita dell’antica Caiatia e dell’agro capuano fino alle testimonianze fittili quotidiane del nostro entroterra collinare, la memoria di Piana si trova spesso “in prestito” altrove. Nasce da qui una domanda spontanea e ricorrente tra i cittadini: perché non riportare tutto a casa e aprire un museo a Piana di Monte Verna?

La risposta richiede una distinzione chiara tra il desiderio e la norma. Il Codice dei Beni Culturali stabilisce che i reperti archeologici appartengono al Demanio dello Stato: non è dunque possibile “espropriare” o pretendere la restituzione d’ufficio di opere già catalogate nei musei statali o provinciali. Tuttavia, la legge traccia una strada precisa per le comunità che intendano valorizzare le proprie radici: la richiesta di deposito a lungo termine e la creazione di un Antiquarium Civico.

Immaginare un luogo della memoria a Piana non è un’utopia, ma un progetto che richiede una visione strategica. La sede storica dell’ex Municipio, nei pressi della Fontana del Frumale, rappresenta un candidato naturale per la sua centralità e il suo valore identitario. Ma la sfida non risiede solo nelle mura: trasformare uno spazio storico in un Antiquarium a norma significa adeguarlo ai rigidi Livelli Uniformi di Qualità imposti dal Ministero della Cultura — dall’abbattimento delle barriere architettoniche ai sistemi antifurto blindati, fino al controllo microclimatico per la tutela dei reperti fittili.

Laddove la gestione di un museo tradizionale possa risultare complessa per le risorse di un singolo ente, la tecnologia e la pianificazione culturale offrono oggi soluzioni concrete e moderne.

Un Antiquarium Digitale, ad esempio, permetterebbe di superare ogni barriera fisica tramite l’uso della fotogrammetria ad alta risoluzione e della scansione 3D. Attraverso tavoli interattivi, proiezioni olografiche e percorsi in Realtà Aumentata, la comunità potresti fruire di “gemelli digitali” perfettamente fedeli dei reperti di Villa Santa Croce e dell‘agro pianese, manipolandoli virtualmente senza i costi imponenti di una custodia blindata. Al contempo, la creazione di un parco archeologico diffuso direttamente sul territorio trasformerebbe le nostre campagne, le ville rustiche e i ruderi termali in un museo all’aperto integrato nel paesaggio.

La memoria di un paese non si misura soltanto dalla quantità di teche che riesce ad allestire, ma dalla capacità di coordinare istituzioni, ricerca e nuove tecnologie per rendere quel passato accessibile a tutti. Rannodare i fili dispersi della storia di Piana di Monte Verna è una sfida aperta: una sfida che richiede competenza, collaborazione con la Soprintendenza e la volontà politica e culturale di dare finalmente una casa — reale o digitale — al nostro racconto comune.

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