Donne assassine. Uccise brutalmente il marito Giuseppe Pedrazzini: condannata a 3 anni e mezzo la moglie.

Giuseppe Pedrazzini trovato morto dentro il pozzo della sua casa, era deceduto due mesi prima: condannata la moglie responsabile di maltrattamenti aggravati
È stata emessa la sentenza di primo grado per la tragica fine di Giuseppe Pedrazzini, 77enne trovato morto l’11 maggio 2022 dentro il pozzo della sua casa di Cerrè Marabino (Toano) e deceduto due mesi prima. Per la vedova Marta Ghilardini sono stati decisi 3 anni e mezzo di condanna per tutti i reati per i quali era stata accusata, a parte uno – la soppressione di cadavere – per il quale è stata assolta.
Il verdetto è stato emesso dalla Corte d’Assise… L’imputata 67enne è stata chiamata a rispondere degli stessi reati che hanno visto la recente condanna in Cassazione della figlia Silvia Pedrazzini e del genero Riccardo Guida a 12 anni e 4 mesi con rito abbreviato.
Alla donna sono state concesse le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate; in più è caduta l’aggravante relativa a una singola contestazione. Per la vedova Ghilardini i pm avevano chiesto 12 anni per cinque accuse.
Le contestazioni
La donna è stata riconosciuta dalla Corte d’Assise responsabile di maltrattamenti aggravati dall’aver causato la morte dell’anziano e inflitti davanti al nipote minorenne per quasi tre mesi… Poi sequestro di persona, per averlo costretto a stare in casa e avergli impedito di comunicare con parenti e amici. Nonché omissione di soccorso. E di truffa all’Inps, per aver continuato a percepire la pensione dello scomparso.
Oggi Ghilardini è stata assolta dall’accusa di soppressione del cadavere, che fu ritrovato dai carabinieri dopo che i parenti diedero l’allarme, non riuscendo più a parlare con Pedrazzini. Anche i pm avevano ritenuto concedibili le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti per incensuratezza, età, scarse risorse intellettuali e, dopo aver inquinato le prove, anche aver contribuito all’accertamento dei fatti… “La coppia aveva uno scopo economico”, avevano sostenuto i pm durante la requisitoria, cioè voler intascare i soldi della pensione della vittima e quelli di altri beni, “mentre Ghilardini aderì al loro proposito”. Ecco il movente indicato dai pm: “Marta voleva stare sola. Per lei Giuseppe non era più neppure un marito, non c’era affetto coniugale”.
Le parti civili
L’avvocato aveva chiesto un risarcimento di 215mila euro. La Corte ha riconosciuto una provvisionale di 50mila euro… i familiari. “Siamo un po’ delusi – hanno commentato le sorelle. È troppo poco per quello che ha fatto. La giustizia ha deciso questo e ci dobbiamo accontentare. Secondo noi doveva andare in carcere e restarci”. Il fratello Claudio: “Per me è più colpevole degli altri: sapeva tutto e non ha detto niente”.
La difesa
L’imputata aveva respinto in tribunale le contestazioni durante l’esame delle parti, quand’aveva addossato la responsabilità delle accuse contestate a figlia e genero. Aveva spiegato di aver taciuto a lungo e di aver tenuto certe condotte “per paura di Riccardo Guida, che era molto autoritario. Nel marzo 2022 mi disse che quando io avevo preso la pensione di me poi non sapevano più di cosa farsene. Non avevo parenti o amici, non sapevo cosa potesse succedermi”.







