Donne assassine. Uccise il figlio di soli 2 anni per non riconsegnarlo al padre: nessuna giustizia gli restituirà il piccolo Alex.

“una violenza inaudita, una serie di coltellate portate in rapida successione, alcune delle quali talmente violente da trapassare letteralmente da parte a parte il corpo del bimbo, prima che la lama del coltello da bistecca si rompesse urtando contro il terreno…

Depositate le motivazioni della condanna per Katalina Bradacs, la donna che nel 2021 uccise il figlio di soli 2 anni per non riconsegnarlo al padre al quale lo aveva sottratto in Ungheria.

Scrive la Corte d’Assise di Perugia: “le modalità del delitto si caratterizzarono per una violenza inaudita, una serie di coltellate portate in rapida successione, alcune delle quali talmente violente da trapassare letteralmente da parte a parte il corpo del bimbo, prima che la lama del coltello da bistecca si rompesse urtando contro il terreno incolto del luogo del delitto”.

Chiara oltre ogni ragionevole dubbio la premeditazione, per la Procura la donna sapeva quel che faceva quando sottrasse il figlio al padre in Ungheria e rimase lucida sia prima del delitto, individuando il “luogo ideale”, sia dopo, quando ideò il depistaggio accusando uno sconosciuto.

Perugia, 13 settembre 2023 – Sono state depositate dalla Corte d’Assise di Perugia le motivazioni della sentenza che lo scorso maggio ha portato alla condanna per l’omicidio del piccolo Alex, due anni appena, ucciso a Po’ Bandino dalla madre Erzsebet Katalina Bradacs. Sentenza che ha portato i giudici a fissare in 20 anni di reclusione la pena per la donna che l’1 ottobre 2021 a Po’ Bandino, frazione di Città della Pieve, in provincia di Perugia, ha ucciso a coltellate il figlio prima di dare l’allarme sostenendo che uno sconosciuto lo aveva aggredito approfittando di un suo momento di distrazione.

Al termine della pena la Bradacs, difesa dagli avvocati Luca Maori ed Enrico Renzoni, dovrà trascorrere anche tre anni in una casa di cura. La Corte d’assise di Perugia ha riconosciuto alla donna un parziale vizio di mente, prevalente sull’aggravante della premeditazione. La Procura della Repubblica, rappresentata in aula dalla pm Manuela Comodi, aveva chiesto 30 anni.

Scrive la corte che le modalità del delitto si caratterizzarono per “una violenza inaudita, una serie di coltellate portate in rapida successione, alcune delle quali talmente violente da trapassare letteralmente da parte a parte il corpo del bimbo, prima che la lama del coltello da bistecca prelevato dall’abitazione di un suo amico si rompesse urtando contro il terreno incolto del luogo del delitto”.

Per l’accusa, l’ex ballerina sapeva quel che faceva quando sottrasse il figlio al padre in Ungheria, temendo di perderne l’affidamento, e rimase lucida sia prima del delitto, individuando il “luogo ideale”, sia dopo, quando puntò il dito contro uno sconosciuto.

Perfino durante l’esecuzione – secondo quanto scrivono nelle motivazioni della condanna i giudici della Corte d’Assise di Perugia – non sferrò alla cieca i sette fendenti, uno al collo, gli spezzò una vertebra, due al cuore lo uccisero. “La premeditazione è ampiamente dimostrata – aveva insistito il sostituto procuratore Comodi: si è tinta e tagliata i capelli. Perché cambiare le sue sembianze? In Italia chi la conosce? In criminologia chi cambia sembianze è perché sta per commettere un reato. E anche i tramiti delle coltellate che non si incrociano dimostrano la volontarietà e la lucidità”. Ma purtroppo nessuna giustizia restituirà il piccolo Alex al padre che lo ha perso per sempre e che arrivando dall’Ungheria ha seguito tutte le fasi del processo.

Alex ucciso dalla mamma – (msn.com)

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