PONTELATONE. Cittadina con pochi giovani, pochi studenti e quasi senza futuro: il conto della politica arriva nel 2027.

“Un paese che perde giovani perde prospettive”… popolazione scolastica sempre più ridotta, il risultato è inevitabile: meno giovani, meno movimento, meno economia e meno socialità.
di Mimmo Iodice
Tra pochi giorni riapriranno le scuole e Pontelatone tornerà, almeno in parte, a riappropriarsi del movimento quotidiano che accompagna l’inizio dell’anno scolastico. Ma sarà un ritorno più debole, perché il paese dovrà fare i conti con un numero sempre più ridotto di studenti e con l’assenza dei ragazzi dell’Istituto Agrario, la cui presenza negli anni scorsi aveva contribuito a mantenere vivo il centro abitato durante gran parte della giornata. Non è un dettaglio e non può essere trattato come una semplice questione organizzativa. In un piccolo comune, ogni presenza conta. Ogni studente rappresenta movimento, relazioni, consumi, famiglie, trasporti e soprattutto una presenza giovane che impedisce alle strade di trasformarsi in corridoi vuoti.
Con l’arrivo della stagione fredda la situazione sarà ancora più evidente. L’estate riesce ancora a mascherare molte delle fragilità dei piccoli centri: giornate più lunghe, eventi, maggiore presenza nelle piazze, persone che escono e una maggiore circolazione. L’autunno e l’inverno, invece, presentano il conto. Le giornate si accorciano, le attività commerciali rallentano, le piazze si svuotano e il paese torna a mostrare la propria dimensione reale. Se a questo si aggiunge una popolazione scolastica sempre più ridotta, il risultato è inevitabile: meno giovani, meno movimento, meno economia e meno socialità. Ma l’inverno non è la causa. È soltanto lo specchio.
Il problema vero è il progressivo impoverimento demografico e sociale di Pontelatone. È un fenomeno che riguarda molti piccoli comuni italiani, ma proprio per questo non può essere utilizzato come una comoda giustificazione. La demografia spiega il problema, non solleva la politica dalla responsabilità di affrontarlo. Un paese che perde bambini oggi perde studenti domani, famiglie dopodomani e, alla fine, servizi e attività. È una catena che, una volta avviata, diventa sempre più difficile da interrompere.
La vicenda dell’Istituto Agrario dovrebbe essere letta esattamente in questa prospettiva. Per anni la presenza degli studenti ha garantito a Pontelatone un ruolo che andava oltre i confini comunali. Ragazzi provenienti dai centri vicini, docenti, personale e famiglie hanno contribuito alla vita quotidiana del paese. La loro presenza significava autobus, negozi, bar, strade frequentate, incontri e relazioni. Oggi quella componente viene meno e il paese rischia di perdere una parte della propria funzione territoriale.
Non è quindi sufficiente prendere atto della situazione. Un’amministrazione seria dovrebbe chiedersi come compensare una perdita di questo tipo e, soprattutto, come trasformare la scuola in uno strumento di rilancio. Qui emerge il vero limite della politica locale: troppo spesso ci si concentra sulla gestione dell’ordinario mentre il territorio cambia sotto i nostri occhi.
Amministrare significa certamente occuparsi delle strade, dei servizi, degli edifici e delle emergenze. Governare significa però avere una visione di ciò che il paese dovrà essere tra dieci anni. E Pontelatone, oggi, ha bisogno esattamente di questo: di un progetto che non si limiti a conservare l’esistente, ma che provi a creare nuove ragioni per vivere, studiare, lavorare e investire nel territorio.
Il punto di partenza potrebbe essere proprio ciò che Pontelatone possiede e che non può essere replicato altrove: il territorio agricolo, le produzioni, la viticoltura, l’enologia, il paesaggio e una tradizione rurale che può diventare un elemento moderno di sviluppo. La presenza dell’Agrario avrebbe potuto rappresentare un tassello fondamentale di una strategia capace di collegare scuola, aziende agricole, formazione, innovazione e occupazione. Un ragazzo dovrebbe poter studiare in un territorio agricolo e trovare proprio lì occasioni concrete per costruire il proprio futuro.
Questo richiede però una politica capace di mettere insieme soggetti diversi, intercettare risorse, costruire accordi e programmare. Non bastano eventi occasionali, iniziative estemporanee o dichiarazioni sulla valorizzazione del territorio. Il territorio si valorizza quando produce lavoro, quando trattiene i giovani e quando riesce ad attirare nuove famiglie.
Il commercio locale è parte dello stesso problema. Un paese che perde residenti perde clienti. Un paese che perde studenti perde movimento. Un paese che perde giovani perde prospettive. Quando un’attività chiude non scompare soltanto una saracinesca: scompare un servizio, un luogo di incontro, un pezzo di economia e un altro elemento della vita comunitaria.
Per questo il destino delle attività commerciali non può essere separato dal destino demografico del paese. E il destino demografico non può essere separato dalle scelte politiche.
Non è sufficiente dire che i giovani vanno via perché altrove trovano più opportunità. È necessario costruire le condizioni perché Pontelatone possa offrirne almeno alcune. Non è sufficiente lamentare che le famiglie diminuiscono. Bisogna rendere il paese più attrattivo per chi vuole viverci. Non è sufficiente registrare che le scuole hanno meno studenti. Bisogna fare della scuola una leva per attrarre nuove presenze. Questa è la differenza tra una politica che subisce e una politica che reagisce.
Ed è qui che si arriva inevitabilmente al 2027.
Le prossime elezioni comunali non potranno essere una semplice competizione tra liste, candidati e gruppi. Pontelatone arriverà a quell’appuntamento con questioni strutturali che non potranno più essere nascoste dietro la normale amministrazione. Il paese avrà bisogno di sapere quale idea di futuro verrà proposta.
Nel 2027 non sarà sufficiente chiedere un voto sulla base della continuità, dell’appartenenza o delle relazioni personali. Chi vorrà governare dovrà presentare un progetto credibile per i prossimi dieci anni. Dovrà dire come intende affrontare lo spopolamento, come vuole riportare i giovani al centro della comunità, quale ruolo attribuisce alla scuola e all’Agrario, come intende sostenere il commercio, come vuole valorizzare l’agricoltura e quali opportunità vuole creare per le famiglie.
Dovrà soprattutto spiegare come intende passare dalla semplice gestione dell’esistente alla costruzione di una nuova prospettiva.
Il 2027, in questo senso, dovrà essere una vera resa dei conti politica. Non una resa dei conti personale, ma una verifica sulle capacità di chi ha amministrato e sulle proposte di chi vorrà amministrare. Perché continuare a raccontare ciò che è stato fatto senza spiegare come si intende affrontare ciò che non funziona non può più bastare.
La politica non può essere soltanto il racconto delle cose realizzate. Deve essere anche la capacità di riconoscere ciò che non ha funzionato e di cambiare strada.
Pontelatone non può permettersi una campagna elettorale costruita soltanto su slogan, promesse e contrapposizioni personali. Nel 2027 servirà una discussione vera sul destino del paese. Servirà capire se esiste ancora la volontà di investire sui giovani, sulle famiglie, sulla scuola, sul commercio e sul futuro economico e sociale della comunità. Servirà, soprattutto, avere il coraggio di mettere sul tavolo problemi reali e soluzioni concrete, senza nascondersi dietro le difficoltà generali o dietro la comoda giustificazione che “nei piccoli comuni è così”. Perché Pontelatone non ha bisogno di una politica che amministri semplicemente ciò che resta, ma di una politica capace di creare le condizioni perché qualcosa possa finalmente tornare a crescere.







