PIETRAVAIRANO. Centro raccolta rifiuti in paese, “Alla prova dei fatti: quando la toppa è peggio del buco”: l’accusa del consigliere Mario Rotondo.

lo si sarebbe dovuto fare dopo il disastro dello scorso settembre a Teano. Contrariamente a quanto affermato dall’amministrazione, vi è “l’obbligatorietà della conferenza dei servizi. Molti cittadini sono allarmati: noi siamo contrari all’impianto, l’amministrazione è invece favorevole“.

“Ci risiamo. In risposta alle mie accuse su video sulla questione dell’impianto di trattamento dei rifiuti, l’amministrazione, nel tentativo maldestro e tardivo di mettere una toppa, come al solito si è prodotta nella consueta sequenza di attacchi personali e provocazioni alle quali, però, io non risponderò – annuncia il consigliere comunale Mario Rotondo.

“Stiamo ai fatti che credo siano più importanti. La domanda è semplice: perchè si è atteso che sollevassi io il caso per comunicare alla cittadinanza quanto stava accadendo? Non sarebbe stato più corretto che noi tutti fossimo stati messi al corrente dei fatti appena l‘amministrazione prese atto dell’impegno preso dalla precedente consiliatura su una questione così importante?” “

Si sarebbe potuto farlo subito – aggiunge il consigliere comunale. E se allora non vi fu la sensibilità politica per comprendere la portata di una questione che aveva a che fare con la salvaguardia di un’intera comunità, lo si sarebbe potuto fare e dovuto fare dopo il disastro dello scorso settembre a Teano“.

“Nulla di tutto ciò è avvenuto. Se non avessi fatto ricerche e scoperto io il caso, i cittadini di Pietravairano si sarebbero trovati un impianto costruito e in funzione senza che avessero avuto alcuna possibilità di dibattito e confronto”. Poi aggiunge, “in merito ai miei dubbi circa le anomalie gravi presenti nella procedura che ha condotto al rilascio del permesso a costruire da parte del Comune l’amministrazione scrive che io devo studiare e che tutto è stato fatto seguendo le norme vigenti”.

Nel permesso a costruire, aggiunge lo stesso Rotondo, “c’è scritto chiaramente che la società intende avviare attività di gestione di alcune tipologie di rifiuti non pericolosi in procedura ordinaria, ai sensi dell’articolo 208 del D.Lgs. 152/2006, norma che al comma 1 citerebbe rifiuti anche pericolosi, i cui soggetti devono presentare apposita domanda alla regione competente per territorio“. Dunque, sostiene Rotondo, rifiuti “anche pericolosi, il che significa che la legge fa riferimento a tutti i tipi di rifiuti, pericolosi e non. La stessa legge, al comma 3, recita che entro 30 giorni dal ricevimento della domanda la regione individua il responsabile del procedimento e convoca apposita conferenza dei servizi“.

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