Donne e femminicidi. Femminicidio, il flop del nuovo reato: non si risce ad applicare.

Quando la politica risponde alla violenza di genere con la propaganda e il populismo penale, il risultato è esattamente questo: leggi manifesto, difficili da applicare e inefficaci nella tutela reale delle donne.
Un articolo de Il Fatto Quotidiano scatta una fotografia impietosa del nuovo reato di femminicidio (art. 577-bis c.p.): su 35 femminicidi censiti nel 2026, la nuova fattispecie è stata contestata dai PM appena 6 volte.
Perché la norma sta fallendo? La legge richiede di dimostrare requisiti fortemente soggettivi e psicologici (come l’intento di “dominio, controllo o prevaricazione”) che sul piano processuale e probatorio risultano quasi impossibili da documentare con riscontri oggettivi.
Invece di rafforzare l’azione giudiziaria, si è creata un’arma spuntata che complica il lavoro di magistrati e inquirenti. Aggravare le pene sulla carta serve a conquistare i titoli dei giornali, ma non salvaguarda le vite se non si forniscono strumenti operativi e chiari alle procure.
Di cosa c’è davvero bisogno? La sicurezza e la tutela delle donne non si costruiscono con la severità di facciata o con l’illusione che il diritto penale possa risolvere da solo un problema strutturale. Per fermare la violenza servono: Prevenzione culturale ed educazione costante a partire dalle scuole e dalle comunità locali. Formazione specifica e continua per operatori, forze dell’ordine e magistratura, basata su norme chiare, applicabili e tempestive. Finché la risposta delle istituzioni continuerà a essere unicamente penale e propagandistica, arriveremo sempre troppo tardi.







