Paolo Romano. Rinuncia alle Europee e si dimette dalla Regione, ma il Ministro dell’Interno Angelino Alfano lo difende: “Mi auguro possa dimostrare la propria innocenza, siamo garantisti”.
La replica della Procura di Santa Maria Capua Vetere: “Respingono fermamente qualsiasi insinuazione sulla scelta intenzionale dei tempi di esecuzione della misura e si limitano a richiamare le dichiarazioni rese sul punto dal vice presidente del Csm secondo il quale la frequenza delle elezioni in Italia è tale che ‘se le iniziative della Magistratura dovessero tenere conto delle ricorrenze elettorali, non vedrebbero mai la luce”.
Paolo Romano, da ieri agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sulla sanità a Caserta, si dimette da presidente del Consiglio regionale e rinuncia alla candidatura alle elezioni Europee. Lo annuncia il suo difensore, Nicola Garofalo. “Abbiamo una certezza: che le persone oneste prevarranno sulle persone disoneste, che lo Stato è più forte di chi delinque e che chi ha sbagliato deve pagare”. Così Angelino Alfano interviene in merito all’arresto dell’esponente di Ncd Paolo Romano in Campania. Oggi il leader del Nuovo Centrodestra pungola i giudici sammaritani titolari dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il presidente della Regione Campania Romano. “Perché dovrebbe crearmi un problema? Non ne risentiremo, abbiamo un grande vantaggio e una grande forza. La domanda della procura è del 3 febbraio – ribadisce però Alfano – hanno deciso di dire sì a quattro giorni dalle Europee. Mi auguro – prosegue – possa dimostrare propria innocenza, siamo garantisti”. Una frase che provoca una replica immediata da parte del procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Corrado Lembro, ed il presidente dell’ufficio gip del Tribunale, Gabriella Casella, che in una nota congiunta “respingono fermamente qualsiasi insinuazione sulla scelta intenzionale dei tempi di esecuzione della misura e si limitano a richiamare le dichiarazioni rese sul punto dal vice presidente del Csm secondo il quale la frequenza delle elezioni in Italia è tale che ‘se le iniziative della Magistratura dovessero tenere conto delle ricorrenze elettorali, non vedrebbero mai la luce”. Lembo e Casella precisano che “i tempi di valutazione della richiesta di misure cautelari (circa tre mesi) sono risultati del tutto congrui e fisiologici rispetto agli ordinari tempi di evasione delle richieste cautelari, alla complessità dei fatti oggetto delle accuse contestate ed alla mole davvero notevole della documentazione acquisita e del materiale probatorio raccolto”. Infine “sottolineano che la misura cautelare in questione è stata disposta con assoluta tempestività, tenuto conto della complessità della vicenda, dei carichi di lavoro della Procura e dell’ufficio gip, sottodimensionati, quanto agli organici dei magistrati e del personale di cancelleria rispetto al numero dei procedimenti, anche di maggiore complessità e rilevanza sociale, che richiedono tutti, nelle varie fasi processuali, una sollecita definizione”.







