Donne e false accuse. Accuse inventate dalla ex: assolto dopo 284 giorni di domiciliari. Lo Stato lo risarcisce con 33mila euro.

A distanza di sei anni l’uomo ha ottenuto un risarcimento dal ministero dell’Economia. L’avvocato difensore: “Non è un premio, ma un atto di civiltà giuridica

di Mauro Cifelli

La riparazione per ingiusta detenzione non è un premio ma un atto di civiltà giuridica. Abbiamo finalmente restituito al mio assistito l’onore che gli era stato tolto“. Così l’avvocato del Foro di Roma Carol Richichi commenta l’ordinanza con la quale la Corte d’Appello ha condannato il Ministero dell’Economia a risarcire il suo assistito – un uomo romano residente nella zona della Laurentina – con oltre 33mila euro per “ingiusta detenzione”.

Accusato dall’allora compagna di maltrattamenti gravissimi – anche sui figli minori – la sentenza della Sezione Quarta Penale ha smontato punto per punto un’accusa pesantissima di maltrattamenti basata su “dichiarazioni calunniose ed elementi suggestivi”. Dopo una richiesta (presentata il 26 settembre 2025) di 50mila euro a “titolo di indennizzo per l’ingiusta detenzione agli arresti domiciliari subita”, l’uomo è stato risarcito con “la somma aritmetica calcolata moltiplicando € 117,91 per i giorni patiti, per un totale pari a € 33.486,44 (trentatremila quattrocentottantasei/44)”.

Ingiusta detenzione

A seguire il caso di “ingiusta detenzione” l’avvocato penalista specializzato in criminologia Carol Richichi, che ha dimostrato quanto le accuse di maltrattamenti nei confronti del suo assistito fossero ingiuste. Un risarcimento arrivato dopo che l’uomo era stato condannato dal gip del tribunale di Roma e sottoposto agli arresti domiciliari nel suo appartamento di Roma sud per ben 284 giorni (dal 12 maggio 2020 al 19 febbraio 2021).

Le accuse

Come spiega l’avvocato Richichi, oltre ad aver inventato tutto, l’allora compagna dell’uomo, madre di due figli all’epoca dei fatti minorenni, e mamma di un’altra figlia avuta con l’uomo che aveva poi accusato di maltrattamenti, ha convinto i figli – ascoltati in sede protetta – a rendere dichiarazioni poi smontate nel corso del procedimento processuale. “Un caso di malagiustizia risolto positivamente – spiega il legale del Foro Romano – che merita di diventare di interesse pubblico visto l’interesse per il tema”.

In particolare l’uomo venne ritenuto colpevole in quanto: “Maltrattava la compagna e i figli della donna (avuti da precedenti relazioni) infierendo nei loro confronti con continui atti di violenza psicologica e fisica, alimentando, così, in loro un continuo stato di pressione psicologica e di prostrazione morale, che li faceva vivere in condizioni disagiate e pericolose”.

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